Corti che passione...Francesco Mucci

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Il secondo appuntamento di “Corti che passione" è con Francesco Mucci, giovane autore del corto Corduroy, da lui scritto e diretto e prodotto da Tcc Cooperativa Teatro.

Corduroy è la storia di una cuoca, Marta Perna, caduta in disgrazia a causa del marito ed ex copropietario del loro ristorante. Nel tentativo di sfondare ora nel mondo di youtube, come cuoca in rete, Marta rispolvera una vecchia ricetta da cui era ossessionata e che la porterà a mostrare il suo lato più mostruoso.

Per questo corto la protagonista, Nunzia Schiano, ha vinto il premio come miglior attrice per i corti del bando Nuovo Imaie, mentre Corduroy risulta essere tra i 10 migliori corti prodotti quest’anno. Raffaele Ausiello, Lello Serao, Maria Bolignano, sono gli altri interpreti.

Mucci ha studiato Drammaturgia presso l’Università degli Studi di Salerno, scrive di cinema ed ogni settimana recensisce con un video un film appena uscito. A lui chiediamo come sono nate la sua passione per il cinema e l’idea per questo suo primo cortometraggio.
Cosa rappresenta il cinema per lei?

"Il cinema è sempre stato lì sullo sfondo della mia vita. Sono sempre stato attratto da varie forme d’arte e a lungo ho avuto a che fare con la musica e poi con il fumetto. Sin da piccolo però, mentre vivevo il teatro grazie ai miei genitori, il Cinema era un ritrovo caldo dei miei pomeriggi in cui finivo i compiti velocemente, o delle mattinate con la febbre. Poco alla volta mi sono reso conto di saperne molto più di quanto volessi ammettere e che la settima arte rappresentava un piccolo piacere privato, nascosto e personale".

Dove preferisce guardare i film, nelle sale cinematografiche o a casa?

"Assolutamente in sala. La magia della dimensione “evento” di una proiezione è impareggiabile. Da sempre mi batto con colleghi e amici circa questa assurda tendenza a preferire lo streaming o l’home video in genere. Da appassionato capisco benissimo il piacere di una seconda visione in blu-ray con tutti i contenuti speciali di un film o di una serie, ma l’unicità rappresentata da quella serata, con quel tale film, con quella specifica compagnia (e, si spera, successiva discussione) non ha prezzo".

Chi ritiene siano i suoi “maestri” e qual è il cinema che più ama?

"I miei due maestri indiscussi sono Alfred Hitchcock e Martin Scorsese, per diversi motivi. Devo dire che una certa voglia di entrare maggiormente in questo mondo me l’ha trasmessa il cinema di Christopher Nolan, di cui adoro ogni singolo film, ma nutro un amore particolare per la trilogia del Cavaliere Oscuro (il secondo film è forse il mio preferito di sempre). Di recente sono diventato un appassionato dell’universo horror di The Conjuring, creato da quel maestro di James Wan. Trovo che il cinema di genere, se preso con il rispetto che merita, possa creare dei veri e propri capolavori. Devo infine ammettere che sono un appassionato di un certo cinema nonsense americano, di quelle commedie esagerate, ma piene di cuore, come i film di Ben Stiller, ma soprattutto il mio personale preferito è Due single a nozze. Per citare altri due film che ancora mi segnano profondamente direi Moulin Rouge, peccato di gioventù che ancora rivendico con forza, e il miglior film di Tim Burton (non me ne vogliate) ovvero Big Fish".

Beh, la pima parte di Due single a nozze è irresistibile! Il “Corto” è una forma espressiva molto frequentata dai giovani registi, cosa rappresenta per lei?

"Devo ammetterlo, purtroppo non è una forma espressiva che prediligo e anzi la trovo leggermente “castrante” per il tipo di storie che vorrei raccontare. Credo che la sua grande popolarità derivi innanzitutto da un’esigenza economica e poi dalla consuetudine dettata dal sistema, per il quale se sei un giovane autore inizi per forza con un corto. Detto ciò se ne vedono davvero tanti in giro di ottima qualità in ogni singolo aspetto della produzione".


Corduroy è il suo primo cortometraggio, che presentiamo qui, su questa pagina, ci racconta com’è nato e quali difficoltà ha dovuto superare? A proposito, cosa significa “Corduroy”?

"Come sopra, le difficoltà sono state principalmente quelle di reperire fondi. Inizialmente ho combattuto molto per la forma da dare a questa storia che mi ronzava in testa da tempo. Una volta fatta pace con il cervello (o almeno così credevo) ho imparato molte cose circa gli aspetti produttivi della realizzazione. Il tutto è però nato da questa immagine che avevo di una cuoca che sfida i propri spettatori, quel pubblico dallo sguardo ora insistente ora distratto, che neanche sa cosa vuole, ma che è sempre pronto a indignarsi. Corduroy è una storpiatura fantasiosa di "cuore di re" in francese. Devo dire che una volta avviato il processo produttivo, in seguito alla vittoria del bando del Nuovo Imaie, di vere e proprie difficoltà non ne abbiamo incontrate. Diciamo che tutto quello che viene dopo per me rappresenta la parte migliore, il mestiere, quindi non riesco proprio a percepirle come delle difficoltà. Il mio lavoro in parte è anche quello di crearmi dei problemi e risolverli con stile".


Ora cos'ha in cantiere?

"Sto lavorando sia alla distribuzione di Corduroy, compito gravoso e devo dire parecchio frustrante soprattutto se fatto in proprio, ma al tempo stesso sto scrivendo diversi progetti, tra cui un secondo cortometraggio, un adattamento di una serie che scrivo sul mio blog ilgrigio.net, un videoclip per una band di amici i Drakmah (che vi invito ad ascoltare e seguire) e un progetto per un collettivo di fumettisti che dovrebbe uscire per il Comicon 2019".

Clicca qui per visionare il cortometraggio!
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Corti che passione...Francesco Mucci