Bruno Leone...L'architetto che volle farsi guarattellaro

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“Perepè,  perepè, we, we, accurrit’ gente, ‘a sapit’ ‘a nuvità? Pulcinella si candida in Comune e terrà pure dei comizi!!!
Non si era mai vista una cosa del genere!   Pare una cosa buona! Pulcinella appartiene da sempre al popolo di Napoli e c’è chi afferma, anzi, che l’essere napoletano non è una questione di nascita ma di un certo tipo di sguardo sul mondo. E citiamo il filosofo Masullo. Sarà così?

Possiamo stare tranquilli allora?  Pulcinella ha regolarmente promesso che se verrà eletto non si dimetterà, manterrà i due lavori e così imparerà a rubare. Questa la provocazione, la verità, anzi la certezza, è che si dimetterà.  Viva Pulcinella!!!
E allora un dubbio atroce fa capolino: e se l’architetto Bruno Leone, verso la fine degli anni ’70, non avesse fortissimamente voluto farsi guarattellaro, che fine avrebbero fatto “Baracca e burattini” e il suo re Pulcinella? I Pupi delle gloriose gesta e degli amori di Orlando, Rinaldo e Angelica, sono quasi del tutto scomparsi a Napoli, dove la tradizione era molto forte, mentre continuano, per fortuna, a prosperare in Sicilia.
 
Da noi la storia andò così: conosciuto Nunzio Zampella, ultimo maestro burattinaio,  Leone decise di farsi suo allievo e di apprenderne l’arte. Zampella aveva abbandonato l’attività, disfacendosi anche di tutto il suo armamentario lasciato al Piccolo Teatro di Milano, dove si era esibito per l’ultima volta invitato da R. Leydi e su segnalazione del maestro De Simone. Divenne una sorta di sfida convincerlo a riprendere ed ottenere la sua fiducia,  infine l’investitura ufficiale arrivò col passaggio della pivetta, misterioso strumento che dà la tipica voce chioccia a Pulcinella.  E’ uno dei segreti di Pulcinella, shhhhh!  Un guarattellaro, qui come in altri paesi, per essere riconosciuto tale, deve saper usarla e, vi assicuriamo, non è per nulla facile. Finalmente  nel 1979 Leone  fece il suo primo spettacolo, aveva costruito con perizia e amore tutto il materiale e da quel momento il maestro e l’allievo lavorarono insieme, fino alla morte di Zampella. Bruno Leone ha continuato e continua a fare spettacoli portando in giro per il mondo quest’arte antica e popolare che ci appartiene. Non si limita ad animare i burattini ma incarna lo stesso Pulcinella, di cui è uno degli interpreti riconosciuti, con poetica passione ed una sua elegante compostezza in un one man show, che affonda le radici nella notte dei tempi e si rinnova con la cura e l’intelligenza dell’autore. E’ un piacere assistere ad uno dei suoi spettacoli ed entrare nel suo laboratori, tra burattini,  costumi e maschere che lui stesso realizza. Bellissima da vedere e accarezzare quella, in cuoio, che usa da anni e a cui il tempo ha donato un impenetrabile fascino. Siamo stati amorevoli spettatori dei suoi spettacoli e siamo venuti a cercarlo per sapere del cammino percorso fino ad oggi.
 
Cosa ha fatto e dove è stato Pulcinella-Leone in questi anni, chi ha incontrato?
“Come Architetto dipendente del comune di Napoli ho avuto l’opportunità di lavorare costantemente nel sociale portando spettacoli e laboratori negli ospedali, nei centri di riabilitazione, nelle carceri minorili, in periferia.  Grazie al part time ho potuto continuare anche come professionista e partecipare ai festival nazionali ed internazionali di un certo rilievo. Sono stato in Brasile, Guatemala, Cuba, Emirati Arabi, nella Beirut degli Hezbollah, a Parigi, negli Stati Uniti. Ospitato nelle strutture messe di volta in volta a disposizione dai locali canali di partito o dai gruppi che organizzano i festival. Mi è capitato di dare i rudimenti del mestiere ad un ex ragazzo di strada in Brasile così come ora lavoro a Scampia con un gruppo di ragazzi, dei  sedicenni, una fascia difficile, ma sono ragazzi meravigliosi e interagire con loro mi sta dando molto. Di solito lavoro bene se c’è un buon mediatore e qui il ruolo è ricoperto da Davide Cerullo, un poeta con passato da pusher, autore del libro Ali Bruciate, una personalità interessante, un uomo molto intelligente e la sua presenza è fondamentale per la riuscita.”
 
