Europee - Dieci donne che fanno l'Europa

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E’ stato presentato a Napoli, nella Spazio Guida di Via Bisignano, il libro “Europee - Dieci donne che fanno l’Europa”, Ediz. “La via da percorrere”, il primo degli appuntamenti Day for Future organizzati da Gente Green.

Il testo è un’opera collettiva che raccoglie gli scritti di10 donne europeiste convinte, le quali in Europa lavorano e rappresentano l’eccellenza nei loro rispettivi settori. Dieci donne risolute, preparate, indipendenti, dieci contributi di italiane a Bruxelles consapevoli della crisi che l’Unione attraversa, come pure delle potenzialità che il progetto continua ad avere anche per l’Italia e che esse perseguono con passione e competenza.

La prefazione entusiasta al testo è di Moni Ovadia, che ci dice ritenere necessaria la lettura del libro per ben capire e non essere travolti da superficiali slogan. Ovadia ammira l’impegno autentico di queste straordinarie donne, che va a contrapporsi alla sottocultura mediatica del non-pensiero:La mia ignoranza vale quanto il tuo sapere”.

A rappresentarle tutte, da Guida, tre di loro con le quali ha interloquito Carmine Maturo, portavoce Gente green, a leggere brani dal libro Cristina Liguori e Stefy De Francesco:

La vivace Monica Frassoni, bresciana nata in Messico, poliglotta (parla sei lingue), ricca di un’energia e un entusiasmo contagiosi, (mi ha ricordato la verve di Caterina Valente) appassionata di danze latinoamericane e decisa ecologista.


Vive da 30 anni a Bruxelles dove per due legislature, dal 1999 al 2009, ha svolto la sua attività di eurodeputata eletta prima con gli Ecolo belgi e, dal 2004, in rappresentanza dei Verdi italiani.

Ha trascorso gran parte del suo tempo in giro per l’Europa e il mondo, e si dichiara contraria a considerare l’Europa come un disastro o una meraviglia, e consapevole della burocratizzazione che ha allontanato le persone dall’Unione, ma convinta della necessità di perseguire l’obiettivo di un’Europa per tutti.

E’ sua l’dea del libro, quella di raccontare, appunto, la storia di alcune donne che a Bruxelles non scaldano la sedia, ma al contrario lavorano attivamente per il successo del progetto europeo, con la speranza che possa contribuire a migliorare il mondo.

Quello di migliorare il mondo era il desiderio giovanile di Isabella Lenarduzzi, nata a Bruxelles da madre belga e padre friulano, figlio di un minatore emigrato in Belgio in cerca di un avvenire migliore. Unico laureato dei suoi fratelli e costretto su una sedia a rotelle per i danni subiti dalla sua iniziale povertà. Dopo la laurea venne assunto alla commissione europea dove si è impegnato per concretizzare l’effettiva circolazione dei lavoratori in tutta Europa, inventando, così, il programma Erasmus, uno dei simboli positivi dell’Europa.

Degna figlia di cotal padre, Isabella è oggi un’imprenditrice sociale di successo che ha fatto dell’uguaglianza tra donne e uomini la sua battaglia. Dal 2006 è alla guida di Jump, un’impresa che ha come obiettivo l’ottenimento delle pari opportunità sul lavoro per tutte le donne.

Sposatasi con un napoletano, col quale ha avuto due figli, è vissuta sette anni nella nostra città dove ha organizzato Studimed, il salone degli studi in Europa e lavorato come dirigente alla Città della Scienza. Dopo la separazione dal marito, rivelatosi un gran conservatore in fatto di ruoli familiari, è rientrata a Bruxelles e si è inventata i Brussels Job Days e poi gli European Job Days che hanno dato lavoro a più di 5.000 persone in cinque anni.


Giovannella D’Andrea, siciliana d’origine, ha desiderato fin da ragazza essere un’italiana d’Europa, vi si è preparata studiando diritto europeo e oggi, in qualità di giurista, si occupa di come cambiare gli ordinamenti nazionali dei paesi interessati a far parte dell’unione.

Ora sta lavorando sul Montenegro dopo aver partecipato a progetti in Kosovo, Albania, Turchia. La sua esperienza le ha anche fatto toccare con mano l’inefficienza delle regioni italiane nell’ottenere fondi europei, e le conseguenze illecite che ciò comporta, fonte di frustrazione, questa, per chi difende il progetto europeo e il nostro Paese non sempre considerato affidabile.

I sette anni che ha trascorso a Londra in uno studio legale le hanno invece insegnato che il Regno Unito non è stato mai davvero “europeo” e di come sia stato possibile arrivare al negoziato per la Brexit.

Ora vive stabilmente a Bruxelles col figlio e il marito funzionario della Commissione conosciuto sui banchi dell’Università.


Le altre sette autrici sono nell'ordine: Silvia Bartolini, Antonia Battaglia, Annalisa Gadaleta, Marina Marchetti, Elly Schlein, Francesca Venturi, Daniela Vincenti.

Alla fine dell’incontro-dialogo non possiamo che dirci ammirate ed entusiaste d’aver conosciuto queste straordinarie e umanissime donne, nonché contagiate dal loro sincero amore per il progetto europeo. La loro vita e il loro impegno testimoniano la necessità di un’adeguata preparazione, unita alla perseveranza, pel raggiungimento dei propri obiettivi.
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