CENTRO DESTRA: ALLA MOSTRA D'OLTREMARE CON BERLUSCONI

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Davanti ad un padiglione della mostra d'Oltremare affollato, ma certamente non gremito, va in onda il comizio d'appoggio del premier al candidato presidente Caldoro alla presenza dello stato maggiore campano del PDL 

«Leggo lì uno striscione che mi ricorda una cosa nota. Sappiate che ci penso mattina, pomeriggio, sera, e pure la notte. Sono qui per questo!». C'erano tutti per la venuta a Napoli di Silvio Berlusconi. La Mussolini, la Carfagna, dispensatrice di saluti, baci e fotografie, Cosentino, Cesaro tutti i big del Pdl campano. Dunque, lo striscione in questione recitava «Silvio liberaci dai comunisti» e questa è stat solo una delle battute con cui il premier ha infiammato la platea di un padiglione della mostra d'Oltremare affollato, ma certamente non gremito. C'erano i sostenitori del partito, accorsi dalle più varie province, come testimoniavano i bus privati parcheggiati lungo viale Kennedy, e un nutritissimo drappello di operatori della comunicazione. Si sa, Berlusoni ama essere diretto, ama essere informale al punto di rasentare sovente la gaffe, e preferisce comunicare direttamente al proprio popolo tralasciando il politically correct, perfettamente consapevole che, rinsaldando i legami con i suoi, acuirà le distanze con gli altri. Così, ogni parola del suo discorso dovrebbe essere trasposta in virgolettato per rendere l'atmosfera, oltre che i contenuti, della convention. Berlusconi, solo sul palco, ha iniziato il comizio ribadendo l'alto valore politico che conferisce alle prossime regionali, le quali per il suo governo possono valere come le elezioni di medio termine del sistema statunitense. Poiché, se l'appoggio popolare alla maggioranza di centro-destra dovesse uscire riconfermato, questa potrebbe trarre nuove energie per portare avanti «la riforma delle istituzioni, la modernizzazione del fisco, e la riforma radicale della giustizia». E' quando è passato a parlare più specificamente delle vicende di attualità che il premier ha gettato le basi per nuove e mediatiche polemiche con il Partito Democratico. Berlusconi rinfaccia alla sinistra e alla magistratura l'aver architettato congiuntamente un insieme di scandali giudiziari tali da permeare l'intero periodo della campagna elettorale, così da non permettere agli esponenti del Pdl di vantare i propri meriti e costruire le scalate alle amministrazioni regionali. «In questi due anni abbiamo fatto più di quanto non abbia mai fatto nessun governo nella storia dell'Italia repubblicana», sentenzia il presidente del consiglio dei ministri «eppure da un mese e mezzo non se ne parla». Secondo il premier la magistratura e la sinistra, concertando temi e tempi di certi eventi, stanno provando a manipolare l'opinione pubblica per favorire una sconfitta a tavolino del Pdl. «Può mai essere un caso che, nella presentazione delle liste, abbiamo avuto problemi proprio a Roma e Milano, le due capitali del paese? Può mai essere un caso che un magistrato che tiene in ufficio un ritratto del Che non fa presentare le liste a nostri uomini? Ci vogliono far passare per incompetenti, ma non abbiamo nessuna responsabilità!». Berlusconi non ha cercato giri di parole, ma, gridando al complotto, ha profilato per l'Italia uno scenario in stile Tangentopoli, dove solo il suo partito può salvare il paese da una deriva comunista e giustizialista. Rivendicato il merito di aver risolta la crisi dei rifiuti a Napoli, di aver aperto l'inceneritore di Acerra e quattro discariche, ha definito politica anche la recrudescenza di crisi vissuta a Napoli in questi giorni, dovuta a questioni sindacali relative ai dipendenti di uno dei bacini. «Me ne sono interessato, e oggi il problema è in via di definizione» Il comizio del presidente del consiglio è stato velocemente inframezzato da un intervento di Stefano Caldoro. Il candidato alla presidenza della regione Campania, non esercitando sul pubblico lo stesso carisma del precedente oratore, ha preferito un intervento di basso profilo, nel quale ha ripercorso rapidamente i punti del suo programma. L'osservazione più acuta è venuta in riferimento al principale rivale, il democratico De Luca, il quale nell'ultimo periodo sta evitando i confronti pubblici con altri candidati alla presidenza della regione (con grande ripicca specialmente di Ferrero e Fico). «Il mio contendente» ha detto Caldoro «è ossessionato da me: ogni mattina, invece di parlare del programma, mi attacca sul personale. Però poi fugge dagli incontri, dai dibattiti: o non ha idee, o è un codardo; più probabilmente entrambe le cose». La chiusura della manifestazione è stato un climax di accuse. Berlusconi ha prima esordito con una serie di domande retoriche volte a stuzzicare il pubblico («volete un presidente comunista, comunista, comunista? Volete un governo che faccia a cazzotti con quello di Roma? Volete un nuovo sistema Bassolino alla sanità? O volete una faccia pulita?»), per poi delineare per l'elettorato campano una vera e propria scelta di campo. Nell'analisi del premier, infatti, dall'esito delle regionali dipende il "rischio" di lasciare il paese a una sinistra comunista che reprime il settore privato, che propugna uno stato di polizia tributaria, che aprirebbe le porte agli immigrati per assicurarsene i voti, e che aumenterebbe le imposte. Sinistra che, operando di intesa con la magistratura, limiterebbe la libertà personale dando vita a un clima inquisitorio («chi in questa sala si sente sicuro di non essere intercettato alzi la mano? Vedo una sola mano alzata, ma quello lì il telefono non ce l'ha!»). Le conclusioni dell'evento sono un invito a che tutti gli elettori si facciano, in occasione degli ultimi giorni della campagna elettorale, anche militanti (o, come direbbe il premier, "apostoli della libertà) e procacciatori di consenso. Invitati gli alti esponenti del partito e i candidati al consiglio regionale a salire sul palco, Berlusconi ha infine preso per mano e tributato uno speciale complimento alla sua pupilla, il ministro Mara Carfagna. «E' brava, dolce e intelligente, ma soprattutto, perdonatemi la volgarità, una donna con le palle!».

Roberto Procaccini

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