Ella Fitzgerald: The First Lady Song

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Nel Club delle prime donne non possiamo non annoverare la mitica Ella, conosciuta come The First Lady Song. Anche chi non capisce nulla di musica sa che Ella è la regina del Jazz. Un importante critico inglese, Mike Butcher, scrive di lei negli anni cinquanta: “indubbiamente oggi non esiste un'altra personalità nella musica jazz e popolare che goda di tanta stima al mondo come Ella Fitzgerald... prendete una dozzina di dischi diversi di Ella e analizzateli. Se scoprite un errore tecnico, canoro o stilistico sarete diventati più critici di mille critici messi assieme".

Associata spesso alla figura di Armstrong con il quale dal 1946 al 1951 ha inciso un corposo numero di opere, piccole meraviglie in cui la semplicità, lo humour e il contrasto delle due voci creano un linguaggio intimo e sensibile per la gioia degli amanti del jazz. Ella rappresenta Il Jazz, l’unico e inimitabile. E’ l’unica artista del panorama che con la sua vocalità diventa capace di fare praticamente di tutto.

Il fenomeno Lady Ella nasce in un periodo in cui l’America vuole ascoltare lo Swing, vuole “roba fresca”, nuova. Lo stile delle grandi cantanti blues come Bessie Smith e Ma Rainey è ormai superato, per questo, i suoi consiglieri musicali, Benny Carter, Fletcher Handerson e Chick Webb la spingono verso il “vocalese Swing”, una scelta obbligata si potrebbe dire, ma che per Ella è più che azzeccata e allo stesso tempo quasi superata. Lei è già “tutto”. Lo stile obbligato dal tempo non le impedisce, nel corso del tempo, di arrivare alla maturità artistica che la porta alle ballad dei grandi compositori. In dotazione una tecnica impeccabile che le consente di improvvisare su un registro talmente esteso da restare senza parole, tre ottave. Un timbro fresco, buon gusto e tanta simpatia ma soprattutto grande passione. Ella non è da manuale è il Manuale.

Nasce il 25 Aprile del 1918 a Newport News (Virginia) da una famiglia a dir poco umile, la madre lavandaia e nessuna notizia del padre, dileguatosi prima che nascesse la piccola star, ad accudirla in sua sostituzione, oltre la madre, un patrigno portoghese.

Da bambina si dedica alla danza e quando la famiglia si trasferisce al nord inizia a partecipare a svariati concorsi. Ed è proprio da uno di questi concorsi di danza che viene fuori il talento. Incoraggiata dagli amici, prende parte a una competizione organizzata dall’Apollo di Harlem ma una volta sul palco, invece che ballare, presa dall’emozione cosa fa? Quello che le riesce più naturale, inizia a cantare. Ha sedici anni e fra il pubblico c’è Benny Carter che resta stupefatto tanto da segnalarla a Fletcher Handerson che, però, preso dal successo si dimentica di Benny.

Lo stesso non fa la CBS che offre alla piccola Ella un provino per la radio, provino al quale la ragazza deve rinunciare per difficoltà familiari. Dopo un anno cerca di presentarsi alla Harlem Amateur Hour dove canta accompagnata dall’orchestra di Tinny Bradshaw e da quella di Chick Webb un batterista la cui band in quel periodo inizia a dare buoni frutti. In sala Moe Gale,manager della band di Chick che offre ad Ella un contratto di una settimana per la modica cifra di dieci dollari. Un inizio niente male! Una serata e Web l’avrebbe assoldata. L’amicizia personale oltre che professionale con Chick e con sua moglie la porta a intraprendere un lungo iter di successo. Inizia ad esibirsi al Savoy e in tournee, prima in brani più freschi e poi in qualcosa di più melodico e impegnativo. La Decca tiene sotto controllo Ella e dal 1935 al 1939 le fa registrare un numero di brani da record per quel periodo, parliamo di 44 facciate di 78 giri. Il primo, “Love and Kisses” ottiene un successo strabiliante. Ella registra sotto il nome di Savoy Eight grazie all’amicizia con Chick e, nel 1937 collabora con i Mills Brothers. Suscita senza alcuna difficoltà l’interese dei grandi del panorama, Benny Goodman nel 1936 le fa registrare per la Victor RCA diversi brani, fra i quali “Goodnight My Love”, “T’Anin No Use” e “Did Ja Mean It” pubblicati solo negli anni cinquanta su divieto della Decca. Chick ed Ella fanno faville insieme, un numero non valutabile di successi vengono letteralmente sfornati e alcuni di essi scrivono la storia del jazz come la filastrocca infantile “A Ticket a Tasket” , “Ella, Hart Of Mine” e “Just a Single Melody”.

