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I DISTRETTI PRODUTTIVI DELLA PROVINCIA CAMPANA: LA VOCE DELLE ISTITUZIONI

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In che condizione si trova la produzione industriale della provincia napoletana? Ne abbiamo parlato con l’assessore provinciale alle Attività produttive Giacinto Russo.

Le Asi, o poli industriali, costituiscono aree centrali nell’ambito della produzione locale. Il Piano Regolatore Territoriale dell’Area di Sviluppo Industriale di Napoli prevede la presenza di ben sette aree di questo tipo; tra le altre, come spiegato anche dall’Assessore, ci sono quelle di Acerra, Caivano e Giugliano. L’Asi di Caivano, comune abitato da 37.000 abitanti circa, si estende per un’area di 2.930.000 mq. E’ qui che sorge, ad esempio, la Sagit, per quanto vi siano anche aziende operanti nel settore chimico e metalmeccanico. Di poco inferiore, invece, l’Area di sviluppo industriale acerrana. A Giugliano, la superficie destinata alla produzione è di 1.130.000 mq, per una popolazione che, tra Giugliano e Qualiano, supera le 130.000 unità. Qui, sorgono industrie come l’Alenia, con un buon numero di aziende impegnate, tra le altre, nei settori dell’alimentare, chimico e della lavorazione del legno. Ne abbiamo parlato diffusamente con l’Assessore, il quale ci ha spiegato, nella prima parte dell’intervista, come tali poli produttivi si strutturino sul territorio. Nella seconda parte, invece, abbiamo affrontato un discorso più generale sulla situazione in cui versa la Provincia, con particolare attenzione al tema dell’export e delle mancate politiche nazionali in favore del Mezzogiorno. Che cosa si intende quando si parla di Area di Sviluppo Industriale? E’ la possibilità di mettere in rete una serie di territori e, quindi, allocare tutte le imprese. Oggi si va per Distretti più che per ASI, tant’è vero che ci sono il distretto del tessile, il distretto dell’ agroalimentare, il polo calzaturiero. Una volta, invece, erano identificate dai piani regolatori queste vaste aree in cui, poi, si allocavano le imprese. L’anomalia è che l’ASI di Napoli è stata retta in questi anni da un commissario, il quale è stato esonerato, circa un anno fa e sostituito dal dott. Bilotti. Dopo una lunga querelle, il Tar ha respinto il ricorso del commissario Mea e, notizia di questi giorni, il Consiglio di Stato ha dato ragione a Bilotti, reintegrato. Il fatto che ci siano stati vari commissariamenti nell’ASI di Napoli, che sovrintende alla gestione delle aree industriali e all’assegnazione dei lotti dei terreni per l’insediamento delle industrie, ha creato una fase di squilibrio in alcuni territori. Quindi oggi ci si augura che questo squilibrio sia terminato e si possa dare nuovo slancio alla possibilità di insediamento di nuove industrie nelle aree che sono state oggetto di insediamento. Che dinamiche hanno portato queste due zone nell’area di Giugliano e di Caivano? In realtà, oltre a queste due zone, ci sono anche la ASI ACF, ovvero la ASI di Arzano, Casoria e Frattamaggiore, e la ASI di Acerra. La ASI di Caivano è uno dei primi esperimenti: nasce nel 1976, ci sono molte aziende, quasi un centinaio, ed anche un consorzio: tutte le aziende si sono messe in rete e hanno nominato tra gli stessi soci un comitato per sovrintendere alle attività comuni, come, ad esempio, l’illuminazione all’interno dell’area. La cosa importante è stata che con un finanziamento regionale è stato possibile chiudere l’area, prima oggetto di residenza rom e di furti. Invece, diventata zona chiusa, con un accesso controllato, l’area è diventata vivibile e, quindi, anche da un punto di vista produttivo, molto appetibile. Altre aree industriali, come quella di Giugliano o quella di Arzano, Casoria e Frattamaggiore non hanno la possibilità di essere chiuse, perché all’interno vi passano strade comunali e provinciali. Questo è certamente un limite, dal momento che è meglio avere aree chiuse e controllate. In