Bestiario di vita

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Una poetessa racconta in versi certe stanze di femmine e madri, di uomini e bestie. Un regista entra in queste stanze private, posa il suo sguardo fugace e porta in scena - mettendoli a fuoco - istanti di vita, unici ed eterni, quotidiani e misteriosi.

«Ripiego nelle mie cavità» è la voce – in una delle stanze – dell’attore e regista Danio Manfredini che ha gentilmente interpretato un componimento in occasione della pubblicazione della raccolta Certe stanze della giornalista e scrittrice Anna Marchitelli (Manni Editori, novembre 2017).

Nasce così Bestiario di vita, lo spettacolo diretto da Ettore Nigro e tratto dalla suddetta raccolta poetica e altri scritti dell’Autrice.Prodotto da Unaltroteatro (impresa di produzione teatrale ministeriale), sarà in scena (dopo il debutto di ieri sera) questa sera domenica 10 marzo 2019 alle18.30 al Teatro Bolivar, in via Bartolomeo Caracciolo 30 a Napoli (a pochi metri dalla fermata Materdei della linea 1 della Metropolitana di Napoli).

Lo spettacolo

“Chi siamo quando siamo soli? Ho immaginato di sorvolare strade sconosciute ed entrare in stanze private, fermandomi a guardare un istante di vita senza pormi nessuna domanda, solo riuscire a sentire sulla pelle il valore di un momento, unico, eterno” racconta il regista Ettore Nigro. “Qualsiasi domanda sarebbe tentativo di interpretazione, spiare l'intimità per creare una trama sarebbe disonesto.”

Il teatro, come la poesia, raccontano la vita e – di questa – incontri fugaci, istanti rubati che non hanno la pretesa di essere spiegati. “Cos'è una raccolta poetica se non un vaso contenente brevi istanti nei quali il mistero si fa pensiero e cerca la sua forma? La poesia è un unicum che non torna mai più, non crea storia, ma lascia traccia, un'impronta sia in chi la vive che in chi in un attimo la scova: è il mistero che fa capolino dietro la quotidianità. E allora questi uomini che incontriamo ogni giorno, ma di cui non possiamo sapere nulla non sono altro che voci di un pensiero viscerale, stati di coscienza che parlano senza raccontare, sono le nostre notti interne, le nostre paure, i nostri incontri, le nostre lotte, le nostre scuse a noi stessi, le nostre ombre. In questo volare tra stanze mancano totalmente i nessi causali, vediamo solo accadimenti, pezzi di un percorso lungo che poi è vita. E allora ci ritroviamo a spiare una donna mentre fa i conti con il suo essere donna, o un uomo sul punto di naufragare, e così un bestiario si apre alla nostra coscienza.” 

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