BERTRAND TAVERNIER AL FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO: "LA MORTE IN DIRETTA"

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Bertrand Tavernier, classe 1941, è uno degli ospiti internazionali presenti in questi giorni al Festival del Cinema Europeo a Lecce. Una retrospettiva a lui dedicata ripresenterà i film più celebri del regista francese, pellicole che hanno penetrato svariati temi: problematiche sociali come storie sentimentali e gialli. L’esordio del 1973 con L’Orologiaio di Saint Paul , che vince l’Orso d’Argento al Festival di Berlino dell’anno successivo, dà inizio ad un sodalizio artistico con il grande Philippe Noiret che sarà protagonista anche di numerosissimi suoi film successivi.  

 

Un’operazione interessante e futuristica invece, che Cinefago ripropone in questa  personale e breve retrospettiva digitale, è la pellicola del 1980: La morte in diretta , una coproduzione franco-tedesca con attori di svariate provenienze e calibro come Romy Schneider, Harvey Keitel, e Harry Dean Stanton. Abbiamo subito pensato, affrontando la trama, che questo film possa essere stato lo spunto di uno degli episodi di una celebre recente serie televisiva americana che affronta la tematica della degenerazione della tecnologia e dei suoi effetti negativi sulle persone: Black Mirror, ideata e scritta da Charlie Brooker. Nell’ultima puntata della prima serie : The Entire History Of You, i personaggi hanno la possibilità di farsi piantare un microchip nel cervello che funziona da registratore di ciò che guardano e che vivono, in modo da poter riguardare i ricordi della vita come in un film da mandare avanti o indietro.  

 

Un registratore nel cervello che funziona attraverso gli occhi è la medesima, ulteriormente fantascientifica per un film del 1980, trovata che in La morte in diretta  alcuni autori dell’emittente televisiva  CNA a Gasgow elaborano per un programma televisivo che vuole accattivarsi l’empatia del pubblico nei confronti delle storie drammatiche delle persone.  Roddy accetta di sottoporsi all’operazione per poter registrare tutto ciò che vede, soprattutto gli ultimi momenti di vita di Katherine a cui viene pronosticato, a causa di una malattia incurabile, poco tempo da vivere.  Alla donna viene offerto molto denaro per accettare di farsi seguire e filmare ogni giorno dei suoi ultimi mesi, così che una storia vera possa arrivare al grande pubblico, commuovere e soprattutto fare ascolti, ma dopo aver firmato il contratto lei fugge via fuori città, nascondendosi da tutto e tutti, senza prendere i soldi. Roddy riesce a intercettarla e si finge interessato a lei, ad aiutarla e a starle accanto. Inizialmente entusiasta di questa nuova frontiera della tecnologia, l’uomo capirà presto di essersi spinto troppo oltre e ritroverà la dimensione umana che la curiosità per il progresso gli aveva oscurato.  

Il film è un viaggio di formazione attraverso delle prove davanti alle quali i personaggi vengono portati a riflettere sul valore dell’esistenza e del dolore.  I mezzi di Comunicazione di Massa in quegli anni sono ancora in una prima fase di sviluppo in cui l’evoluzione della televisione e della radio inizia a porre questioni etiche in merito a quanto pervadano la società e quanto trasformino tanti significati simbolici relativi ai valori del  privato e del pubblico.   

 

 

 

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BERTRAND TAVERNIER AL FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO:  "LA MORTE IN DIRETTA"