Gli ultimi giorni di Pompei: un successo europeo

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[Napoli vista dalla Riviera di Chiaia in una stampa del 1764 di Ignazio Sclopis (1727-1793) Conte del Borgo – particolare della stampa – foto tratta dal sito Vesuvioweb.com, http://www.vesuvioweb.com/it/2015/02/la-riviera-di-chiaia-nel-1764/] 

Le città di Pompei ed Ercolano sono state da sempre oggetto di studi appassionati. La storia tragica di entrambe è stata sovente al centro della cronaca, e non solo di quella recente. Nel 1827, ad esempio, ebbe larga eco la ripresa dei lavori di scavo nel sito di Pompei. Studiosi e curiosi da ogni parte del mondo si affrettarono sul posto.  Tra quei curiosi, c’era anche Brjullòv.  

Il "grande Karl" era un pittore di notevole talento che, grazie al suo acume, alla voglia di sperimentare e cogliere la realtà nelle sue mille sfumature, riuscì a realizzare molti dipinti di grande impatto emotivo. Gli ultimi giorni di Pompei (1827-1833) è certamente uno di questi.  

Il dipinto raffigura la terribile eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. distrusse le città di Pompei ed Ercolano. Perché Brjullòv scelse questo soggetto storico? Probabilmente perché in quel periodo alcuni eventi pungolarono a tal punto la sua creatività che vi cedette in modo incondizionato. Gli stimoli esterni che contribuirono alla genesi del progetto furono i più disparati. Sappiamo che nel 1827 Karl intraprese, insieme al fratello Alexander, un viaggio a Pompei ed Ercolano per assistere alla campagna di scavi. Sappiamo anche che Brjullòv venne particolarmente colpito dalla lettura della lettera di Plinio il Giovane a Tacito nella quale si racconta dettagliatamente il tragico evento. Sappiamo infine che nel 1825 fu presentata con grande successo al Teatro San Carlo di Napoli il melodramma in due atti l'Ultimo giorno di Pompei del compositore, e amico di Brjullòv, Giovanni Pacini.  

Il pittore fu molto colpito dalla storia tragica di queste due importanti città e non avrebbe mai immaginato di raggiungere con quel viaggio l’apice della sua creatività. Lo scenario che gli si palesò, i racconti degli archeologi e le testimonianze dei reperti raccolti, scioccarono letteralmente Brjullòv. Egli si rese conto che in nessun posto al mondo avrebbe mai trovato una scena così perfetta: percepiva il momento in cui la vita si era spezzata.  

 

[Cartolina del 1890, Donne agli scavi di Pompei – fonte: il corriere del Mezzogiorno http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/arte_e_cultura/15_aprile_03/pompei-ripartono-scavi-dell-800-0f785a84-d9d9-11e4-8a12-8efe0170a098.shtml] 

Karl capì che dal quel materiale così unico, avrebbe tratto ispirazione per il suo prossimo dipinto. Tornò ancora una volta a Pompei e immaginò il suo quadro. Cominciò a documentarsi come un forsennato per tre anni, si recò al Museo Archeologico di Napoli e iniziò a studiare tutti i reperti presenti per rendere il suo dipinto il più realistico possibile. La cieca forza della natura aveva portato via vite umane ma ne aveva anche svelato le anime. 

La scelta di un tema storico da parte di Brjullòv, però, aveva probabilmente radici più profonde. Secondo Herzen, ad esempio, nel dipinto Gli ultimi giorni di Pompei  Karl aveva inconsapevolmente riversato il suo stato d'animo e i suoi sentimenti dopo la notizia della sconfitta dei decabristi in Russia. Non è un caso infatti che tra le vittime della furia impetuosa della natura, appaia nel quadro il suo autoritratto e quello di alcuni suoi amici russi. Probabilmente, un ruolo fondamentale nella scelta del soggetto storico lo avevano giocato anche alcuni amici di Karl. Questi ultimi infatti avevano contribuito ad alimentare l'idea della tragedia nella mente del pittore che assorbiva come una spugna i racconti delle tempeste rivoluzionarie che avevano costellato l'Italia e del crollo delle speranze dei patrioti sotto i colpi della reazione. 

Il quadro fu un vero e proprio successo in tutta Europa. Folle di visitatori a Roma, Milano e San Pietroburgo furono ammaliati dalla grandiosità dell’inventiva e dell’esecuzione, mentre a Parigi, oltre al plauso del pubblico, Karl conquistò anche una medaglia d'oro. La tela fu poi donata dal committente Anatolji Demidov allo zar Nicola I. Le porte di un futuro glorioso, si erano appena spalancate.  

Il nostro viaggio alla scoperta di Brjullòv continua, buona lettura! 

FONTI 

 - Briullov, Velikiechudozniki, N.23, Komsomol'skaja Dom, Moskva2010; 

 - D. Sarab'janov, Arte Russa, Rizzoli, Milano 1990 

 - PIETRO CAZZOLA, Karl Brjullov, eccelso pittore russo a Roma nell’Ottocento in Strenna dei Romanisti, Natale di Roma, 2003; 

http://nearyou.ru/kbrullov/0akad.html; 

http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?idSezione=1142 

 

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