CALCIO O GUERRIGLIA?

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Il calcio. Fotball per gli inglesi, soccer oltre oceano. Da tutti considerato lo sport più bello e praticato al mondo. Tirare calci ad un pallone in fondo è semplice. Ma cosa c'è realmente intorno al mondo del pallone? Soldi, pubblicità, violenza,  si quella violenza che ha mietuto vittime in tutto il globo. L'ultimo caso viene dalla Spagna, la ricca Spagna, dal punto di vista solo calcistico, dove purtroppo si deve registrare l'ennessimo episodio di violemza e brutalità legato al mondo ultras. Siamo a Madrid, domenica 30 novembre 2014, è in programma il match di campianato tra Atletico Madrid e il Deportivo de la Coruna, squadra della Galizia, regione a nord ovest della Spagna. I gruppi più ostinati e decisi delle due tifoserie si sono date appuntamento nei pressi dello stadio Vicente Calderon, sono le 9 del mattino, gli ultras colchoneros dell'atletico aspettano che i loro avversari  scendano dai pullman e in quel momento iniziano gli scontri. I due gruppi vengono sedati dall'intervento tempestivo delle forze dell'ordine, ma qualcosa non va, un tifoso galiziano infatti durante la brutale rissa viene gettato nelle acque del vicino fiume Manzanarre. Immediato l'intervento dei vigili del fuoco che estraggono il 43enne dalle gelide acque del fiume. Viene immediatamente trasportato in stato di ipotermia e crisi cardio-respiratoria dapprima all'ospedale Clinico per poi essere trasferito alla clinica San Carlos, dove grazie all'intervento del personale sanitario sembra essere fuori pericolo. Le condizioni però dopo qualche ora si aggravano e il tifoso galiziano intorno alle 14 muore a casusa del trauma cardiaco ricevuto. La notizia degli scontri prima e dellìaggravarsi del tifoso ferito però non spaventano le autorità che decidono di far giocare comunque la partita che finisce, per la cronaca, 2 a 0 per i padroni di casa. Immediate sono state le reazioni, in un comunicato l'Atletico Madrid ha dichiarato: ''condanniamo fermamente gli incidenti verificatesi nella zona del Madrid Rio nelle ore prima della partita con il Deportivo de la Coruna''. Ma stiamo parlando davvero di ''incidenti''? Gli scontri infatti sarebbero stati premeditati, sembra che le due frange si siano date appuntamento su WhatsApp, e in circa 200 abbiamo messo a ferro e fuoco la zona adiacente allo stadio della capitale. La radio spagnola Cadena Ser ha poi diramato il bilancio degli scontri, 72 identificati e 10 arresti, in più 60 tifosi galiziani sarebbero stati rispediti a casa per motivi di ordine pubblico perché appartenenti alla frangia dei tifosi più dure del Deportivo. Nel frattempo è poi arrivata la reazione della LFP, la lega spagnola che ha condannato l'episodio di violenza sottolineando la voltà di non far disputare la partita, vista la gravità dei fatti, ma non è stato possibile. Il comunicato sembra essere un attacco alla Federcalcio iberica  che è la solaa poter prendere questa decisione. Il Consiglio Superiore dello Sport del Governo diSpagna ha già convocato per domani mattina una riunione d'emergenza della commissione antiviolenza, alla presenza anche del Ministero dell'Interno. Intanto le autorità hanno fatto partire le indagini per stabilire chi materialmente abbia gettato il 43enne galiziano nel fiume Manzanarre dopo essere stato malmenato. Questo ennesimo episodio di violenza fa capire come nel calcio, che sia in Italia,  dopo la morte di Ciro Esposito, in Spagna o anche nella civilissima Germania, dove il giocatore Marvin Bakalorts centrocampista del Paderbon ha ricevuto migliaia di minacce di morte per aver infortunato il collega Marco Reus durante un scontro di gioco, il divertimento la bellezza del gioco si sia persa. I soldi hanno trasformato questo nobile e rispettoso sport in uno dei più violenti al mondo. Una violenza indiscriminata che coinvolge ormai tutti gli stadi del mondo, che in occasione degli incotri diventano dei punti di incontro dove sfogare tutte le sfrustazioni accumulate in settimana. Spesso i gruppi hanno poi tendenze radicali che affondano le loro radici nell'ultradestra deviando così il reale scopo di un ultras, supportare la propria squadra e non scontrarsi con i supporters avversari. Che il calcio sia lo specchio di questa malata e violenta societàquesto ennesimo episodio ne è la prova ma quanto tempo passerà prima che questo atteggiamento venga riscontrato anche in altri sport o nella vita di tutti i gironi? Vogliamo davvero trasformare i nostri stadi in edifici ipersorvegliati, e per cosa poi, un gioco? La natura umana è sempre stata incline al conflitto ma farlo in nome di una squadra di calcio dimostra quanto questo sport e tanti altri aspetti della nostra vita stiano cambiando, e purtroppo non in meglio.
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