Il dialogo tra letteratura, teatro e arti a Napoli

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Si terrà oggi il seminario “Il dialogo tra letteratura, teatro e arti a Napoli (1861- 1915)” in occasione della recente pubblicazione del volume di Vincenzo Caputo (La “pittoresca conversazione”. Letteratura, teatro e arti figurative a Napoli tra Otto e Novecento, Roma Aracne, 2014).

Nel corso del seminario, che si inserisce all’interno dell’ampia offerta didattica legata al Master di II livello in “Drammaturgia e cinematografia. Critica, scrittura per la scena e storia”, si alterneranno gli interventi di Matteo Palumbo (Letteratura Italiana, Università Federico II), Pasquale Sabbatino (Letteratura Italiana, Università Federico II) e Isabella Valente (Storia dell’arte contemporanea, Università Federico II).

Seguiranno, inoltre, le letture di brani da parte di Ornella Cascinelli, Aurelio De Matteis, Peppe Carosella, Fortuna Liguori. Il seminario rappresenterà l’occasione per riflettere sulla densa stagione letteraria che, tra Otto e Novecento, vide la città partenopea protagonista.

«Durante tali decenni – dichiara Caputo – gli artisti dell’ex capitale borbonica dovettero misurarsi con le contemporanee correnti italiane ed europee (e si pensi a Luigi Settembrini, Vittorio Imbriani, Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Francesco Cangiullo, per citarne solo alcuni) e che gli esiti furono, seppur nelle ovvie differenze, di valore indiscutibile.

Va ricordato, inoltre, come questi autori (e, oltre ai citati, il libro si sofferma anche sulla scrittura dei pittori Altamura e Cammarano e sul teatro di Libero Bovio) entrino in contatto, spesso diretto, con i protagonisti della letteratura nazionale e internazionale del tempo (da Giovanni Verga a Gabriele D’Annunzio, da Henrik Ibsen a Friedrich Wilhelm Nietzsche) e come ciò determini appunto un particolare fermento culturale, il quale investì non solo la scrittura, ma anche le arti figurative partenopee a cavallo tra Otto e Novecento».

Si punterà, quindi, l’attenzione sui vischiosi legami tra scrittura, scena e immagini, i quali nella biografia digiacomiana di Vincenzo Gemito (I ed., 1905) si traducono nella formula della “pittoresca conversazione”, che dà il titolo al volume.

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