Ella ottiene insieme a Bing Crosby il primo posto nell’inchiesta annuale di Down Beat. Chick Web, però, si ammala e lascia Ella a Baltimora il 16 Giugno del 1939. L’orchestra continua a lavorare prima con il nome di Chick Web Orchestra e poi come Ella Fiztgerald and her famous Orchestra. La grande Guerra, però, non lascia spazio alla musica e a causa del servizio di leva, l’orchestra si scioglie nel “41”. Durante la guerra le registrazioni sono pochissime a causa della difficoltà nel reperire musicisti e la materia prima per la produzione di dischi, la gomma lacca. Ma tutto passa, compresa la guerra e sulla musica di Ella torna a splendere il sole e che sole! Registra con l’orchestra di Billy Butterfield, con Billy Kyle e con Bob Haggart nel 1947 e, nel contempo, inizia a modificare nuovamente il suo stile grazie anche alle nuove idee musicali dei bopper. La torunèè con Dizzy Gillespie nel sud degli Usa manda letteralmente in delirio i suoi fan ai quali Ella regala perle come “How High The Moon”, “Flying Home” e “Lady Be Good”. Successi, con cui The First Lady Song lancia il suo modo di cantare completamente oltre quanto potesse mai aspettarsi il pubblico. Inizia a utilizzare lo scat, comincia a imitare gli strumenti, chitarra, basso, tromba e la voce roca di Armstrong con distrazioni, citazioni e tanto altro improvvisato. Non è più solo una cantante è uno strumento canoro dalle illimitate possibilità.

Nel 1948 arriva l’amore, sposa il bassista Ray Brown. Insieme all’amore arriva un altro pezzo di successo, inizia a girare il mondo con il gruppo jazz del marito, Jazz at the Philarmonic organizzato da Norman Granz che diventa poco dopo il suo manager. Del periodo non ci sono registrazioni, poiché, ancora sotto contratto con la Decca, Ella deve cancellare tutte le sue registrazioni. Scaduto il contratto con la società inizia a registrate con la Verve di proprietà di Granz. I primi LP che Granz le fa registrare sono quelli con Armstrong, dischi dal successo planetario. Da qui, una serie di tournèe la portano per il mondo, la prima volta in Italia nel 1952.

Il successo la assorbe letteralmente, inizia a viaggiare a destra e a manca per il globo, sperimentando anche i ritmi bossa nova. E’ in testa alla classifica di Down Beat ma collassa per la seconda volta, la prima nel 1937 dopo una serie incessante di spettacoli va in crisi depressiva pur continuando instancabilmente il suo lavoro. Nel ’65 si unisce all’orchestra di Duke Ellington e, dopo un anno, ancora concerti in tutta l’Europa. A Milano tenne due indimenticabili performance, appena uscita dalle quinte il pubblico l’applaudì per circa sei minuti. Dal 1967, dopo la cessione della Verve, Ella diventa una vera e propria free lancer della musica jazz. Dal ’70 al ’72 abbandona più volte la scena per problemi di salute e due operazioni, ma non demorde. Nel ’73 partecipa al Festival di Newport e alla Carnegie Hall di New York a un recital in onore di Chick Webb. Dal ’76 inizia il suo declino fisico a causa del diabete e si ritira dalle scene. In realtà Ella non è mai trascorsa, insieme a Billie Holiday e Sarah Vaughan rappresenta una delle intoccabili icone dello Swing e del Jazz, quello nero, quello puro. Il suo tono, inconfondibile, quel suo usare addirittura lo scat nel cantare ha cambiato il modo di intendere la musica. Basta rilassarsi su un divano e ascoltare uno qualsiasi dei suoi brani per essere magicamente in America in uno dei tanti locali jazz del tempo, sembra quasi di sentire l’odore di sigarette e scotch nell’aria. Ella ha cambiato il mondo. E’ così. La musica dopo lei non è stata più la stessa. 

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