Surgelati e pausa pranzo

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Su 500 intervistati, solo il 35% dei gestori di bar senza cucina dichiara di utilizzare piatti pronti surgelati. Nonostante i frozen food rappresentino una soluzione immediata per rispondere alle esigenze di esercenti e avventori, risultano ancora molto forti le resistenze all’adozione dei prodotti surgelati. Questo è uno dei principali dati che emerge dall’indagine “Bar e pausa pranzo” condotta in 14 città italiane da Gourmet Italia, società del Gruppo Dr. Schär, specializzata nella produzione di piatti pronti surgelati.

In particolare, l’azienda trentina ha indagato l’approccio di bar e altri esercizi simili senza cucina (che secondo l’ultimo rapporto FIPE arrivano a circa 149.429 imprese) rispetto all’utilizzo di piatti pronti surgelati in pausa pranzo in cinque delle sei regioni dove si concentrano, sempre secondo FIPE, i due terzi delle imprese del settore (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana) e in Friuli Venezia Giulia.

Pausa pranzo: al bar veloce e sempre con gusto

Sono 9,8 milioni gli italiani che fanno pausa pranzo fuori casa di cui il 42,1% al bar (Fonte FIPE). Risulta evidente come sia necessario garantire un’offerta variegata e competitiva, in grado di rispondere alle necessità degli avventori. L’indagine evidenzia che molti esercizi hanno a menu diverse referenze per la pausa pranzo e che il menù disponibile risulta legato a esigenze precise che coniugano la necessità di un servizio veloce da parte dell’esercente alla voglia di qualità e varietà degli avventori.

Pausa pranzo: i falsi miti sui surgelati
Dalla ricerca emerge che anche per gli esercizi senza cucina, che potrebbero trarre giovamento dall’uso di piatti pronti, il surgelato resta un prodotto carico di pregiudizi e poco richiesto. In questi locali è possibile trovare in menù soprattutto panini, piadine e insalate (97%) seguiti da monoporzioni fresche conservate a 0-4 gradi, ovvero conservate in frigorifero (44%) e solo in coda piatti surgelati (35%). Alla domanda “come mai non utilizza piatti surgelati?”, il 42% dei titolari dei bar intervistati dichiara di non scegliere piatti pronti di questo tipo perché comportano un problema logistico per stoccaggio e preparazione. Resta tuttavia alta anche la percentuale di coloro che affermano di non fidarsi della qualità dei piatti (18%). Mentre per la GDO cresce la richiesta di surgelati, come confermato dalle indagini Nielsen, per il settore Horeca è dunque ancora alto il livello di diffidenza e l’attaccamento agli stereotipi legati a questo tipo di piatto pronto.

Le abitudini di consumo negli ultimi anni hanno subito significative variazioni, specialmente il rapporto tra food e nuove generazioni risulta profondamente cambiato” afferma Milo Compagnoni, Direttore Vendite e Marketing di Gourmet Italia “La pausa pranzo rappresenta un po’ una cartina di tornasole che mette in luce come sia importante riuscire a conciliare ritmi frenetici e richiesta di qualità. Il piatto pronto surgelato in realtà è una delle soluzioni ottimali in quanto, proprio per il rispetto dei valori nutrizionali e delle materie prime alla base di questi prodotti, consente di mettere sul mercato piatti buoni da mangiare e soprattutto sani e veloci da servire anche per i bar più affollati. ”

Pausa pranzo: nuovi trend al bar
L’indagine ha voluto comprendere anche i nuovi trend e le necessità che i titolari vedono emergere in relazione alle richieste dei clienti. L’attenzione dei bar si sta spostando sempre più nel riconoscere un servizio legato a esigenze particolari quali piatti vegetariani/vegani e quelli ideati per chi soffre di intolleranze alimentari. Aumenta anche la richiesta in relazione a piatti etnici o comunque ispirati ad altre culture che sempre più spesso vengono ricercati dagli avventori al posto della classica lasagna o degli spaghetti al pomodoro.  

Pausa pranzo: la risposta giusta per esigenze specifiche
Anche in base a questi trend, il piatto pronto surgelato rappresenta la soluzione ideale. E’ infatti importante garantire ai propri clienti un servizio legato a specifiche scelte alimentari che spesso, anche negli esercizi con cucina, risulta difficile da offrire in quanto richiede attenzioni specifiche per le preparazioni difficili da garantire per chi non dispone di molto spazio o di cucina propria. Grazie alle mono porzioni frozen è possibile rispondere alle richieste alimentari più particolari, senza correre il rischio di dover disporre di piatti pronti freschi o di gastronomia che potrebbe essere invenduta o, ancora peggio, essere riproposta.

Pausa pranzo: qualche curiosità
Infine, dalla ricerca risulta che il 57% degli esercizi che servono piatti pronti, a eccezione di panini, piadine e insalate, risultano avere un prezzo medio che va dai 6 agli 8 euro, mentre il 35% propone pasti tra i 4 e i 6 euro. Solo il 12% dei bar ha un prezzo superiore agli 8 euro. Tra questi bar i picchi di prezzo maggiori si riscontrano in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, in particolare a Verona e Venezia. Nonostante molti esercizi siano di dimensioni contenute, tanto che spesso non dispongono di cucina e hanno problemi di spazio, la maggior parte serve più di 15 coperti giornalieri in pausa pranzo (ben il 51%).

A un anno dal lancio di M’ama, la nuova linea di piatti pronti surgelati dedicata alla grande distribuzione e ai bar per rispondere alle esigenze dei consumatori moderni, Gourmet Italia ha voluto approfondire il rapporto tra bar e pausa pranzo e in particolare in relazione all’utilizzo dei piatti pronti surgelati. L’azienda alto atesina infatti, specializzata nell’ideazione e produzione di frozen food, ha sviluppato la nuova linea appositamente per fornire anche agli esercizi commerciali senza cucina la più completa offerta di piatti pronti surgelati presente sul mercato del food service.

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