SI TEME LO TSUNAMI EUROSCETTICI E IL PARTITO DELL'ASTENSIONISMO

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In molti temono uno Tsunami dei partiti che hanno professato il proprio dissenso all'Europa e alle sue politiche di austerity. Quei partiti che stanno cavalcando il mal di pancia dell'elettorato europeo ormai stremato da una crisi che ha messo in ginocchio molte delle economie dell'unione. L'Euroscetticismo non appartiene, però, solo ai paesi colpiti più duramente dalla crisi, ma anche a quelli che, nonostante la crisi, hanno visto le loro economie fiorire. 

In Germania, esempio, si teme che l'Europa possa richiedere un sacrificio in termini di aiuti economici, molto alto e questo porta tanti tedeschi a vedere l'unione in modo negativo. L'altro spettro di queste elezioni è il versante del non voto che in maniera meno rumorosa, ma che sottolinea una disaffezione profonda dei cittadini verso l'unione, trasmette il dissenso verso quest'Europa percepita spesso come un sistema o un cartello economico più impegnato a proteggere le grandi Banche e sistemi finanziari che i suoi cittadini. Queste elezioni vedono anche avanzare le forze di estrema destra, quelle più pericolose. In tempi bui lo spettro dei mostri del passato ritorna a germogliare, l'uomo ha una memoria corta. La storia e il sangue versato hanno il difetto di diventare molto simili a fotografie che invecchiano nei cassetti della memoria.
Così ci ritroviamo nuovamente personaggi che sembrano la fotocopia mal riuscita di quei piccoli uomini che hanno canalizzato il malessere e la rabbia dei popoli generando le peggiori dittature e le mostruosità più gravi di cui l'essere umano si sia macchiato. In quest'ottica non rassicurante l'Europa nel giorno delle elezioni fa i conti con l'attentato antisemita di Bruxelles. L'Italia in questo frangente è tra quelle nazioni in cui questo estremismo è meno visibile, ma che non per questo risulta meno strisciante. Purtroppo si deve registrare una disinformazione e un'analfabetismo politico e culturale dell'elettorato medio, che assorbe in modo passivo le informazioni – spesso prese da fonti non molto attendibili come i socialnetwork – esprimendo così un voto non ragionato ma dettato dal malcontento del momento.
E' paradossale che nell'era digitale, in cui si riesce ad accedere alle informazioni in modo semplice e quasi istantaneo, ci sia questo fenomeno nuovo che vede la diffusione eterogenea di una subcultura dell'incultura personale, in cui ci si limita a recepire l'ovvio, a non indagare e informarsi. Molti elettori se interrogati sui programmi elettorali dei partiti o movimenti di riferimento neanche conoscono le intenzioni di quest'ultimi. Il voto di protesta assume così un pericoloso risvolto, perché quando si vota in modo inconsapevole senza conoscere a pieno ciò che stiamo scegliendo, spesso si incappa in disastri.

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