A proposito della rivista «Trivio»: intervista a Ferdinando Tricarico

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Trivio o trivium, in epoca medievale indicava le tre discipline liberati filosofico-letterarie ed il loro insegnamento: grammatica (lingua latina), retorica (l’arte dell’oralità), dialettica (filosofia). Con la denominazione «Trivio» è stata fondata a Napoli una rivista semestrale che si occupa di poesia, prosa e critica edita dalla editrice salernitana Oèdipus e diretta da Antonio Pietropaoli. In questa intervista, alfine di conoscere un po’ più a fondo «Trivio», poniamo alcune domande a uno dei componenti del comitato scientifico della rivista di poesia, prosa e critica, Trivio, Ferdinando Tricarico. Poeta e performer, è nato nel 1967 a Napoli dove vive e lavora, nel 1990. Ha coordinato “Tam Tam Poesia In Movimento”, laboratorio poetico del movimento studentesco della Pantera, e ha partecipato con performance a molti festival nazionali. Suoi testi sono comparsi in numerose raccolte collettanee, riviste e blog. Ha curato l’antologia Alter ego poeti al MANN (2012). Tra i suoi ultimi libri i poemetti Courage (2005); precariat 24 acca (2010); La famigliastra (2013); e i racconti Sottopressione (2001); Una difesa perfetta (2010); Fuoco cammina con me (2013).

Le riviste letterarie sembrano che stiano perdendo la loro forza propulsiva, per colpa di una società asettica, ovviamente. Perché una nuova rivista?

Una rivista come Trivio rappresenta il tentativo di creare un luogo di incontro tra produzione testuale e riflessione critica. Più manca uno spazio di approfondimento e di inquadramento generale dedicato alla letteratura e più ce n’è bisogno, per non rimanere invischiati nella melassa dilettantistica delle scritture oggidiane e dei giudizi conformistici su di esse.

Con quale obiettivo è nata Trivio?

L’obiettivo primo, forse, è nella volontà di riconnettere il mondo accademico con la realtà operante della nuova poesia, di ricostruire una comunità letteraria più sorvegliata e integrata, di uscire, insomma, dall’autoreferenzialità, tanto degli studiosi quanto degli autori, non è un caso che sia stato Antonio Pietropaoli, già professore di letteratura contemporanea a Salerno e poeta, a strutturare la rivista e a volere fortemente un comitato scientifico ibrido e articolato. Negli ultimi decenni, la critica letteraria e la prassi poetica sono andate ognuna per proprio conto oppure si sono sovrapposte, nei fatti disconoscendosi reciprocamente: la caduta in un accademismo vuoto da un lato, e in spontaneismo velleitario dall’altro, hanno abbassato la qualità della produzione e del discorso letterario italiano. La rivista prova a fare una parziale mappa, arbitraria, dichiaratamente di parte ma ragionata, della nuova poesia italiana, partendo dalla dimensione territoriale e affidando a curatori indipendenti scelte e motivazioni: da questo censimento di ambito regionale, si comincia a ricostruire un puzzle per aggregare in macromolecole, per cogliere micro-tendenze nazionali pur in contesto fortemente polverizzato.

Il sottotitolo ci introduce ad una struttura tripartitica: poesia prosa e critica. Che ruolo date alla poesia?

La poesia ha un ruolo centrale, il cuore della rivista è dato dalla presentazione di testi di autori selezionati in ambiti regionali da un curatore indipendente, il quale determina e motiva i criteri di scelta. Abbiamo già indagato Toscana, Marche, Lombardia, Liguria, Campania, Lucania, Lazio, con le curatele di Rosaria Lo Russo, Antonio Loreto, Marco Berisso, me e Francesco Muzzioli, continueremo a scandagliare lo stato dell’arte poetica lungo lo stivale. C’è, poi, in ogni fascicolo, la pubblicazione di testi di un poeta contemporaneo nazionale o internazionale. Infine, il saggio su autori, tendenze e teorie letterarie, ha la poesia quale focus privilegiato.

Qual è la linea della rivista?

La tripartizione in poesia, prosa e critica, intesa come bisogno di rappresentare la complessità non separando fare e pensare letterario, sono un primo segno; il trivio, poi, come luogo della dello scambio, della contaminazione, dell’esperienza nuova; ed, ancora, la trivialità, il volgare in senso dantesco, quale lingua viva e radicale da far emergere.

Che tipo di poesia ospitate?