effetti, gli imprenditori di Giugliano protestano per la presenza del campo nomadi nei pressi dell’Area. A Caivano questo avveniva in passato, ma là era possibile chiudere l’area e, quindi, controllarla. La zona ne ha chiaramente risentito in modo positivo. Che incidenza hanno tali distretti a livello occupazionale? Spesso avviene che le industrie medio-piccole, che sono all’interno della cinta urbana, tendano a spostarsi nelle zone industriali. Quando si allocano, in genere, hanno un’ “occupazione di trasferimento”, cioè gli addetti precedentemente assunti vengono trasferiti. In genere, però, il trasferimento porta ad un tendenziale “allargamento”, per cui è chiaro che c’è anche un aumento della manodopera. Quando ciò avviene, anche se non è “codificato”, si tende ad utilizzare la manovalanza locale. Questo è avvenuto per Caivano, come per Giugliano. Si tratta, dunque, di occasioni di sviluppo per le aree locali. Che incidenza hanno le ASI di Giugliano e di Caivano ed il Distretto di Grumo Nevano sull’economia regionale? In qualità di Assessorato all’Industria sono ormai tre anni che portiamo avanti un’attività di cofinanziamento con la Camera di Commercio: noi stabiliamo un budget a disposizione della Camera di Commercio, che stabilisce uno stesso finanziamento e, attraverso le aziende speciali della Camera e uno sportello, il Proteus, accompagniamo le aziende sui mercati esteri. Ovviamente, la scelta delle aziende da “accompagnare” avviene mediante un bando; vi possono partecipare le aziende che hanno la capacità di stare sul mercato internazionale, dal momento che non sempre questo è possibile. Devono essere, quindi, aziende di medio livello. Gli impegni che abbiamo sul territorio estero sono, naturalmente, settoriali: fiere dell’agroalimentare, fiere del t.a.c., “tessile, abbigliamento e calzaturiero”, dell’oggettistica oppure della piccola tecnologia: siamo stati come unione industriale per due anni a Xiamen, dove si tiene la più grande fiera delle innovazioni tecnologiche, per l’agro-alimentare siamo stati, insieme al Consorzio di Gragnano, ad una delle più grandi fiere del settore, a New York; per l’oggettistica, invece, a Birmingham. Abbiamo tentato di portare i nostri prodotti di alta qualità sui mercati esteri, per cercare di favorire lo sviluppo delle imprese della provincia di Napoli. Se non altro, per frenare quel trend negativo che c’era nell’export. Non solo con l’aiuto della Provincia di Napoli, non solo con l’azione della Campania tutta il trend dell’export, da negativo, mi sembra che oggi sia positivo. A proposito di economia globalizzata e nuovi mercati, pensiamo soprattutto alla Cina e all’India: si tratta di un’opportunità di espansione dei commerci o di un pericolo concorrenziale per le industrie italiane e campane nello specifico? I mercati indicati, India e Cina, hanno un potenziale di due miliardi e mezzo di acquirenti. Posso garantire, sulla base di specifici studi portati a compimento, che ci sono centinaia di milioni di nuovi ricchi. Noi dobbiamo muoverci verso di loro: abbiamo una serie di prodotti di altissima qualità, e dobbiamo puntare sull’alta qualità, perché se vogliamo competere su questi mercati mediante prodotti di basso profilo abbiamo già perso la scommessa, innanzitutto in virtù del fatto che in questi paesi c’è molta manodopera, pagata meno che in Italia. Se noi, invece, puntiamo su prodotti di altissima qualità, non riusciranno a copiarci. C’è un mercato cui dobbiamo fare riferimento e, contrariamente a quello che si pensa, non dobbiamo guardare a queste nuove realtà come a un pericolo. E’ necessario stare attenti, ma dobbiamo considerarle un’occasione per le nostre aziende. E’ chiaro che loro tendono a riprodurre tutto, persino nell’agro-alimentare, per esempio con prodotti come i pomodori. Però, se noi abbiamo il San Marzano, che è un prodotto D.O.P., loro non potranno copiarlo. Dobbiamo essere capaci di fare capire loro che sulla qualità non ci possono battere. L’economia