Il dramma delle spose bambine

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Turchia, ma non solo. Medio-Oriente, Africa sub-sahariana, Asia, America Latina. Stati dell’Oceania, come Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Isole Marshall e persino Europa, Albania, Macedonia. Sono questi i Paesi in cui si firmano i matrimoni più assurdi che il mondo abbia mai visto.

Di cosa parliamo? Di bambine che a otto anni sono considerate talmente donne da essere “consegnate” in spose ad un uomo adulto.

Parliamo di bambine come Rubina, 12 anni, pakistana, impiccatasi nel bagno dei propri genitori dopo un mese e mezzo di matrimonio con un uomo anziano. La piccola, è diventata l’icona della campagna “Indifesa” di Terres des Hommes. Ancora più piccola era la scrittrice yemenita Khadija Al-Salami, prima donna regista del suo paese, quando fu data in sposa a un uomo che aveva ben vent’anni di più. Un uomo violento e che la maltrattava, che l’ha restituita alla sua famiglia come “prodotto non funzionante” a causa del suo comportamento. Reso, che ha salvato la vita alla piccola protagonista del film “I am Nojoom, Age 10 and Divorced”. Si tratta di una storia autobiografica che purtroppo rappresenta un copione già scritto per migliaia di ragazzine. La scrittrice è la più giovane donna divorziata al mondo, all’età di 10 anni, nel 2008 dopo due anni di matrimonio si è finalmente separata dal quarantenne col quale aveva contratto un matrimonio forzato. La storia di Khadija non è altro che lo specchio di una barbarie praticata in nome di qualcosa che non si può definire cultura o tradizione. Non si può catalogare come tradizione la morte di migliaia di bambine alla prima notte di nozze, parliamo di tante che come Rawan, otto anni connazionale di Khadija, che muoiono a causa di rapporti sessuali sbilanciati. Parliamo di bambine disperate che si tolgono la vita pur di non sopportare la quotidiana violenza o troppo giovani per partorire non ce la fanno.
Secondo uno dei principali quotidiani turchi Hürryiet sono oltre 180 mila le ragazzine costrette alle nozze, nella regione di Kader le mogli bambine rappresentano oltre il 40% e un buon 82% sono analfabete.
Un'insulto ai diritti umani, all’essere civile e, soprattutto, ai diritti dell’infanzia. Queste bambine sono allontanate dalla scuola, dalla possibilità di ricevere un’adeguata istruzione per dedicarsi al marito, alla casa e ai figli. Nonostante le Convenzioni e Carte internazionali, leggi nazionali che proibiscono il matrimonio di minori di diciotto anni senza il libero consenso, dallo studio del Centro di ricerca “Innocenti” dell’Unicef sul “matrimonio precoce” emerge che la pratica non accenna a diminuire. Sarebbero oltre 14 milioni le bambine costrette al matrimonio ogni anno.
Ma non è tutto, la violenza sulle mogli disobbedienti è addirittura considerata legittima. Le spose che provano a tornare alla casa paterna sono riconsegnate dalla stessa famiglia al marito e, talvolta, vengono punite o uccise in nome dell’onore; i “delitti d’onore” sono ammessi dalla legge in Paesi come Turchia, Egitto, Libano, Bangladesh e altri.
I matrimoni precoci minano la salute psicofisica, intellettuale, emotiva, affettiva e biologica delle piccole donne per effetto anche dei pericoli per la salute che derivano da queste unioni. Tutte situazioni ancora troppo lontane dai media.

Tutti possono contribuire a dar voce a queste bambine, l’epoca della tecnologia regala molti mezzi. Si può iniziare dai social, si può raccontare la storia di queste barbarie, per sensibilizzare l’opinione pubblica ad intraprendere azioni in difesa dei diritti umani, Amnesty International ha lanciato la campagna #maipiùsposebambine.
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