Consumi, il clima pazzo taglia la Dieta Mediterranea

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Il clima pazzo fa crollare i raccolti degli alimenti Made in Italy alla base della dieta mediterranea con tagli che vanno dal 10% del grano per pane e pasta al 9% per il pomodoro da destinare a pelati, polpe, passate, concentrato e sughi pronti, ma una produzione contenuta si prevede anche per l’olio di oliva mentre il miele si stima praticamente dimezzato rispetto alla media degli ultimi anni con api stressate dall’andamento del meteo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti nel tracciare il bilancio delle anomalie climatiche che hanno decimato i raccolti, distrutto coltivazioni, abbattuto alberi abbattuti e allagato le aziende ma anche provocato frane, smottamenti e alluvioni in un 2018 che si è classificato fino ad ora come l’anno più bollente dal 1800, anno in cui sono iniziate le rilevazioni, con una temperatura superiore di 1,46 gradi rispetto alla media storica nei primi sette mesi dell’anno.

Un impatto pesante per le imprese agricole e per i consumatori in un momento in cui si registra uno storico ritorno dei prodotti base della dieta mediterranea nel carrello. La novità di quest’anno è però l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare la provenienza in etichetta dell’origine della materia prima per prodotti simbolo del made in Italy, dalla pasta ai derivati del pomodoro, che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli con il sostegno alle realtà produttive nazionali. Uno strumento utile anche per non cadere nell’inganno del falso made in Italy che, con l’importazione di prodotti stranieri da spacciare come italiani, rappresenta un rischio particolarmente insidioso in particolare con il calo della produzione nazionale.

Soprattutto per il maltempo, con piogge insistenti nelle fasi di preraccolta investite da vere e proprie bombe d’acqua, in Italia produzione di grano evidenzia una diminuzione generale di circa il 10% rispetto allo scorso anno, ma la qualità è salva grazie a un buon contenuto proteico secondo la Coldiretti. In calo anche il raccolto in Europa dove la siccità ed il caldo hanno “bruciato” la produzione di grano tenero per pane e biscotti del 10% rispetto allo scorso anno mentre per il grano duro destinato alla pasta la riduzione è contenuta al 4%. A livello internazionale la produzione peraltro è in sofferenza dalla Russia all’Ucraina, dagli Stati Uniti al Canada, dall’ Australia alla Turchia.

La raccolta del pomodoro da destinare a pelati, polpe, passate, concentrato e sughi pronti è ancora in atto lungo lo Stivale con una riduzione stimata di almeno il 9% rispetto allo scorso anno, sulla base delle prime indicazioni dell’associazione mondiale dei trasformatori di pomodoro. Le aspettative in Italia sono per un raccolto attorno a 4,75 milioni di tonnellate, con i primi dati che evidenziano una buona qualità in termini di gradi Brix, ovvero di contenuto zuccherino, ma rese all’ettaro sotto le medie degli ultimi anni.  L’Italia è il principale produttore dell’Unione Europea dove le previsioni riportano un calo produttivo complessivo del 14%, con riduzioni superiori al 20% in Spagna e Portogallo. A livello mondiale il calo della produzione sarebbe meno sostenuto (-6,6%), nonostante la previsione di un meno 40% per la produzione cinese di pomodoro da industria, mitigata da un +14% della produzione californiana.

La raccolta delle olive deve ancora iniziare in Italia ma già si contano i danni dei recenti nubifragi che hanno fatto cadere le olive a terra dopo che il gelo invernale ha spaccato la corteccia, bruciato le gemme e spogliato dalle foglie di milioni di piante con danni incalcolabili dopo che lo scorso anno la produzione di olio di oliva stimata era già scesa attorno ai 320 milioni di chili in calo dell’11% rispetto alla media produttiva dell’ultimo decennio.

Per la produzione di miele del 2018 si stima un calo del 50% rispetto alla media degli ultimi anni per l’effetto del clima pazzo che ha stressato le api e compromesso le fioriture. Siamo di fronte a un crollo a macchia di leopardo della raccolta, dalla Sicilia all’Abruzzo, dalla Liguria alle Marche fino alla Sardegna e alla Lombardia, con punte anche dell’80% in meno rispetto alla media per alcune tipologie. Un allarme che si affianca all’impegno a lavorare per contrastare i cambiamenti climatici perché come sosteneva Albert Einstein: “Se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

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