Blue Whale

Stampa/PDF

Quando pensi alla Balena Blu, la traduzione della parola “Blue Whale”, potresti immaginare una grande balena blu che nuota nell’oceano oppure il famoso romanzo Moby Dick. Purtroppo però oggi questa parola è associata a qualcosa di molto diverso cioè un gioco pericoloso che istiga i ragazzi, per lo più giovani adolescenti, a compire gesti sconsiderati ed estremi. Il nome deriva dal fatto che spesso la specie delle balene blu tendono a spiaggiarsi e a lasciarsi morire e quindi, apparentemente, è come se si suicidassero.

Il gioco è diventato virale in Russia, paese d’origine del creatore, Philippe Budeikin, ex studente di psicologia che è stato espulso e arrestato nel 2016. Proprio qui si contano circa centotrenta casi di suicidio legati a Blue Whale.

Accedere al gioco non è facile, infatti non si può semplicemente scaricare bensì bisogna essere invitati in un’apposita chat. Il modo in cui si viene selezionati è anche esso complesso: sono caricate foto sui vari social e poi aggiunti degli hashtag. Sono infine selezionati i partecipanti in maniera molto accurata, solitamente sono adolescenti facilmente manipolabili che una volta aggiunti al gioco sono “seguiti” da un curatore ovvero un ragazzo più grande che inizia a dirgli cosa fare e come comportarsi. I profili vengono hackerati e, da quel momento, le vittime sono costrette a sottostare alla volontà del curatore altrimenti iniziano le minacce.

E’ evidente che il gioco riesce a influenzare i partecipanti e a fargli il lavaggio del cervello. Risulta così abbastanza facile persuaderli a compiere gesti pericolosi e, a fine del percorso che dura circa cinquanta giorni, gli si impone di salire su un palazzo alto e buttarsi di sotto. Ma come si articola esattamente il gioco e quali sono le prove da affrontare? La prima, che serve per essere accettati, è quella di scriversi con un rasoio sulla mano l’hashtag F57. La seconda consiste nel svegliarsi alle 04:30 del mattino e vedere un film horror per tutto il giorno. Dal diciassettesimo giorno si incomincia “ad entrare in confidenza con le altezze” ovvero si sale su alti edifici e si cammina sui cornicioni oppure si sta in bilico su di un ponte. Molte prove sono incentrare sull’autolesionismo, quindi ci si infliggono dei profondi tagli. Oltre al dolore fisico però si cerca di compiere anche una violenza psicologica costringendo la vittima a scrivere sul social più famoso della Russia, VK, “sono una balena” e quindi sfidandolo a mettersi in ridicolo. Inoltre il soggetto è anche costretto ad isolarsi, ad esempio il ventottesimo giorno non potrà parlare con nessuno. Dal trentesimo al quarantanovesimo giorno il percorso diviene sempre più snervante e, attraverso un articolato e durissimo percorso psicologico, il ragazzo è spinto a togliersi la vita. Infatti deve svegliarsi alle 04:30 di notte per guardare film di paura e ascoltare musica deprimente tutti i giorni, tagliandosi e autoinfliggendosi sofferenza. L’ultima prova è quella di buttarsi da un alto edificio e “riprendersi la propria vita”.

Il meccanismo che Philippe Budeikin ha inventato è davvero studiato nel dettaglio per togliere la vita a coloro che, a suo avviso, sono scarti biologici e quindi selezionava i partecipanti proprio perché li poteva controllare. Ha ribadito più volte che voleva in questo modo aiutare la società e liberarla da quelli che erano eccessivamente deboli e avrebbero solo creato problemi e disagi. Una delle cose che maggiormente ha sconcertato gli psicologi e le autorità è che sono in molti quelli che inviano lettere di ringraziamento e perfino d’amore al creatore del gioco poiché li ha fatti sentire liberi e amati. La preoccupazione cresce giorno dopo giorno a causa della possibile diffusione e, soprattutto, per timore dell’emulazione da parte di altri ragazzi innocenti.

Stampa/PDF
Blue Whale