ZICHICHI vs VERONESI

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“Ciascuno è figlio del proprio tempo” affermava convinto Hegel, infatti ogni secolo detiene scoperte sensazionali, ma ambivalentemente è flagellato da crisi, guerre e mali incurabili. Nonostante il progresso e la scienza vadano avanti in migliorìa, non sempre sono disponibili cure, nel caso di malattie, per debellarle completamente.

Nella stragrande maggioranza dei casi, colui affetto dal male incurabile, che sia per dedizione o come “ultima spiaggia”, si affida alla spiritualità, a questo Dio caritatevole, nella speranza di un miracolo o semplicemente per lenire quel dolore così forte.

In tanti, infatti, trovano conforto nella fede, nella religione, si affidano al Dio buono, misericordioso e onnipotente. Ma quest’elevata divinità sopracceleste esiste davvero?

Due maestri a confronto, magnati della scienza, Umberto Veronesi, chirurgo oncologo, nonché direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia, e Antonio Zichichi, fisico e professore emerito del dipartimento di fisica superiore dell'Università di Bologna, noto al pubblico in qualità di divulgatore scientifico, donano risposte differenti al quesito posto.

Il professor Veronesi che non ha mai fatto mistero del suo ateismo, spiega nel suo ultimo libro “Il mestiere di uomo”, sugli scaffali delle librerie da qualche giorno, la sua totale dedizione per la scienza, la sua missione di medico, ma è proprio tra le righe della carta, che sporgono parole forti e completamente asettiche nei confronti della religione.

“Dopo Auschwitz il cancro è un’altra prova che Dio non esiste”. 

È un ex cattolico credente che parla, con espressioni che incredibilmente testimoniano il grande impegno di specialista. Eppure dopo anni trascorsi in parrocchia ed oratorio durante la fase adolescenziale, gli stessi nel tempo hanno fatto spazio all’agnosticismo e al credere solo a ciò che si vede.

A diciotto anni non volevo andare a combattere, ma finii in una retata e mi ritrovai con indosso un’uniforme che non aveva per me alcun valore e fui ben armato per uccidere altri ragazzi, in tutto e per tutto uguali a me salvo per il fatto che indossavano una divisa diversa. Oltre alle stragi dei combattimenti, ho toccato con mano anche la follia del nazismo e non ho potuto non chiedermi, come fece Hannah Arendt prima e Benedetto XVI molti anni dopo: “Dov’era Dio ad Auschwitz?”. La scelta di fare il medico è profondamente legata in me alla ricerca dell’origine di quel male che il concetto di Dio non poteva spiegare. Da principio volevo fare lo psichiatra per capire in quale punto della mente nascesse la follia gratuita che poteva causare gli orrori di cui ero stato testimone. Avvicinandomi alla medicina, però, incappai in un male ancora più inspiegabile della guerra, il cancro”.

Di tutt’altro avviso e dedito al concetto metafisico stracolmo di fede e spiritualità è appunto il professor Zichichi.

Il docente risponde con tono deciso ai pensieri rigidi e formali dell’oncologo:
“La scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l’esistenza di Dio. L’ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla. C’è un’altra forma di evoluzione che batte quella biologica: l’evoluzione culturale. L’evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l’uomo a scoprire se esiste o no il supermondo, come facciamo al Cern”.
[…] proseguendo, “La nostra vita media ha superato gli 80 anni e le previsioni vanno oltre i cento anni, grazie alla scoperta che il mondo in cui viviamo è retto da leggi universali e immutabili “.

“[…] Se c’è una logica deve esserci un Autore. L’ateismo, partendo dall’esistenza di tutti i drammi che affliggono l’umanità, sostiene che se Dio esistesse queste tragedie non potrebbero esistere. Cristo è il simbolo della difesa dei valori della vita e della dignità umana. Che sia figlio di Dio è un problema che riguarda la sfera trascendentale della nostra esistenza. Negare l’esistenza di Dio però equivale a dire che non esiste l’autore della logica rigorosa che regge il mondo. Tutto dovrebbe esaurirsi nella sfera dell’immanente la cui più grande conquista è la scienza”.
Il dilemma è senza dubbio scottante ed arduo, chissà se un altro padre fondatore s’inserirà nel contesto, avvalorando una delle due tesi già esposte, o con libero arbitrio e in totale franchezza esprimerà una terza ipotesi a tal riguardo.

Nel contempo cerchiamo di essere imparziali, lasciando a ciascuno la libertà di decidere se credere o meno, e/o di impersonificare in qualcuno o qualcosa il proprio “Salvatore”.
 
 
 
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