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I sindaci devono costruire ponti di accoglienza e solidarietà, puntando sulle persone

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Al congresso dell'ANCI a Torino l'intervento di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, è voluto andare al di là dei temi della pura amministrazione toccando temi di grande rilevanza sociale per il futuro.
     
 “Ricordiamoci del nostro passato e non commettiamo gli stessi errori. Costruiamo un mediterraneo che valorizza le differenze perché la vera rivoluzione è quella culturale. Mettiamo la dignità e la persona al centro. Nei nostri territori, in particolare, la strada non è quella di continuare a distruggere ma quella di valorizzare, far vedere e utilizzare le bellezze che abbiamo, produrre un Pil del benessere e costruire relazioni umane di accoglienza. I sindaci devono abbattere muri e costruire ponti di accoglienza e solidarietà”. Questo l’appello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris intervenuto alla seconda giornata di lavori dell’Assemblea Anci in corso di svolgimento al Lingotto di Torino.

Partendo dal tema del dibattito “Prima le persone. I nuovi bisogni in un mondo che cambia: il nostro bene comune”, il sindaco di Napoli ha ricordato che l’Europa della globalizzazione finanziaria ed economica ha tralasciato i diritti delle persone, poiché ancora oggi troppo grandi sono le differenze. In tal senso invita i sindaci a “provare a lavorare alla costruzione della globalizzazione delle differenze contro quella dell'indifferenza. Noi sindaci – ha detto – potremmo essere i primi a prendere le distanze dalla tragedia dei rifugiati perché non abbiamo i soldi ma a chi fa questo discorso basta andare in un porto per qualche minuto, vedere i sofferenti per scegliere da che parte stare. Noi restiamo umani". Questo per dire che bisogna pensare agli “immigrati non solo come un problema ma anche come risorsa economica poiché il Pil del nostro Paese cresce anche grazie a loro”.

Portare la legalità nei mestieri e nella vita quotidiana è l’obiettivo del sindaco di Napoli e delegato Anci alla Legalità bypassando il concetto liberista che felicità è avere e puntando invece sul verbo essere. “La felicita delle persone – ha aggiunto – non passa dal consumismo, ma dalla distribuzione delle risorse e dalla costruzione di un nuovo umanesimo, sulle relazioni umane. Lavoriamo sul capitale umano, sull’energia e sulla passione”.

“Noi stiamo nel mediterraneo – ha sottolineato – un mare che è una importante risorsa economica e le persone che arrivano sulle nostre coste hanno grande sete di giustizia, di voler stare bene. Dobbiamo invertire alcuni ragionamenti e sostituire alla globalizzazione delle indifferenze quella delle differenze”.

Infine, “bisogna cercare di avvicinare la legalità formale alla giustizia - dalle unioni civili alla cittadinanza onoraria agli immigrati -, attuare la Costituzione, lottare per i diritti per costruire comunità migliori”.

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