Extravergine: preserva la memoria e il declino cognitivo

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Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Annals of Clinical and Transnational Neurology da tre scienziati italiani, Domenico Praticò, Elisabetta Lauretti della Temple University di Philadelphia (USA) e Luigi Iulianodell’Università La Sapienza – ROMA, l’olio extravergine d’oliva sarebbe in grado di preservare la memoria e la capacità legate all’apprendimento, inoltre avrebbe una funzione preventiva rispetto all’insorgenza dell’Alzheimer riducendo la formazione delle placche amiloidi e dei grovigli neurofribrillari, tipici segni della malattia.

Gli scienziati hanno studiato la relazione che sussiste tra l’assunzione di olio extravergine e la demenza prendendo due gruppi di topi predisposti allo sviluppo di Alzheimer nutrendoli con una dieta standard ed una ricca di olio extravergine d’oliva. I ricercatori hanno aggiunto l’olio d’oliva al regime alimentare del secondo gruppo di roditori quando gli animali hanno compiuto 6 mesi, prima che sviluppassero i sintomi dell’Alzheimer.

Cosa si è visto al termine della sperimentazione? I topi che avevano assunto regolarmente olio d’oliva avevano migliori prestazioni nello svolgimento di alcuni test che implicavano funzioni cognitive quali: memoria di lavoro, memoria spaziale e abilità di apprendimento. Inoltre, un’ulteriore differenza è stata rilevata rispetto ai tessuti cerebrali: i topi nutriti con la dieta che prevedeva l’assunzione di olio d’oliva mostravano una maggiore integrità delle sinapsi e un aumento significativo dell’attivazione dell’autofagia delle cellule neuronali. Questo aspetto risulta essere di fondamentale importanza per la riduzione dei livelli di placche amiloidi e della proteina tau fosforilata.

L’autofagia – spiega il dottor Praticòè un meccanismo attraverso cui le cellule eliminano tossine e detriti intracellulari, come le placche amiloidi e i grovigli neurofibrillari. Le cellule cerebrali dei topi nutrite con olio extravergine d’oliva – continua il ricercatore – mostravano livelli più elevati di autofagia e una minore presenza di placche amiloidi e di proteina tau fosforilata.

Ora i ricercatori si propongono di estendere i risultati dello studio ai pazienti cercando di capire se aggiungere olio d’oliva alla dieta in un momento successivo alla diagnosi di demenza può fermare o invertire la progressione della malattia.

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