Fermammo 'a violenza 'ncuoll' 'e femmene!

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Nell’ambito delle giornate dedicate alla lotta contro la violenza di genere, era necessario ed urgente un incontro che mettesse insieme tutte le forze operanti nel settore per fare il punto della situazione sullo “Stato dell’Arte della Rete Antiviolenza e delle sue criticità”.

Lo ha organizzato l’Associazione Donne Insieme di Arzano, nella sede della “Città dei ragazzi”, invitando operatrici ed operatori dei centri antiviolenza, del settore giudiziario, sociale, sanitario, scolastico, criminologo e dell’osservatorio regionale.


Ha aperto il confronto sui temi del dibattito la dott.ssa Gerardina Speranza, fondatrice e presidente dell’Associazione Donne Insieme, Centro Antiviolenza aperto sul territorio per accogliere, sostenere e accompagnare le donne, e i loro figli, nel percorso di uscita dalla violenza domestica.

Il centro si propone, inoltre, come riferimento culturale e formativo sui temi dell’educazione alla cultura e al rispetto della parità di genere.
La dott.ssa Cinzia Aruta, del consiglio direttivo, ha illustrato l’attività dell’Associazione nei suoi primi tre anni attraverso i dati raccolti e la tipologia di interventi messi in atto.

Ad illustrare leggi e percorsi del sistema giudiziario a difesa delle donne maltrattate, sono intervenute Simona Maffei, funzionario della Polizia di Stato – direzione anticrimine Questura di Napoli; Raffaella Cappiello, Giudice della prima sez. civile del tribunale di Torre Annunziata; Giovanna Cacciapuoti, avvocata penalista e M. Teresa Abate, avvocata civilista.

Con loro sono stati esplorati il ruolo della polizia, gli aspetti normativi e procedurali civili e penali, le misure previste per le donne e il contesto che esse si trovano ad affrontare dopo la denuncia, che risulta essere il momento più delicato per la vita della denunciante.
E’ stato approfondito il Modulo Eva, acronimo di Esame della Violenza Agita, messo a punto dalla polizia come modalità di primo intervento contro la violenza domestica.

Ne è emerso che leggi e misure a protezione delle donne ve ne sono e di buone, le criticità evidenziate risiedono talvolta nella loro applicazione, nel controllo dell’osservazione delle disposizione emesse e nell’assenza di una buona rete di comunicazione tra le varie forze operatrici, assenza che può, di fatto, ostacolare gli interventi e generare decisioni contrastanti tra loro per mancanza di comunicazione tra le parti.
La donna che ha subito violenza fisica ha, naturalmente, bisogno di cure presso una struttura sanitaria, non sempre la vittima dichiara la natura delle percosse. La paura di ciò che potrebbe ancora accadere e il timore di ritrovarsi senza mezzi di sostentamento per sé e i figli, la inducono a mentire.

La psicologa, dott.ssa Elvira Reale, ha ideato, per queste donne, il Percorso Rosa Ospedale Cardarelli, anticipando le direttive e le normative che ancora faticano a diventare patrimonio condiviso. I suoi studi e le sue ricerche ne fanno oggi una delle massime esperte della violenza sulle donne in campo nazionale.

Il Percorso Rosa è un percorso di prima accoglienza, nel pronto soccorso ospedaliero, dedicato alle donne che subiscono violenza di ogni tipo, fisica, sessuale, psicologica e da stalking, ed ai loro figli minori che vi assistono. Medici ed infermieri addestrati sanno riconoscere immediatamente i segni di una violenza da quelli di un incidente e trasferiscono la vittima in una medicheria a loro destinata, avviando una procedura a garanzia della privacy più assoluta e compilando una speciale cartella clinica detta “blindata”, consultabile esclusivamente dalla Direzione Sanitaria. Purtroppo quello del Cardarelli resta ancora l’unica applicazione del progetto.

Essenziale è l’intervento sociale, nel percorso di uscita dalla violenza, esso è declinato alla messa in sicurezza della donna e dei suoi figli che si trovano in un contesto a rischio.
La dott.ssa Antonietta Agliata, dirigente dei Servizi Sociali di Arzano, ne ha illustrato gli aspetti procedurali e gli oneri economici a carico dell’ente nel collocare la donna in una casa rifugio e le criticità affrontate quotidianamente nel reperire uno spazio nelle case rifugio e la scarsa messa in rete delle procedure e del sapere che dovrebbero essere condivisi.

Il dott. Michele Alfè, direttore del Distretto Sanitario 42 di Arzano Asl Napoli 2 Nord, ha confermato l’assenza di percorsi d’accoglienza e presa in carico delle donne vittime di violenza nella sua Asl e in tutte le altre della regione Campania, e con grande disponibilità si è impegnato ad avviare un progetto pilota presso l’Asl che dirige.

L’aspirazione più grande delle donne tutte è data dall’esigenza di un profondo cambiamento delle stato delle cose. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare per l’affermazione di rapporti paritari e rispettosi delle differenze, condannando la cultura della sopraffazione dell’uno sull’altra o della divisione paritaria dei poteri.

La differenza è un valore per la società e come tale va riconosciuta.

La necessità è quindi data dall’importanza di avviare dei percorsi scolastici, già dalla scuola materna, rivolti ad un' educazione ai sentimenti e al rispetto dei diritti e delle differenze. La speranza di un cambiamento radicale e di una società dedita alla pace è da riporre nelle nuove generazioni.
Di questo si è discusso con la dott.ssa Maria Luisa Buono, dirigente scolastica del liceo Giordano Bruno di Arzano, con la quale è stato convenuto un ulteriore incontro di approfondimento sul tema, e con la dott.ssa Carmela Ferrara, dirigente dell’ISS Don Geremia Piscopo di Arzano, entrambe impegnate nel creare occasioni di discussione e di formazione su questi temi, in assenza di percorsi strutturati previsti dai programmi scolastici. Una mancanza da colmare con l’apporto di docenti formati e con esperienza nel campo della violenza di genere.

Il dibattito si è concluso con la dott.ssa Iolanda Ippolito, criminologa investigativa e ideatrice del progetto “Donne e Giustizia”, del quale si è da poco concluso il primo corso di formazione per la realizzazione di una Task Force regionale antiviolenza.

Il progetto intende formare una task force territoriale a difesa delle donne vittime di ogni tipo di violenza, comprese la riduzione in schiavitù delle immigrate, lo sfruttamento sessuale e le mutilazioni genitali, praticate anche nel nostro paese da medici compiacenti.

L’energia, la tenacia nell’applicazione quotidiana delle risorse a sostegno delle donne in difficoltà, accomunano tutte le partecipanti al dibattito. Tanto si deve allo loro buona volontà nel trovare soluzioni e in assenza di un’efficace messa rete. Buona volontà che va sostenuta con una maggiore e più efficace presenza delle Istituzioni senza le quali non si esce dalla violenza. Lia Aurioso, redattrice di CinqueColonne Magazine, ha condotto e moderato il dibattito.
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