Green low carbon: nuove opportunità di lavoro

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A commissionare lo studio è stato il WWF, si parla di 4.500 nuovi possibili posti di lavoro che potrebbero rendersi disponibili nei prossimi 15 anni grazie al modello green – low carbon dell’economia e allo sviluppo delle fonti rinnovabili che richiederebbe investimenti medi annui di circa 391 milioni di euro.
 
Questi, i dati venuti fuori dallo studio “Liguria, proposte per un modello di sviluppo nearly zero emissions” commissionato dal WWF all’ENEA per studiare la possibilità di modelli economici basati su tecnologie che limitino al massimo l’emissione di gas serra. Il progetto, volto al miglioramento del clima in generale e al contenimento dei cambiamenti climatici in particolare, rispetta i moniti del recente accordo di Parigi (COP21) e gli impegni europei in materia puntando a una migliore efficienza energetica e occupazionale creando il clima giusto per un’economia di tipo “circolare”.
L’insieme delle proposte al vaglio, consentirebbe alla regione di ottenere una riduzione di circa 6 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. In questo modo, le emissioni pro-capite sarebbero dimezzate, arrivando a circa 3,6 tonnellate rispetto alla media nazionale di 7,1.
 
Non si tratta, ovviamente, di un piano economico regionale ma di un’analisi completa e auspicabile in tutte le realtà regionali italiane. L’obiettivo di ENEA è, infatti, quello di inquadrare un modello di sviluppo green e low carbon che possa essere applicato su piattaforma nazionale.
Un progetto, dunque, che dimostra, in modo abbastanza chiaro, che esistono già da ora una serie di soluzioni applicabili che permetterebbero la migrazione verso un’economia più salutare in termini ambientali capace di contenere i cambiamenti climatici che si verificano a causa dell’inquinamento e, allo stesso tempo, in grado di creare nuove opportunità di lavoro e favorire la crescita economica del Paese.
 
Delle proposte tecnologiche effettuate, sono state prese in considerazione oltre 30 opzioni e su una quindicina sono state effettuate le opportune valutazioni circa le conseguenze a livello ambientale, economico e occupazionale. Si è arrivati, dunque, a una serie di strategie da poter promuovere in cinque settori differenti: fonti rinnovabili elettriche, rinnovabili termiche, accumulo elettrochimico in batterie, risparmio energetico nell’edilizia, sistema dei trasporti sostenibile.
 
Alcune delle varie possibilità individuate risulterebbero molto soddisfacenti ma non ancora applicabili, è questo il caso dell’auto elettrica ad esempio, poiché la sua effettiva applicazione dipende dagli investimenti e dallo sviluppo internazionali. Altre, invece, sono tecnologie consolidate come il fotovoltaico tuttavia ancora troppo legate ai costi e i limiti del mercato.

Altre, invece, pur essendo pronte in termini tecnologici, devono fare i conti con limiti organizzativi e burocratici, si pensi, ad esempio, alla riqualificazione energetica a emissioni quasi zero degli edifici.
 
Nello specifico campo delle fonti rinnovabili elettriche e termiche, lo studio ENEA prevede circa 2.076 nuove opportunità di lavoro: 737 per il campo elettricità e 1.339 in quello delle energie rinnovabili termiche. Da questo modello sono previsti investimenti per 166 milioni di euro annui, di cui 103 nelle rinnovabili elettriche e 63 in quelle termiche. Così facendo, circa il 40% della domanda regionale elettrica sarebbe soddisfatta da fonti rinnovabili, parliamo di un valore di circa 2,5 terawattora ossia 1 miliardo di chilowattora.
Nel campo della riqualificazione del parco edilizio, invece, si calcola che con investimenti medi annui di circa 209 milioni di euro sarebbe possibile creare circa 2.186 nuovi posti di lavoro e lavorando su oltre 10 mila appartamenti si potrebbero ridurre i consumi del 60% rispetto ai livelli attuali. Su un arco temporale di 15 anni in termini energetici si risparmierebbero 71 mila tonnellate di petrolio che, in soldoni, significherebbe ridurre del 15% i consumi termici residenziali.
 
In totale nel settore delle fonti rinnovabili e della riqualificazione degli edifici si creerebbero in una quindicina di anni 4.262 nuove occupazioni che ammonterebbero a 4.500 considerando anche il settore dell’accumulo elettrico. 
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