Enrico, inquilino del IV piano

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Il Teatro Elicantropo di Napoli ospiterà il debutto di Enrico, inquilino del IV piano ispirato all’opera di Pirandello, scritto a quattro mani da Mario Brancaccio e Aurelio Gatti, che ne firma anche anche la regia, presentato da Gruppo79 e Michelangelo produzioni.

L’allestimento vede la presenza in scena di Mario Brancaccio, Simona Esposito e la giovanissima Marilù Ciotola, con la partecipazione straordinaria e intermittente di Lello Giulivo, Anna Spagnuolo, Patrizia Spinosi, Gianluca d'Agostino, Rossella Amato.

Un androne napoletano è una sorta d'incrocio universale, in cui insistono e attraversano umanità varie e diverse, dove un incidente comune (un guasto alla fornitura elettrica) riduce tutto a ciò che è in luce.

La portinaia Maria, la figlia Palummella che non parla, un attore in cerca di scrittura, una guaritrice chiamata a risolvere il mutismo della figlia, una donna silenziosa, condomina del palazzo, e infine Enrico, traduttore e studioso senza impiego, inquilino del IV piano.

Tutto accade sotto le poche luci riattivate per l'emergenza, costringendo in uno spazio comune ogni “diversità”, ingigantita e, poi, bollata come pazzia.

Il tema della pazzia è ricorrente in molto teatro e cavallo di battaglia dell'attore, ma è, oggi, esautorato. La follia, declinata in ogni forma, non è più la “condizione” per mettere  a nudo contraddizioni,  paure e passioni,  quasi una  parte integrante della natura umana, ma una anomalia contemplata nel rischio sociale

Tutto questo – scrive il regista in una nota - ci ha suggerito una rilettura sostanziale che investe non solo la forma, ma anche gli sviluppi e gli esiti. La soluzione scelta dall'Enrico IV pirandelliano di aderire alla a-normalità come sistema di vita, perché solo nella follia, incomprensibile e inaccettabile ai più, è possibile un viatico di consapevolezza e conoscenza, non è immaginabile per il nostro Enrico”.

Immerso in un quotidiano precario, destabilizzato definitivamente dall'incidente, continuamente vessato dall'eccessiva portinaia,  Enrico non difende la sua “diversità”, ma tutela  quella della piccola Palummella, etichettata “creatura” solo perché schiva nel parlare. La difesa ad oltranza di quella giovanissima “a-normalità” fa dell'inquilino del IV piano un “pazzo”.

In questa consapevolezza del giudizio collettivo, l'inquilino diventa personaggio e prende definitivamente le sembianze di Enrico IV, assumendone la forma immutabile agli occhi di tutti, in cui ogni effetto è obbediente alla sua causa, con perfetta logica, e nella quale ogni avvenimento si svolge 'preciso e coerente' in ogni suo particolare.

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