Diversity in azienda: questione di genere e non solo

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InfoJobs, la piattaforma numero 1 in Italia per la ricerca di lavoro online, presenta i risultati di un’indagine condotta su aziende e candidati sul tema lavoro e diversity, realizzata in occasione di Jobbando, di cui InfoJobs è main sponsor e contributor, che dedica questa quinta edizione proprio alla riflessione sul tema dell’inclusione lavorativa.

InfoJobs, in qualità di osservatorio privilegiato sul mondo del lavoro con 5,4 milioni di utenti registrati, oltre 5.000 aziende attive nel 2018 e oltre 1.000 nuove offerte ogni giorno, ha chiesto ai candidati cosa sia per loro la diversity in azienda e come venga vissuta, mentre alle aziende e agli HR ha chiesto non solo che politiche vengano messe in atto, ma anche se e come la diversity venga considerata in fase di recruiting. E quello che emerge è un ritratto a tratti sorprendente.

La diversity in azienda è donna
Il primo risultato sorprendente è che la diversità è ancora oggi legata al sesso: ben il 71% ha infatti dichiarato che la diversità è una questione di genere. Segue in seconda posizione ma a grande distanza la nazionalità (23%), e, decisamente meno rilevanti, l’orientamento sessuale (6%), il colore della pelle (4%) e il credo religioso (3%).

Nonostante una popolazione lavorativa al 42,1% femminile e un campione di oltre 1.300 rispondenti di età compresa tra i 26 e i 55 anni ed equamente diviso tra uomini e donne, per i candidati il tema più sentito è quello delle pari opportunità. La strada da fare è ancora lunga, per questo è importante per noi come osservatorio dare il nostro contributo per stimolare il dibattito e la riflessione su un tema chiave come questo”, dichiara Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs.

I candidati si sentono diversi al lavoro? Oltre il 52% dei candidati ha risposto affermativamente, anche se fortunatamente alla maggior parte è capitato saltuariamente, solo in alcuni contesti (34%). Solo il 16% ha dichiarato invece di non sentirsi diverso perché l’ambiente in cui lavora è inclusivo e valorizza la diversità. Andando più a fondo con una domanda esplicita legata a episodi discriminatori, ben il 33,5% ha dichiarato di avervi assistito, controbilanciato fortunatamente da un 60% cui non è mai capitato, ma che dichiara che interverrebbe qualora capitasse.

Come viene vissuta la diversità in azienda
Bene nel 30% dei casi, o perché ci sono politiche specifiche di inclusione (18%), oppure perché, anche in assenza di politiche specifiche, l’azienda valorizza la diversità (12%). Male per il 23%, perché ci sono politiche che vengono ignorate (12%) oppure per discriminazione vera e propria (11%). Il vero vincitore è però l’indifferenza, che può essere letta con accezione positiva di “guardare alle persone per quello che sono e per come lavorano” o negativa di “far finta di non vedere”: per il 47% non ci si presta attenzione, nel bene e nel male.

Infine, l’88% dei candidati dichiara di sapere cosa sia il diversity management, ma per il 52% significa trattare tutti allo stesso modo, mentre solo per il 36% significa valorizzare le differenze. In parallelo, l’87% non ha una figura di diversity management specifica in azienda né qualcuno che se ne occupi, ma per il 49% ce ne sarebbe bisogno.

Diversity management: le policy aziendali
Il primo dato che emerge dalle aziende rispondenti, per l’80% PMI sotto i 250 dipendenti, è sorprendente: il 20% dichiara di avere una politica di diversity management, mentre il 7,5% dichiara di essere al lavoro per averla entro 1 anno. Se a ciò si somma il 34% che dichiara di non avere politiche specifiche ma di promuovere e valorizzare la diversity, la percentuale di aziende attente alla diversità supera il 60%, mentre un 38% rimane indifferente e non ha in piano nessun tipo di attività.

Chi si occupa di diversity management in azienda? Il 20% ha una figura interna che si occupa di diversity management, specifica o delegata; il 13% sta lavorando per crearla, mentre il 24,5% dichiara di non averlo in piano ma che ce ne sarebbe bisogno. Rimane comunque un importante 43,5% che dichiara di non sentire il bisogno di una figura specifica che possa strutturare, garantire e presidiare la policy di diversity management.

Interrogando gli HR aziendali su esperienze concrete di gestione della diversity in azienda, il 64,5% dichiara di non aver mai dovuto gestire situazioni difficili, mentre la parte restante del campione si divide tra chi dice di averle risolte in modo costruttivo (23,5%) e chi invece dichiara che la diversity abbia generato un problema concreto come richiamo disciplinare, calo produttività o cambio di team (12%). Esperienze che sembrano mancare anche in positivo: il 68% degli HR non ha mai riscontrato situazioni in cui la diversity in azienda abbia rappresentato un plus: solo per il 22,5% ha portato a un miglioramento del clima aziendale, mentre per il 9,5% ha contribuito a migliorare produttività e risultati.

Infine, rispetto al delicato tema della valutazione della diversità in sede di colloquio, il 34% ha dichiarato di non valutarla perché non vi presta attenzione o comunque non si lascia influenzare, un altro 34% dice di valutarla come un plus o un minus a seconda della posizione ricercata, mentre per il 28% è un valore aggiunto sempre, purché a parità di competenze. La diversity resta un fattore negativo solo per il 3% degli intervistati.
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