Sarebbe interessante sapere se e come il suo pubblico è cambiato nel tempo. Chi assiste agli spettacoli oggi?
 
“Cambiamenti ce ne sono stati, nel tempo ho osservato una forte disgregazione delle famiglie ed una maggiore aggressività nei bambini, soprattutto in città rispetto alla periferia. I bambini del centro storico, mediamente, non vogliono farsi coinvolgere dallo spettacolo, si allontanano un attimo prima di lasciarsi andare, di appassionarsi, prima che sia troppo tardi perché vogliono mantenere la loro aggressività. In periferia rimane un po’ l’incanto anche tra gli adulti, e la capacità di  partecipare.  Incontro persone incredibili: poeti, artisti nati in un ambiente popolare. In città, c’è da dire, il ruolo della borghesia è predominante, è sua l’egemonia culturale. La borghesia ha un rapporto cattivo con  gli strati popolari che, di conseguenza, si irrigidiscono. Questo atteggiamento ha causato una spaccatura, un aumento dell’aggressività e l’annullamento della comunicazione. A Scampia lavoro con ragazzi provenienti da famiglie a rischio ma con risorse incredibili e capaci di farsi coinvolgere. Qui la borghesia non ha il ruolo predominante ed è  la stessa  gente del posto a fare daavanguardia culturale.”
 
Non pensa che molto viene appiattito dai media?  I bambini non guardano le stesse cose in tv?

“Io le dico quello che mi capita, che osservo, non quello che penso.”
 
Lei è una sorta di testimone dei cambiamenti sociali e interessanti sono le sue osservazioni.
 
Si è vero, il mio lavoro è un po’ come un indicatore sociale, ma non tutto è appiattito. L’uomo rimane tale non è un robot. L’uomo è sempre uomo.
 
Quale la fascia di età che la segue negli spettacoli?
“Nel centro storico sono i bimbi molto piccoli, i più grandi non mantengono l’attenzione, spesso sono maleducati e, devo sottolinearlo, lo sono molto i figli dei cosiddetti ambienti alternativi. I genitori non sanno educarli, non intervengono mai,  in fondo sempre di ambiente borghese parliamo, direi. In periferia la fascia d’età è più varia e l’attenzione più alta. Normalmente la maggior parte del mio pubblico è formata da adulti, con o senza bambini. Magari è un pubblico familiare ma è il pubblico che mi piace di più,  soprattutto se c’è un  bambino in sala.  La gente porta i bimbi se sa che ci sono io. Ho montato spettacoli per adulti con mimica o testo importanti che, di sicuro, avrebbero stancato i bambini.  Presso l’Istituto delle Guarattelle, nel Palazzo dello Spagnuolo in Via Vergini , le nostre attività sono state seguite maggiormente dagli adulti. Il Teatro delle Guarattelle è stato sempre un teatro per adulti, magari semplice e popolare ma per adulti.”
 
Pulcinella si è candidato in Comune. Se le sue origini sono remote e difficili da stabilire, in teatro è entrato da Zanni, uno Zanni dalle mille sfaccettature è vero, ma furbo e affamato e incline a sedersi alla tavola che lo sfama. Lei pensa che possa essere rappresentativo del cittadino napoletano contemporaneo?

“Per la sua candidatura si è molto discusso e si è deciso per il sì ed io sono d’accordo. Mi aspetto dissensi e polemiche ma Pulcinella non si tirerà indietro, anzi si divertirà.
Per il resto il discorso è molto complesso, non sono d’accordo con lei.  I filosofi Aldo Masullo e Giorgio Agamben hanno un pensiero diverso sulla napoletanità e Pulcinella. Per Agamben è un personaggio importante che appare nei momenti di cambiamento. Per Masullo costituisce una sorta di simbolo universale che incarna il desiderio di sopravvivenza dell’uomo. Pulcinella è personaggio molto complesso,  e  questa è una discussione che richiede l’apporto di almeno tre o quattro testi, non voglio affrontarla. In ogni caso penso che Pulcinella rappresenti una delle poche possibilità di cambiare il mondo. “
 
Per ora sì, certo. E se Pulcinella è così complesso e moderno, può essere anche vegano o ama il ragù?
 
Perché no, ma piuttosto è un tuttologo amante della vita. E Pulcinella si adatta a tutto, “l’ piac’   ‘o raù”  ma meglio un buon vegano che un cattivo ragù.
 
Un’ultima domanda, si diverte ancora con gli spettacoli delle guarattelle?
“Sì, mi diverto ancora e non mi stanco, anche perché vario molto. Son capace di portare tanti spettacoli diversi per quante sono le repliche che ho a disposizione, e allora mi diverto molto.”
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