Femminicidio e maschicidio sullo stesso piano?

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Il 16 marzo di quest’anno, in allegato al quotidiano «Il Giornale», è uscito un pamphlet di Barbara Benedettelli, Il maschicidio silenzioso. Perché l’amore violento è reciproco e le donne non sono solo vittime: «Non de-costruire il lavoro fatto dal movimento femminista e da quegli uomini illuminati che lo hanno accompagnato, ma introdurre altri frammenti in uno spazio che dobbiamo riconoscere multidimensionale. Se la parola femminicidio è entrata ormai a far parte del lessico comune per descrivere un fenomeno che riguarda le donne, dobbiamo, per onestà intellettuale e senso della realtà, coniare anche un termine simile per descrivere il fenomeno contrario, ma speculare e interconnesso, che riguarda gli uomini. La visione unilaterale e unidimensionale di un insieme non è mai risolutiva. Può anzi, anche a causa di un’estensione smisurata di un lato soltanto, deformare l’intera realtà. Aggravandola […] Barbara Benedettelli sposta la lente di ingrandimento, l’angolo di visione, sul lato oscuro e tabù dell’amore malato e violento, ovvero quello delle donne che odiano gli uomini. Un inquietante inchiesta tra decine di casi, omicidi, ricatti sulla pelle dei figli, gelosie, senso di possesso. Perché le donne saranno pure statisticamente più spesso vittime, ma quando oltrepassano il limite agiscono esattamente come il peggiore bruto femminicida. Alla faccia del politically correct. Serie Fuori dal Coro» (“Il Giornale”).
 
Da questo assunto, una domanda dobbiamo porcela. Perché in Italia si sposta l’attenzione pubblica e dei mass-media soltanto sull’emergenza femminicidi, trascurando il maschicidio? I numeri, come vedremo, ci dicono di non sottovalutare il secondo aspetto. D’altronde, Le statistiche dicono che il nostro paese è il paese sviluppato dove le donne corrono il minor rischio di essere uccise, titolo di un articolo di Gianpiero Dalla Zuanna e Alessandra Minello, apparso su «Il Foglio» del 27 agosto 2017. Per Roberto Marchesini, invece, filosofo, etologo e saggista (Bologna 1959), ex collaboratore di Giorgio Celli, il celebre studioso entomologo,  nell’articolo, Femminicidio, ma gli uomini uccisi sono di più, pubblicato il 12.8.2013, su «La Nuova Bussola Quotidiana», prendendo spunto da un articolo su «L’Avvenire» dove si viene a conoscenza che dall’inizio di quell’anno (2013), le donne uccise sono state 99, si pone una domanda, anzi più di una: «Fino al 31 luglio 2013 sono state uccise 99 donne: malissimo! È una tragedia. E quanti uomini sono stati uccisi nello stesso periodo? Avvenire non lo dice, né altri media riportano la cifra. Perché? Perché ci si prende la briga di contare le donne uccise mentre gli uomini uccisi non li conta nessuno? Sappiamo che il rapporto tra gli uomini e le donne uccisi in un anno è circa 4/1: perché 99 donne uccise fanno notizia e 400 uomini uccisi no? Perché le 99 donne uccise vengono contate e i 400 uomini uccisi no? Valgono forse meno?».
 
Più avanti, Marchesini, considerato uno dei massimi esponenti mondiali della zooantropologia, disciplina che si prefigge lo scopo di studiare la relazione uomo-animale da una prospettiva non antropocentrica, rincara la dose: «C’è stato chi ha obiettato che l’emergenza femminicidio c’è, perché la percentuale di donne uccise sale di anno in anno. Invece l’emergenza femminicidio non c’è, perché il numero di donne uccise scende di anno in anno. Erano 192 nel 2003; 172 nel 2009; 156 nel 2010; 137 nel 2011, 124 nel 2012. E come mai, se il numero assoluto di donne uccise diminuisce di anno in anno, la percentuale sale? Perché il numero assoluto di omicidi compiuti nel nostro paese scende di anno in anno, ma scende più velocemente per gli uomini che per le donne (anche a causa della maggior diffusione degli omicidi con vittime maschili)». Per poi concludere «che, nell’anno del trionfo dell’ideologia di genere, vorrei che fossero rispettate le quote rosa anche per quanto riguarda la criminalità in Italia, cioè che il numero di uomini uccisi ogni anno nel nostro paese possa scendere fino a raggiungere il livello delle donne uccise. E mi piacerebbe molto vedere i fautori della parità indignarsi per il silenzio con il quale vengono dimenticate molte vittime di crimini violenti soltanto a causa del loro sesso (maschile)».
 
