FOOD SHARING

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L’iniziativa nasce in Germania, nel 2013 e, dopo poco, approda in Italia grazie all’intraprendenza di alcuni giovani siciliani. In un’epoca dove il concetto di social network fa da padrone per la condivisione del narcisismo dei sé si è ben pensato di creare una rete virtuale dove possa transitare il cibo prodotto in eccesso, dove donatori e beneficiari possano mettersi in contatto. In altre parole, un social network dallo scopo concreto e altruistico.
L’esperienza tedesca in prima battuta si esprimeva attraverso il passaparola, poi si è passati alla creazione di una vera a propria piattaforma on line: http://foodsharing.de/ dove condividere il cibo in eccesso ed evitare lo spreco di alimenti.
Le contingenze economiche che vedono protagonisti i nostri tempi, purtroppo, pongono l’attenzione su alcuni dati di rilevanza non trascurabile. Si calcola che lo spreco di cibo si aggiri intorno di 50 Kg pro- capite all’anno, ossia 12,3 miliardi di euro di spreco alimentare nel mondo. Questa tendenza deve essere fermata ed ecco che arriva dall’Europa una risoluzione contro lo sperpero di cibo con l’obiettivo di una riduzione del 50% entro il 2025. Dalla Germania, giunge una prima risposta alla richiesta europea, approdata anche in Italia grazie a quattro giovani siciliani.E’ stata creata “I Food Sharing” che, nata come associazione no profit, è diventata poi una piattaforma web sulla stregua di quella tedesca. Il sito www.ifoodshare.org è stato ideato da alcuni giovani di Caltagirone di età compresa fra i 25 e i 35 anni: Daniele Scivoli, imprenditore che commercia dolci siciliani all’estero; Francesco Perticone e sua moglie Elisabetta Di Benedetto, che gestiscono un’agenzia di comunicazione; Daniela Lirosi, titolare di un e-commerce di giocattoli in legno. La piattaforma rappresenta una vera e propria piazza di condivisione alimentare.
Basta registrasi nell’apposita area e aggiungere i generi alimentari che si intende donare, il sistema li inserirà sulla bacheca dell’area geografica di appartenenza e, a quel punto, donatori e beneficiari potranno mettersi in contatto tramite il sistema di messaggistica privata del sito.
Si possono condividere generi alimentari di qualsiasi fatta, sul sito tedesco si trovano omogeneizzati, latte, yogurt, verdure a Km zero, cose prossime alla scadenza o con date più in là nel tempo. Il sito non è dedicato solo ai privati cittadini di buona volontà ma anche a chi è nella grande distribuzione che, quindi, può donare di più e associazioni parrocchiali, onlus che sono a contatto con i cittadini meno ricchi.
Ma quali sono i numeri? Il sito tedesco pare abbia tolto alla cesto della spazzatura circa 28 mila kili di cibo buono, vanta oltre 33 mila iscritti e 45 mila fan su face book.
Ifoodshare Italia sembra non avere gli stessi numeri. Se si consulta il sito si nota subito la scarsezza delle ceste presenti e, alcune città addirittura, ne sono sprovviste. Conta circa 2mila fan su face book. Il sito italiano ha un funzionamento leggermente diverso da quello tedesco, esistono delle limitazioni. In primis il richiedente deve firmare un’ autocertificazione on line che lo ghettizza automaticamente, in secundis se un utente effettua un numero notevole di richieste, gli altri possono segnalarlo agli amministratori del sito.
Ora, partendo dall’assunto che quel cibo era destinato alla cesta, se anche un utente faccia più richieste cosa cambia? Perché ghettizzare necessariamente gli utenti richiedenti? Il sito dovrebbe rappresentare una libera condivisione antispreco non è necessario andare a strizzare una bella idea con censimenti di qualsivoglia natura.
Da New York a San Francisco, in Germania, a Londra sono nati numerosi gruppi, che promuovono questo aspetto della social innovation. A Seattle attraverso un’app sul cellulare si può segnalare ai propri vicini i propri avanzi da condividere.
Un’altra iniziativa, riservata agli chef a domicilio, appartiene a Londra: si chiama Eatro e pare sia il metodo principale per gli chef della zona per fare la spesa a prezzi contenutissimi.
In California, invece, con Cropmoboster gli agricoltori mettono a disposizione eccessi delle loro produzioni in modo che i volontari possano darli in beneficenza.
L’Italia, ancora un po’concettualmente bigotta, storce il naso all’idea della condivisione degli avanzi, lo si vede dai risultati della piattaforma web, ma non si può dire che gli italiani non si adoperino.
La legislazione è sicuramente molto restrittiva per quanto concerne le regole legate al cibo, ma nonostante ciò, ci sono alcune iniziative degne di nota.
Nascono siti on line che si preoccupano di stimolare le persone a recuperare antiche ricette che impiegano parti di cibo non considerate di prima scelta, per evitare lo spreco, nascono associazioni che si preoccupano di recuperare questi scarti e riproporli per sensibilizzare i consumatori.
Ve ne sono di diverse ad esempio:
Scarti di Gusto: un progetto dell’associazione l’Appeso che mette a disposizione dei buffet i cui alimenti provengono da eccedenze alimentari. Con la loro pagina web si la rete intreccia produttori e distributori, organizzatori di eventi, media e privati cittadini.
L’Associazione Un Pane Per Tutti , invece, pone l’attenzione sull’aspetto ecologico e sociale, sottolineando come solo una piccola parte degli esuberi, dei prodotti prossimi alla scadenza, della grande distribuzione sia devoluta in beneficenza. L’obiettivo è promuovere vendite sottocosto all’interno della GDO, banchi alimentari, donazioni a canili e raccolta differenziata dei rifiuti derivati.
Sono sicuramente piccole iniziative e spesso non in grado di raggiungere in maniera capillare la comunità, una soluzione potrebbe essere, sicuramente, rappresentata dalla piattaforma di food sharing ideata dai giovani siculi come altre forme di baratto o condivisione, tuttavia bisognerebbe cambiare un po’ la mentalità. Se vi va potete visitare il sito e, perché no, decidere di limitare lo spreco donando anche voi i vostri avanzi.
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