Home Beirut Sounding The Neighbors

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È stata inaugurata al MAXXI di Roma la Mostra Home Beirut Sounding The Neighbors, una finestra sull’arte contemporanea e la scena mediterranea. Tutta l’attenzione degli espositori è concentrata sulla città di Beirut che 36 artisti hanno voluto raccontare con le loro opere.

La Mostra raccoglie circa 100 opere ed è organizzata in quattro sezioni: memoria (Home of Memory), accoglienza (Home for Everyone), mappa del territorio (Home for Remapping) e gioia (Home for Joy). Tutte le sezioni, concepite come una “casa”, affrontano un aspetto della realtà che coinvolge la città di Beirut, caratterizzata da notevoli diversità culturali, da evidenti trasformazioni economiche e da varie e fortissime contraddizioni, queste ultime frutto anche di una cultura globalizzata con cui la città tende sempre più a confrontarsi.Il filo rosso della Mostra è una casa ipotetica all’interno della quale accogliere e raccogliere i singoli, con le loro storie e le loro forti e diverse identità. Ecco allora che la Casa della Memoria (Home of Memory) si trasforma in un luogo dove raccogliere e raccontare i propri ricordi di guerra che gli artisti rievocano attraverso disegni, video  e opere varie; Vartan Avakian ad esempio,  ha realizzato artificialmente una serie di cristalli da polveri recuperate da una edificio utilizzato dai cecchini durante la guerra. La Casa dell’Accoglienza invece (Home for Everyone), affronta un tema più che mai attuale, quello della migrazione. La città di Beirut infatti è stata da sempre luogo di rifugio per tantissime popolazioni, contribuendo alla creazione di una cultura ricca, cosmopolita e quanto mai complessa. Ma Beirut è anche la città dei cambiamenti e delle trasformazioni che vengono indagati e analizzati nella Casa della Mappa del territorio (Home for Remapping). Qui, gli artisti raccontano i profondi cambiamenti vissuti dalla città di Beirut, che si è dovuta confrontare con un improvviso boom edilizio e una repentina trasformazione sociale mentre tentava ancora di rimarginare le ferite di guerra. Infine, la Casa della Gioia (Home for Joy), è stata ideata con l’intento di trasmettere al pubblico il fermento artistico che, nonostante le difficoltà di un paese spesso teatro di conflitti, non si è mai sopito, e che anzi ha saputo reinventarsi nella tragedia attraverso nuovi  canoni espressivi.

Se avete deciso di trattenervi ancora un po’ al MAXXI, vi segnaliamo l’esposizione Corpo, Movimento, Struttura che dal 15 novembre al 14 gennaio 2018 racconterà il legame tra piccola e grande scala, attraverso l’esposizione di gioielli unici nel loro genere, frutto di una felice collaborazione tra l’ingegno di sei desiner e quello di altrettanti geniali architetti. La mostra, a cura di Domitilla Dardi, indaga il gioiello contemporaneo mostrandolo sotto una luce diversa, più attenta al dettaglio, alla modernità, alle linee innovative rispetto alla tradizionale preziosità dei materiali e delle pietre. Lo scopo dell’esposizione  è quello di mostrare al pubblico come la sapienza della tecnica architettonica e l’estro della creatività possano dare origine ad opere uniche, a gioielli belli e originali senza mai sacrificare il comfort dell’indossabilità. Ogni gioiello consente al visitatore di indagare il mondo artistico dell’autore e il suo rapporto con il mondo architettonico. Nelle opere di Giampaolo Babetto la collaborazione con l’architetto Carlo Scarpa dà vita a gioielli sofisticati, dove l’attenzione al dettaglio è il leitmotiv di tutte le sue creazioni. Il desiner David Bielander con la collaborazione dell’architetto Maurizio Sacripanti ha dato vita a gioielli che si caratterizzano per un gioco di maglie e reticolati sorprendenti.

Armature metalliche invece, sono al centro delle creazioni della desiner Helen Britton che ha ideato i suoi gioielli sul progetto architettonico della barca che Pier luigi Nervi realizzò in cemento armato. Un linguaggio ultramoderno ma nello stesso tempo un po’ vintage e un po’ pop, si può ammirare nei gioielli di Monica Cecchi che si è ispirata al progetto di Vittorio De Feo per la Stazione di Servizio della Esso, dedicando i suoi progetti al tema pubbliciario-automobilistico. Dal mondo pubblicitario, reale e concreto, si passa a quello fantastico e visionario di Peter Chang che con il supporto dell’Associazione laN+ ha realizzato una serie di gioielli in resina colorata raffiguranti animali mitologici e fantastici. Schematico ed essenziale infine è il lavoro di Philip Sajet che con la collaborazione di Sergio Musmeci  ha dato vita a gioielli caratterizzati da pura montatura, che ne mettono in evidenza lo scheletro, l’ossatura al fine di trasmetterne la bellezza attraverso la struttura nuda e cruda.

Se siete ancora in cerca di emozioni, non potete perdevi le opere di Michele Comte fotografo di fama internazionale che al MAXXI ha deciso di presentare Light una nuova raccolta di lavori tutti focalizzati sul tema del declino ambietale. Da tempo Comte ha abbandonato la sua attività di fotografo di moda per dedicarsi all’ambiente, studiando, viaggiando e fotografando la vita dei ghiacciai e il rapido scioglimento.

Attraverso i suoi lavori, Comte denuncia una situazione insostenibile attraverso immagini di forte impatto emotivo, mostrando al mondo foto  e opere che testimoniano la scomparsa delle calotte glaciali e dei ghiacciai del mondo.  

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