Grido della terra, grido dei popoli

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Ci sono realtà che vengono ignorate dalla maggior parte di noi, e – colpevolmente – dai mezzi di informazione. Parliamo delle associazioni di pace e nonviolenza. Ne esistono molte in Italia, e chissà quante in altri paesi, ma sono per lo più sconosciute (a parte quelle di portata internazionale). Ecco la prima, che speriamo di poter far seguire da altre su queste colonne.

La Scuola di pace è un’associazione che opera sul territorio cittadino da quasi 30 anni e che si ispira ai principi della nonviolenza come forma di resistenza alla cultura della guerra e della competizione che impera ancora, spesso ferocemente, nella nostra società tardocapitalista.

Il titolo che figura sul depliant illustrativo di quest’anno è Grido della terra grido dei popoli, e “vuole esprimere la forza e la drammaticità delle situazioni” su cui, tra novembre 2017 e aprile 2018, si sono concentrati gli incontri e le iniziative dell’associazione: la questione della Palestina, la questione immigrazione e la questione ambientale.

Ma l’attività più estesa per tempi e risorse umane è certamente la scuola di italiano per gli stranieri immigrati. Una scuola nella quale "non si studia semplicemente una lingua ma si mettono in atto forme di integrazione vera, sana, spontanea: quell'integrazione che nasce da rapporti di fiducia tra chi accoglie e chi si sente accolto", scrive l'attivista Claudia Portadibasso nel depliant di cui sopra.

Venerdì 1 giugno nella sede di via Foria – i locali della Chiesa Evangelica (ma l’associazione non è confessionale) – c’è stato un festoso incontro a chiusura dell’anno scolastico. La serata è stata animata da un gruppo multietnico dal nome evocativo NAFRITHM (in cui c’è l’Africa, il ritmo ed altro), un gruppo nato proprio da incontri alla Scuola di pace, la quale ha al suo attivo anche un laboratorio musicale e un laboratorio teatrale. Sono stati distribuiti gli attestati di frequenza agli allievi, alcuni dei quali tra pochi giorni saranno impegnati negli esami per il raggiungimento dei vari livelli delle competenze linguistiche secondo i parametri europei.

Di questo e d’altro abbiamo parlato col Presidente della Scuola, Corrado Maffia.

D. – Corrado Maffia, che cos’è la Scuola di pace e perché si chiama così?

R. – La Scuola di pace nasce nel 1991, all’indomani della I guerra del Golfo, che non fu un’operazione di polizia internazionale ma un chiaro esempio di dominio geopolitico. Se il Kuwait fosse stato coltivato a zucchine e non avesse avuto il petrolio non sarebbe scoppiata la guerra. La Scuola di pace nasce quindi come un luogo di discussione e riflessione su quella guerra e poi successivamente su ogni situazione di conflitto. Scuola di pace in contrapposizione alle scuole di guerra.

D. – Che intendi per scuole di guerra?

R. – Le caserme, le accademie militari … Abbondano dappertutto. Mancava un corrispettivo opposto, una risposta. Perciò 28 anni fa la Scuola di pace nasceva rivolgendosi agli studenti liceali, ed ancora oggi con alcuni licei cittadini prosegue questo dialogo educativo con progetti ed incontri sui temi della pace e della nonviolenza. Dialogo che poi si sviluppa anche con attività fra adulti, con conferenze ed incontri sui problemi di attualità e con iniziative varie svolte anche insieme ad altre associazioni, com'è stata, ad esempio, la marcia contro l’inizio del giro d’Italia in Israele.

D. – Oggi tuttavia mi sembra che la vostra attività più “visibile” sia l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Quando nasce e perché?

R. – Dieci anni fa, col governo Berlusconi IV (Ministro dell’Interno Maroni), ci fu un inasprimento delle misure antimmigrazione, fino alla creazione del reato di clandestinità. Questa situazione richiedeva una risposta concreta. Un gruppo di giovani insegnanti facenti parte della nostra associazione lanciò l’idea di insegnare la nostra lingua agli stranieri. Cominciammo con poche presenze, poi già dal secondo anno funzionò il passaparola fra gli immigrati, che sono aumentati di anno in anno fino a superare oggi le 450 iscrizioni.

D. - Da dove vengono gli allievi? Chi s’iscrive alla Scuola di pace?

R. – Quelli di quest’anno vengono da 47 nazionalità diverse. Più rappresentati sono l’Ucraina, lo Sri Lanka e il Senegal, ma ci sono presenze da molti altri paesi dell’Africa (Algeria, Nigeria, Mali etc.), dell’Asia (Turchia, Bangladesh, Pakistan, India, Kirghizistan etc.), dell’America latina (Colombia, Repubblica Dominicana, Brasile etc.). Ad iscriversi sono soprattutto quelli che stanno in Italia da pochi giorni o da qualche mese, ma sono numerosi anche quelli che stanno già da tempo nel nostro paese e vogliono perfezionare la lingua. Abbiamo attualmente corsi per 5 diversi livelli (in base ai parametri valutativi europei): un corso base di alfabetizzazione, e corsi per i livelli A1, A2, B1, B2.

D. - Chi sono i docenti?

R. - Tutti volontari, per lo più insegnanti in servizio o in pensione, e fra quelli in servizio molti giovanissimi.

D. - La Scuola dà un titolo di studio riconosciuto?

R. – I corsi si concludono con l’esame per la certificazione in lingua italiana, secondo il grado europeo di riferimento. La scuola è convenzionata con l’Università per gli stranieri di Siena.

D. - Come si mantiene la Scuola di pace?

R. – L’associazione ha le quote dei soci, con le quali cerchiamo di coprire le spese vive (consumi etc.) di chi ci ospita (la Chiesa evangelica di via Foria ndr), mentre i progetti sono finanziati dall’8 per mille della Chiesa Valdese. Molto gradito è perciò, quando c’è, l’apporto del 5 per mille, che speriamo possa esserci accordato da più amici.

D. - Visti anche gli ultimi sviluppi della politica nel nostro paese (ma anche fuori), quali sono per voi le prospettive del prossimo futuro?

R. – Gli ultimi sviluppi politici in Italia non prospettano niente di buono per quanto riguarda la questione immigrati, che ovviamente ci sta a cuore come parte essenziale del nostro programma di lotta per la pace e la nonviolenza. Ma noi continueremo il cammino iniziato con i nostri amici immigrati, che ricambiano abbondantemente ciò che ricevono con la loro umanità, volontà e motivazione, che sono per noi di stimolo a fare sempre meglio.

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