La poesia “triviale” è polimorfica, rizomatica, nomade, include ciò che è in movimento, tende ad escludere la stereotipia, il monocorde, la fissità, eppure non serba rancore a chi non vuole sentirsi triviale. Pur avendo un forte punto di vista, accogliamo poesia d’ispirazioni e forme anche molto differenti, cercando di promuovere, soprattutto, ciò che è meno presente nei circuiti mediatici generalisti.

Essere poeta a Napoli è difficile e complicato. Quale apporto dà la rivista «Trivio» nel dare voce alla poesia a Napoli e nel Sud?

Essere poeta a Napoli è più complicato e difficile per la fragilità del suo tessuto editoriale, la mancanza di infrastrutture materiali e immateriali legate all’industria culturale, di investimenti pubblici e privati per l’arte; è, invece, certamente un vantaggio, nell’avere dalla città forti stimoli alla creatività, situazioni ed iniziative non conformistiche, istituzioni culturali antiche e di prestigio e un pubblico partecipe. Il rischio, in questo troppo e troppo poco, è il bastarsi, per necessità o virtù, il vivere in un mondo a parte. Ecco, la rivista, collegandosi alle realtà territoriali di ogni parte d’Italia, cerca di superare questa condizione di isolamento, talvolta frustrante talaltra splendida, sempre, a mio avviso, pericolosa nel suo coltivare “eccezionalità” e sperimentare un’ipotesi di confronto sulle cose letterarie, aperta, seria e rigorosa.

Cosa pensa delle nuove generazioni di poeti, di scrittori. Avete riscontrato qualche segnale positivo?

La nuova generazione di poeti sta, pian piano, superando la condizione orfana cui la crisi definitiva dei sistemi di riferimento novecenteschi li aveva relegati e comincia a raccontare una nuova storia, fuori dai conflitti tradizione-avanguardia, lirico-antilirico, allegorico-metaforico, che hanno tenuto banco nella seconda metà del secolo scorso. Non c’è solo il karma della post-poesia dopo il post- moderno, del tutto già detto, ma recuperi, tentativi, avanzamenti, insomma si muove qualcosa di inedito ed interessante. Direi che il lutto della morte della poesia può considerarsi quasi elaborato. Per carità, disorientamento, disincanto e nichilismo hanno toccato cifre poetiche altissime e sarà così anche in futuro, poiché è nella natura umana il caduco e il vano, ma comunque, per comprendere i nuovi poeti, va analizzato a fondo il mutamento vorticoso dei mezzi di produzione, della lingua, della comunicazione, negli ultimi decenni. Il Rilke delle “lettere ad un giovane poeta” per me resta un punto di riferimento in quanto a prudenza e rigore nei giudizi e consigli sui e ai giovani, quindi, mi limito a dire che la rivista seleziona e accoglie spesso, immettendoli in discorsi critici, poeti di nuova e nuovissima generazione.

In una editoria che si appresta a sostituire il cartaceo con il virtuale (ci riferiamo agli e-book) ha ancora senso pubblicare una rivista cartacea di poesia e con quale “ricetta”, se c’è una “ricetta”?

L’editoria virtuale non mi pare abbia avuto la crescita esponenziale attesa, forse i new media sono poco funzionali alla fruizione dell’arte verbale che necessita di un approccio meno caotico e superficiale, altra cosa è l’esplosione della parola nei socials che è senza controllo e senza misura, quindi antipoetica. E poi, c’è la questione della memorabilità su cui si fonda il mito della parola poetica, i byte sono quanto di più deperibile e immemore ci sia nei linguaggi, la carta dura millenni, porta con sé il bisogno genetico di trasferimento a lunga gittata delle memorie (finanche l’utopia dell’eterno), soltanto l’oralità ha dimostrato di esserle più resistente nel tempo.

Come è diffusa e a chi si rivolge la vostra rivista?

Ci rivolgiamo ai poeti, ai critici, agli appassionati di letteratura e ai curiosi, a coloro che vogliono avere un quadro dello stato dell’arte poetica in Italia. La rivista si incontra in alcune librerie campane e italiane, ai reading, sul sito dell’editore Oèdipus, che, vorrei ricordarlo, si impegna con generosità e qualità per la poesia contemporanea in Italia. Inoltre, il premio letterario Trivio, prevede l’abbonamento per tutti i partecipanti.

Ci sono particolari progetti in cantiere?

Sì, il prossimo numero, ad esempio, sarà monografico: un’antologia di poeti italiani sul tema della democrazia. E, credo, che altri fascicoli di questo tipo potranno venir fuori nei prossimi anni. C’è poi da potenziare il neonato premio letterario Trivio, che, dopo una prima edizione nel 2016/2017 davvero interessante, merita solidità e maggiore riscontro a tutti i livelli
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