Il boom economico di Amazon: tra vantaggi e svantaggi

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Amazon da anni ormai si è affermato come una delle principali piattaforme per lo shopping online. Fondato nel 1994 da Jeff Bezos, inizialmente era una libreria online grazie a cui i libri potevano essere recapitati in gran parte del mondo per poi allargarsi e inglobare altre innumerevoli tipologie di prodotti. Contrariamente ai vari siti che si aprirono in quello stesso periodo, non ebbe subito grandi consensi però riuscì ugualmente a crescere e dal 2002 al 2003 triplicò il guadagno arrivando a fatturare circa trentacinque milioni con un milione di associati. Fu una delle prime aziende che utilizzò l’autenticazione per gli utenti e facilitò le ricerche permettendo di adoperare delle parole chiave in modo che le persone potessero trovare con pochi click quello che cercavano. Nel 2005 poi fu creato il servizio Amazon Prime che consentiva ai clienti di ricevere l’ordine nel giro di un giorno o comunque nel lasso di poco tempo. Proprio grazie a questa funzionalità i guadagni furono ulteriormente incrementati e furono moltiplicate le sedi dell’azienda che oggigiorno conta innumerevoli sedi nel globo, dall’America all’Asia.

Nel 2018 l’incremento economico che ha accompagnato la piattaforma dal 2006 sembra non volersi arrestare. Infatti nel secondo trimestre del corrente anno le vendite sono salite fino a raggiungere l’elevata quota di cinquantadue virgola nove miliardi di dollari. Il motivo principale di questo ragguardevole traguardo è l’abilità con cui Amazon riesce a coadiuvare da un lato l’aumento di aziende e dall’altro l’incremento di clienti che sono incentivati dalle offerte economiche e dai vantaggi relativi alle spedizioni. Inoltre ha facilitato ulteriormente i metodi di pagamento permettendo anche l’utilizzo della Pay Pall e Amazon Pay che permette all’account di associare una carta di credito e pagare direttamente. Ha anche reso possibile alle varie aziende di usufruire di prestiti notevoli, che oscillano fino ad un massimo di settecentocinquanta mila dollari, grazie alla recente partnership con BofAML che è una delle banche più prestigiose in America. Per i clienti invece è disponibile l’Amazon Prime Card che permette di avere la precedenza su delle merci e un’assicurazione nel caso in cui il prodotto richiesto arrivi in cattivo stato o in ritardo.

Da poco si è concluso il Prime Day ovvero per trentasei ore ci sono state delle super offerte su svariati prodotti. La piattaforma online ha fatturato circa tre virgola quattro miliardi, registrando un incremento maggiore del 40% rispetto all’anno scorso. Se da un lato questo è stato un ottimo risultato per il colosso del web, dall’altro ha generato una corrente di scioperi e dissensi tra i dipendenti. Questi ultimi infatti sono, per la maggior parte, sottopagati e hanno rilasciato innumerevoli dichiarazioni secondo cui sono costretti non solo a camminare per ore ma anche a ripetere i medesimi movimenti e gesti vivendo così in una stressante condizione di alienazione. Già nel precedente Black Friday dello scorso novembre in migliaia si assentarono dal posto di lavoro come segno di protesta, quest’anno sono scesi in piazza sia in Germania che in Spagna. In Polonia poi c’è stato un aspro contrasto tra i dipendenti stessi: c’è chi sostiene di non ricevi nemmeno il salario minimo e chi, contrariamente, valorizza le opportunità di guadagno date da Amazon.

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