Francesco Massaro e la musica patafisica

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Si sa che nel campo creativo non esistono solo le sperimentazioni d’avanguardia nella scrittura o nell’arte visiva, ma anche in musica, che  ha l’origine attorno al XX secolo. E questo ce lo hanno insegnato eccellenti maestri, a cominciare da John Cage di Water walk, il quale nel 1955 coniò il termine “sperimentale”, un’azione in cui il risultato non è prevedibile. In altri casi, secondo Cage, la parola sperimentale «fornisce la comprensione di se stessa, che non deve essere interpretato come una descrizione di un atto che può essere giudicato come successo o fallimento, ma semplicemente come un’azione di cui l’esito è sconosciuto». Per David Cope, la musica sperimentale (elettronica, concreta, computerizzata) «rappresenta il rifiuto allo status quo», mentre per David Nicholls, pur essendo sulla stessa lunghezza d’onda di Cope, «più generalmente, la musica d’avanguardia può essere vista come l’ala più oltranzista della tradizione, mentre la musica sperimentale si trova al di fuori di essa».
 
Oggi, la musica ereditata da questi musicisti possiamo definirla jazz mainstream (d’autore), che oltre a Cage, annovera musicisti e gruppi di primo piano nel panorama mondiale (prima che solcassero la via della “popolarità”), come Frank Zappa che nel 1963 eseguì un brano di musica sperimentale dal titolo Playing music on a bicycle molto simile a Water walk di Cage. I musicisti sperimentali adottano diverse tecniche di registrazione, anche nella realizzazione di videoclip. Per esempio quelle del sassofonista pugliese Francesco Massaro che si nutrono di patafisica, una rarefazione o una esplosione attorno ad un piccolo nucleo o tema. Si tratta di aggirare gli stereotipi e luoghi comuni come nell’album Bestiario marino, pubblicato nel 2015 dal collettivo “Desuonatori” (un coordinamento di autoproduzioni per la socializzazione di musica inedita in nuovi contesti di fruizione), dieci tracce di connubio tra musica e parole, con la collaborazione dei musicisti del gruppo “Bestiario” (Mariasole De Pascali, flauti; Gianni Lenoci,pianoforte, piano preparato, fender rhodes, radio, toys; Michele Ciccimara, percussioni varie).
 
Ma qual è il mondo musicale di Massaro? È Michele Coralli che su «altremusiche.it» (Mappa del Bestiario di Francesco Massaro, 9 gennaio 2018) ce lo introduce. Il mondo di Francesco Massaro è «uno di quei progetti che tentano anche di liberarsi da quell’ancor più pesante fardello della calligrafia jazz da cui molti musicisti non riescono più a districarsi: sia nell’improvvisazione di derivazione free, sia – e nemmeno a parlarne – nel mainstream di derivazione hard o be bop. Tutto, dal nostro umile punto di osservazione, sembra ormai ristagnare in una pozza a cui mancano affluenti. Qui, invece, sembra di scorgere qualcosa. Un ergersi musicale da una tabula rasa, una piccola rinascita dopo anni di rimescolamenti di una zuppa che ha perso il suo sapore, anche all’interno di quel jazz meridionale che a furia di giocare alla Commedia dell’arte si è ritrovato chiuso in un chiosco di souvenir. Beninteso, anche il Bestiario rimescola. Ma lo fa sbarazzandosi degli ingredienti di base. Basta hamburger modali a base di blue notes, basta acide raschiate free, basta soffritti dal retrogusto paesano. Tecniche estese, suoni inarmonici, profili melodici aperti, desunti anche da orizzonti paralleli, pur nel ripiegamento all’ambito di appartenenza, cioè quello della libera improvvisazione. Il fluire modale del volo melodico di Messiaen, il post-spettralismo romitelliano, il drone mistico scelsiano, l’immobilismo armonico del tintinnabulum pärtiano, la dilatazione temporale feldmaniana».
 
C’è un po’ di tutto nella musica di Massaro e del gruppo “Bestiario”, un ascolto piacevole e magico; ci sono influenze di Luciano Berio, di Bruno Maderna, di Olivier Messiaen; c’è il jazz, l’improvvisazione, la sperimentazione e la ricerca di musiche popolari. «“Bestiario” – ci dice lo stesso Massaro ‒ si presta a questo, è un nome che porta con sé tante informazioni, non può per sua natura essere concluso. Il “genere letterario” del bestiario rappresenta una delle produzioni più affascinanti della letteratura occidentale. Ma non solo, in tutte le letterature ne troviamo esempi, basti pensare alle varie mitologie. I livelli di lettura quindi sono molteplici: alle descrizioni oggettive se ne affiancano altre simboliche o allegoriche, agli animali reali vengono accostati bestie fantastiche, a volte per metà umane. Insomma una materia organica vitale, pronta al cambiamento e alla metamorfosi come voglio che sia la musica che suoniamo. Questi alcuni dei motivi per cui ho deciso di intitolare così il progetto e soprattutto il gruppo. Insieme a me ci sono Mariasole De Pascali, Gianni Lenoci e Michele Ciccimarra. In Meccanismi di volo, che è il nostro secondo disco, in un paio di tracce abbiamo accolto anche due chitarristi elettrici, Adolfo La Volpe e Valerio Daniele».
 
Meccanismi di volo, dove troviamo anche una poesia di Mariangela Gualtiari (Una foglia cadendo / fa il piccolo tonfo /scuote un poco la stella /e una geometria d’universo /si sbilancia negli assi. // Tutto un tratteggio di rette infinite / un pulsare di gradi angolari / nessuna ala distesa fa a meno / e la caduta non è che un’ / algebra infinita che va giù / nella cifra, nel rigo), è «un disco che merita tutta l’attenzione possibile, perché è poetico senza essere retorico, coraggioso ma non ostico, patafisico e romantico, denso come un haiku e lieve come un racconto di Calvino, appassionante e iperreale come una storia di Cortázar, zuppo dello stesso blues fragile e imprendibile che anima certo Wyatt, circolare come un’immagine di Borges, memore delle rarefazioni di alcune produzioni ECM […] senza risultare mai stucchevole, perché mai estetizzante o artefatto, ma sempre vivo, pulsante, necessario, vero» (Nazim Comunale, Francesco Massaro & Bestiario. Meccanismi di volo, in «The New Noise», 26.12.2017).
 
In conclusione diciamo che la musica di Massaro (che è anche filosofo e libero docente di Patafisica, simpatizzante del movimento trappista) è una contaminazione di suoni e colori, di finezze timbriche e armoniche originali senza confini, che ci conducono all’ascolto di un mondo onirico, reale e immaginario, imperfetto, provvisorio, inespresso, una visione letteraria ed artistica della musica che lo rende un autore originale e interessante.
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