CBD e psicosi: ecco come agisce il cannabidiolo

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Il CBD è utilizzato da molte persone che lo ritengono un prodotto efficace per contribuire al trattamento di numerose patologie psichiatriche. Nel caso della psicosi, ad esempio, le ricerche stanno dimostrando quanto possa essere utile l’utilizzo del cannabidiolo nella riduzione dei sintomi acuti.

Per il trattamento della psicosi ad oggi si utilizzano medicinali scoperti negli anni ‘50 che hanno molti effetti collaterali. Si tratta di antipsicotici che hanno un’azione molto forte a livello cerebrale ma non agiscono in maniera completa. Assumere CBD dopo aver consultato il proprio medico – secondo delle ricerche su campioni di persone ed esperimenti spesso effettuati in vitro - potrebbe aiutare ad allievarne i sintomi.  Tuttavia, prima di interrompere le terapie tradizionali, è bene consultare il medico e verificare che il CBD possa essere un valido sostituto o una cura coadiuvante e che non entri in conflitto con gli altri farmaci.

Su www.enecta.it, sito web di un’azienda che produce e distribuisce oli e cristalli di cannabidiolo, si possono trovare consigli utili e spunti sul prodotto, così da essere informati sulle possibilità di applicazione del CBD e gli effetti che ha sul nostro corpo. 

Psicosi: cos’è

La psicosi è un disturbo psichiatrico che si manifesta a seguito di un’alterazione dell’equilibrio psichico della persona. Condiziona il comportamento del malato e si presenta, nelle forme gravi, sotto forma di paranoia, schizofrenia e disturbo bipolare. I sintomi sono numerosi e fanno riferimento ad alterazioni del pensiero e della realtà. Sconfiggere la psicosi non è facile: nelle forme più leggere si parte da un confronto con uno psichiatra; nelle forme più acute l’unica soluzione è quella farmacologica per ridurre i sintomi eccessivi, collegata a sedute psico-terapeutiche.

Azione del CBD
L’assunzione del CBD per il trattamento della psicosi va innanzitutto concordata con il medico curante, che può tenere sotto controllo gli avanzamenti e conosce perfettamente la storia clinica del paziente. Le ricerche degli ultimi anni stanno confermando l’azione benefica del cannabidiolo nei processi biologici e questo è molto incoraggiante. Nel 2017 il King’s college di Londra ha pubblicato i risultati di uno studio sulle potenzialità anti-psicotiche del cannabidiolo. La ricerca si è basata su 33 giovani con sintomi di psicosi non diagnosticata e 19 persone sane. Una parte di loro ha assunto una dose di cannabidiolo; un’altra parte ha ricevuto un placebo. Ciascun partecipante è stato sottoposto a risonanza magnetica mentre eseguiva un esercizio che attiva 3 regioni del cervello solitamente coinvolte nei disturbi psicotici. Nei pazienti psicotici che avevano assunto CBD le attività anomale nelle aree interessate erano meno gravi rispetto a chi aveva assunto il placebo.

Questi esperimenti fanno capire come il CBD possa configurarsi come un ottimo alleato per contribuire al riassetto delle aree del cervello che hanno subito un’alterazione. Va tuttavia sottolineato che solo il cannabidiolo agisce in questo modo senza controindicazioni per il paziente, al contrario dell’altro principio attivo contenuto nella cannabis, il THC, che invece, agendo direttamente sul sistema nervoso centrale, secondo alcuni studi sembrerebbe favorire la comparsa di sintomi psicotici.

L’utilizzo in clinica del CBD per la cura di malattie psicotiche è la nuova frontiera della medicina moderna ed il fiorire degli studi su questa sostanza è una testimonianza del crescente interesse ad individuare un prodotto puro e naturale che possa aiutare le persone a vincere questi disturbi che compromettono una vita serena.

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