provinciale sta attraversando un momento di slancio, rispetto all’economia nazionale, o è comunque trascinata dalle difficoltà che caratterizzano il Paese in questo momento? Io parlo delle cose che mi raccontano e che vedo ogni giorno. A me sembra che certamente non godiamo di ottima salute, ma non stiamo messi male, soprattutto se continuiamo ad impegnarci come fatto finora. Certo, le difficoltà nascono se guardiamo al mercato interno della Provincia e della regione Campania, con i gravissimi problemi che abbiamo anche a causa dell’emergenza rifiuti, che incide, per esempio provocando un minore influsso di turisti, con conseguente minore possibilità, per i nostri prodotti, di essere conosciuti all’estero. Però dico che dobbiamo reagire, e la Provincia di Napoli si sta dando da fare: nel circuito di turismo intelligente, la Provincia ha finanziato, ed è ormai in via di realizzazione, il Museo della pasta a Gragnano, presentato a mezzo stampa con madrina Marisa Laurito. Penso che possa essere inserito nel circuito Pompei – Gragnano: sono due territori vicini, chi va a vedere Pompei può andare a vedere anche il Museo della pasta: la pasta nasce a Gragnano e far conoscere ai tanti turisti che vengono in Italia come si produce la pasta, che si mangia in tutto il mondo, potrebbe essere una buona iniziativa. Quanto incide la presenza della criminalità organizzata sullo sviluppo industriale locale? La criminalità incide sempre, è sempre un elemento di negatività. Però sono convinto che l’azione delle forze dell’ordine sia incisiva e spero lo possa essere ancora di più. Noi dobbiamo reagire, il che significa non farsi vincere dalla paura, essere nelle strade, cercare di far vivere i nostri prodotti, andando a visitare i negozi. Sono convinto che tutti insieme ce la possiamo fare. Come valuta le politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno dei precedenti governi nazionali? In realtà negli ultimi anni sono state un po’ carenti, secondo me, sia con il governo Berlusconi che con il breve periodo del governo Prodi. Però, a onor del vero e non per partigianeria, mentre Berlusconi ha avuto cinque anni per governare e non ha avuto grande attenzione per il Sud, come dimostra la stessa emergenza rifiuti, per la quale, durante il governo di centro-destra non è stato fatto nulla, il governo Prodi ha avuto il problema di risanare il debito pubblico, riuscendoci anche in modo piuttosto intelligente e forte. E il governo ha pagato anche questo, perché la gente si è vista costretta a balzelli per risanare le casse pubbliche, e magari darà, poi, un voto conseguentemente contrario ai rappresentanti di quel governo, mentre invece dovrebbe capire che l’azione di Prodi è stata lungimirante e che, dopo i primi due anni di difficoltà, ci sarebbe certamente stato un momento di stabilizzazione favorevole ai processi produttivi della Campania e dell’Italia tutta. Cosa ci si aspetta dal futuro governo nazionale, indipendentemente dal suo colore politico? Mi atterrisce sentir dire che la Lega mette al centro la questione settentrionale. Il due marzo si è discusso il programma del PdL ed anche della questione settentrionale. In Italia esiste, piuttosto, una questione meridionale, mai risolta, e dico che il Paese frena perché il Sud non avanza. Quindi far avanzare il Sud è un problema ed un interesse nazionale. Se viaggia meglio il Sud, viaggia meglio anche l’Italia. Secondo l’assessore, dunque, i distretti potrebbero costituire un importante punto di partenza per il rilancio dell’economia provinciale e regionale. La concorrenza dei mercati esteri deve, in questo senso, costituire più un impulso concorrenziale a produrre sempre “meglio” che un pericolo. Questa direttrice, però, non potrà fare a meno di un appoggio politico di ordine nazionale, essenziale a che le problematiche meridionali possano trovare una soluzione rapida e ridare slancio all’intero sistema nazionale.
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