CAMBIARE VITA CAMBIANDO URBANISTICA

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Una comunità deve avere la possibilità di definire i luoghi in cui vivere, ricercando il proprio benessere fisico e morale

Allo stato attuale, qualsiasi cambiamento politico e sociale che voglia incidere radicalmente e profondamente sulle vite degli individui non può che partire da un ripensamento urbanistico delle proprie città. Nei comuni, come nella città di Caserta, si parla di riqualificazione urbana e di piani strutturali, ma nessuno riesce bene ad illustrare, veramente da dove partire. Il vero problema, tralasciando le speculazioni economiche e partitiche di molti progetti è che a queste proposte che calano dall'alto manca una autentica partecipazione democratica, popolare, e individuale che sia rivolta alla costruzione di tessuti sociali, per la qualificazione dei rapporti interpersonali e interambientali , come il mantenimento in vita di aree storiche minacciate dalla desertificazione e dal fallimento della gestione da parte del potere istituzionale. L'individuo, insomma, deve tornar ad essere il centro da cui partire per costruire intorno a lui e alla sua comunità città e società, l'abitante, il cittadino è condizionato dalla forme e dall'organizzazione spaziale dei luoghi, si adatta faticosamente ad una situazione di cui non è né protagonista né partecipe. Le città contemporanee, soprattutto quelle di grandi dimensione, sono l'immagine empirica, concreta e attuale di una organizzazione sociale, rappresentazione di un autoritarismo culturale, economico e sociale che si manifesta anche nel paesaggio delle nostre città. Una comunità deve avere la possibilità di definire i luoghi in cui vivere, ricercando il proprio benessere fisico e morale. Ogni piccolo centro deve vivere con nuova e libera autonomia, ogni città parcellizzata in aggregazioni più piccole attraverso l'azione diretta e la pressione di quartieri, comitati, associazioni, gruppi di cittadini esercitata sui "tecnici" per una urbanistica libera, fantasiosa, ricreativa e ambientale il cui scopo sia il benessere diffuso, in cui i piani non siano dettati solo da interessi, in cui le comunità controllano, gestiscono e producano. Ridimensionare la propria esistenza partendo dall'urbanistica, ricercando ove possibile l'autogestione, rendendo il cittadino partecipe della propria città, come descritto da Cornelius Castoriadis: "la partecipazione a tutti i livelli della società, non è faccenda nella quale bisogna aspettarsi un miracolo. Bisogna lavorarci intensamente, introdurre delle disposizioni istituzionali che facilitano tale partecipazione." Ripensare totalmente alle città, partendo dal presupposto che la pianificazione urbanistica centralizzata è un completo fallimento.

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