Come il cibo influenza il benessere psicofisico

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Si chiama psicobiotica ed è la disciplina che vuole occuparsi dello studio delle connessioni fra cibo e benessere psicofisico. Forse non è possibile cercare in tavola la chiave per l’elisir della felicità per evitare disturbi psichiatrici, tuttavia, qualche piccola attenzione potrebbe aiutarci a mantenere un buon equilibrio psicofisico.
Una delle principali evidenze in materia di psicobiotica è quella che riguarda la depressione. Durante l’ultimo congresso della Società Americana di Psichiatria, è emerso che questo disturbo può essere contrastato anche attraverso gli alimenti, si sono dimostrate, in effetti, le varie interconnessioni fra depressione e consumo di alimenti di origine animale e vegetale.
Se si mangia meglio si sta meglio. Monito, questo, che vale anche per la sfera psicologica dell’individuo e questo non deve in alcun modo meravigliarci. Si pensi, infatti, che il 95% dei recettori della serotonina su cui agiscono gli antidepressivi SSRI è contenuta nell’epitelio intestinale. La condizione di benessere psicofisico, dunque, è raggiungibile anche attraverso la tavola, in particolare, gli esperti sostengono che a favorire questo stato di vigore siano specialmente gli alimenti di origine vegetale.
Primi fra tutti, alcuni nutrienti come gli acidi grassi omega 3, magnesio, calcio, fibre, vitamine B1, B9, B12 D ed E. A questi andrebbe il merito di riuscire a stabilizzare la membrana neuronale e gli effetti antiinfiammatori.
Intorno alla vitamina B12 è necessario un discorso a parte. Anche se il consumo di alimenti di origine vegetale favorisce il benessere la chiave di volta non è diventare vegetariani, tutt’altro, la vitamina B12 è, infatti, contenuta soprattutto in alimenti di origine animale, dunque, è importante “saper scegliere le carni”. E’ necessario acquistare e consumare carni di qualità superiore alla media, di animali che si siano nutriti di erba e abbiano pascolato in natura prima di andare al macello.
Via libera a verdura a foglia verde, frutta secca, cefalopodi (polpi, calamari, lumache), molluschi e pesce con particolare attenzione a quelli di pezzatura molto grande, c’è il rischio che contengano elevate quantità di mercurio.
Le prime evidenze hanno spinto alcuni gruppi di ricerca australiani ad avviare uno studio più dettagliato in materia volto a sperimentare l’effetto di una dieta ricca di tutte le sostanze considerate benefiche su persone affette da depressione. I risultati definitivi si avranno entro la fine di quest’anno, tuttavia, i dati già a disposizione fanno ben pensare.
Depressione ma non solo, si inizia a lavorare anche su altri disturbi quali la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) e alcune forme di dipendenza.
E’ chiaro che sicuramente una terapia farmacologica accompagnata da consulti psicologici è d’obbligo in alcuni casi ma nulla vieta di poter trarre giovamento anche dalla tavola. L’Università di Harvard ha, a tal proposito, reso noto un vademecum di indicazioni di alcune evidenze di tipo scientifico. L’acqua pare sia elemento imprescindibile, per gli alimenti, i carboidrati complessi, ok a frutta e verdura.
Oltre a queste macroindicazioni sugli alimenti è necessario seguire una regolarità nei pasti effettuati onde evitare cali di glicemia durante la giornata, questi, non aiutano per nulla l’ansia sulla quale un ruolo di primaria importanza sembrerebbero avere anche gli antiossidanti. 
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