Il problema è serio, molte vittime innocenti hanno riempito i necrologi di questi ultimi tempi, e non importa se sono più donne che uomini o viceversa a risiedere al vertice di questa terribile classifica. Eppure c’è qualcuno che l’ha sparata grossa, in un momento poco opportuno, tra l’altro, come il consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi, con un commento imbarazzante di un paio d’anni fa postato sulla sua pagina di facebook (ora cancellato), dove afferma: «Femminicidio? Statisticamente c’è il maschicidio: sono più le donne che uccidono gli uomini». Ovviamente questa esternazione ha fatto andare su tutte le furie le femministe. Noi, non avendo elementi scientifici né numerici per stabilire chi abbia ragione e chi torto, ci teniamo alla larga dal dare un giudizio, attenendoci solo alla cronaca dei fatti, senza però non essere comunque indignati per quelle donne che hanno perso la vita per mano di mariti o fidanzati gelosi.
 
Tuttavia, è veritiero che ci sono state donne assassine che hanno soppressi uomini soprattutto per un interesse economico. Qui ne diamo un piccolo elenco, prendendo in prestito titoli dai quotidiani, non per polemica, ma per una semplice informazione, portando a conoscenza omicidi dall’inizio 2017 fino ad oggi:
- Giovanis Apostolis, 55 anni, di nazionalità greca. Ucciso a coltellate durante una lite in strada da Gina Iulia Dascalu («ilmessaggero.it», 11 gennaio);
- Giuseppe Berni era stato trovato cadavere l’11 gennaio. Il delitto opera di Giuseppina Lugari che assieme alla figlia derubava da tempo il pensionato («repubblica.it», 11 gennaio);
- Vincenzo Brunaldi, 48 anni, medico tossicologo, ucciso nel sonno con un colpo di arma da fuoco dalla moglie Donatella Zucchi («estense.com», 24 gennaio);
- Luciano Omminetti, 60 anni, falegname. Ucciso dalla moglie Carmela Lucrezia Varesi, bidella di Lanuvio, con tre coltellate duranteuna lite («iltempo.it», 24 marzo);
- Udine, pensionato ucciso da 2 quindicenni. Il procuratore: il loro racconto sembra un puzzle. Le ragazze interrogate tutta la notte, dubbi degli inquirenti «Racconto avventuroso e pieno di lacune da chiarire» («Il Corriere della Sera», 7 aprile);
- Cosenza, uccide il convivente ottantenne con l’acqua bollente: fermata donna di 46 anni («quotidiano.net», 25 maggio);
- Tommaso Egger, 57 anni. Ucciso dalla moglie, Maria Carmela Panariello, a Torre Del Greco in provincia di Napoli. Colpito prima alla testa con un ferro da stiro e poi ucciso con 5 coltellate al cuore. La donna era ossessionata dal suo tumore e dall’idea della morte, per questo aveva tentato di strangolare anche uno dei suoi figli tredicenni («ilmattino.it», 23 giugno);
- Modena, uccide a coltellate il compagno poi chiama la polizia («Il secolo XIX», 23 giugno).

Elenco che rabbrividisce anche il più cinico essere umano, non ce che dire, ma informare l’opinione pubblica è uno dei compiti e dei doveri della stampa, anche quando l’argomento è di forte commozione. Non ci resta che auspicarci di non dover leggere simili necrologi.
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