Allarme scuola in Campania

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No, non è il dopoguerra. Eppure lo scenario è inquietante: Save the Children, la nota organizzazione internazionale indipendente che da quasi un secolo opera per migliorare la vita dei bambini, operando in 120 paesi del mondo è impietosa nei confronti della Campania: adolescenti a digiuno delle più elementari conoscenze di matematica ed italiano. Più di un quindicenne su tre è, infatti, sotto la soglia minima di competenze in fatto di numeri e uno su 4 in lettura, percentuale che fra gli adolescenti meridionali del Sud meno abbienti raggiunge rispettivamente il 44,2% e il 34,5%: povertà economica e culturale-educativa infatti non solo si ereditano ma si alimentano anche reciprocamente.

Se a ciò aggiungiamo la carenza di infrastrutture e servizi di welfare che uno Stato sociale democratico dovrebbe garantire è chiaro che gli effetti a lungo termine non possono che non essere rosei. Per fare un esempio, sempre in Campania, “solo il 3% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi”, mentre “l’89% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il l’84% dei minori non accede ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali. In particolare, il 66,7% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, l’80% non ha visitato un sito archeologico e il 75,6% un museo, il 70,6% non ha svolto alcuna attività sportiva”.

Per arginare un fenomeno che il direttore generale di Save the Children ha definito a ragione allarmante, il rapporto “Illuminiamo il futuro 2030”presentato in questi giorni propone 3 obiettivi da realizzare entro il 2030 con l’intento di debellare il morbo della deprivazione socio-culturale che possono essere così sinteticamente espressi.

La mission Tutti i minori devono poter coltivare le proprie aspirazioni, con l’aiuto indispensabile e coordinato da parte delle istituzioni e delle comunità locali che dovranno impegnarsi a potenziare l’offerta di servizi educativi di qualità. I dati infatti dimostrano che nidi e scuole attrezzate ed attività ricreative e culturali possono agire efficacemente sulla povertà minorile rimettendo in moto la macchina della crescita educativa.

L’importanza dell’asilo Secondo l’analisi condotta dall’onlus la presenza di servizi educativi di qualità è un deterrente per la povertà educativa: i ragazzi originari da famiglie povere ma che hanno frequentato almeno un anno di scuola dell’infanzia superano i livelli minimi di competenze sia in matematica che in lettura a differenza dei coetanei che invece non hanno avuto questa possibilità. Un’offerta di qualità si misura anche sul numero delle classi che garantiscono il tempo pieno e sulla disponibilità del servizio di mensa, fattore importante per promuovere le competenze cognitive e non cognitive, assente nel 51% delle scuole campane.

Una scuola bella è anche migliore Infrastrutture buone, la presenza di servizi oggi indispensabili come la connessione ad internet, il prendere parte ad attività extracurriculari, sono fattori che se mancanti incidono sulla povertà educativa. Secondo il Rapporto, infatti, in Italia il 45% dei ragazzi che non hanno aule multimediali non raggiunge le competenze minime in matematica e il 41% in lettura. In Campania la percentuale di aule non connesse raggiunge ben il 27%. Vi è poi la qualità degli edifici scolastici , che è parimenti essenziale per lo sviluppo delle capacità di apprendimento. Anche In questo dato la Campania detiene il primato negativo con il 72% degli alunni di 15 anni che frequenta scuole con infrastrutture insufficienti.

Leggere libri fa bene
È fuori dubbio che la lettura sia un buon allenamento mentale per gli adolescenti: dalle statistiche di Save the children il 48% dei ragazzi che hanno meno di 10 libri a casa non raggiunge i livelli minimi in matematica e il 42% in lettura, percentuale quasi doppia rispetto a chi può fare affidamento su più di 25 libri (26% e 22%).
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