Il Festival Danza Urbana

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Da alcuni anni oramai il Festival Danza Urbana ha scelto di occuparsi, attraverso il mezzo artistico, dei temi che ruotano attorno alle identità culturali, eleggendo la danza come potente mezzo capace attraverso il corpo di “fare comunità” riaffermando, con il suo manifestarsi, la possibilità e il diritto di vivere liberamente la città, i suoi luoghi, di esserne partecipi e non solo fruitori, sottraendo i cittadini alle logiche e ai dispositivi di mero efficientismo e funzionalismo dell’apparato città rinegoziando i tempi e i modi di fruizione degli spazi pubblici.
Il 2018 è stato, inoltre, dichiarato l’anno europeo del patrimonio culturale e il Festival ha colto questo stimolo scegliendo luoghi che sono patrimonio culturale e identitario della città, ma cercando al contempo di valorizzarne anche il patrimonio immateriale, in particolare rivolgendo il suo sguardo alla funzione della danza negli spazi pubblici quale presidio di democrazia e libertà. All’interno di questa eredità si colloca una particolare attenzione al Mediterraneo come matrice culturale, identità con la quale rapportarsi e alterità arricchente. L’attenzione su questa area geografica, già accesa l’anno scorso, quest’anno trova maggiore forza dall’essere inclusa tra le iniziative del progetto Italia, Cultura, Mediterraneo del Ministero degli Affari Esteri per lo scambio e la valorizzazione delle diverse identità culturali e sociali, come strumenti per consolidare e rafforzare il dialogo tra i Paesi che si affacciano sulle due sponde del Mediterraneo.
La cornice di Bologna estate 2018, il cartellone estivo promosso e coordinato dal Comune di Bologna, accoglie questa ventiduesima edizione del Festival Danza Urbana, che si svolgerà dal 4 al 9 settembre. La manifestazione tende a consolidare alcuni appuntamenti con le reti nazionali e internazionali a cui appartiene, in particolare: Masdanza e il Network Anticorpi XL. Il Focus Young Mediterranean and Middle-East Choreographers caratterizza per il secondo anno il Festival, ed è ideato per la promozione e la visibilità di giovani coreografi arabi e sostenuta da una rete di 14 festival, circuiti, teatri (Anghiari Dance Hub, Festival Città 100 Scale, Festival Corpografie, Festival Danza Urbana, Festival Fabbrica Europa, Festival Inequilibrio, Festival Inteatro, Festival Interplay, Festival Teatri di Vetro, LaMaMa Umbria/Festival dei 2mondi, La Strada Festival, Teatro Comunale Città di Vicenza, CROSS Festival, Scenario Pubblico)  e presenterà le creazioni dell’iraniano Sina Saberi, del siriano Mithkal Alzghair, del tunisino Seifeddine Manai e del marocchino Radouan Mriziga.
Una giornata quasi interamente dedicata ad artisti provenienti dall’estero è quella di giovedì 6 settembre:  Il Focus Y. M. A. M. E. C è iniziato nella giornata del 7 settembre alle ore 18 (Cappella Farnese) con Radouan Mriziga che presenterà la sua storica creazione, 55. A seguire, la prima nazionale di Shine my blind way del coreografo tunisino Seifeddine Manai (Piazza San Francesco ore 19) autore che, con il suo gesto artistico, testimonia come sia possibile, dopo la primavera araba, riuscire a far nascere una compagnia capace di radicarsi tanto in Tunisia quanto in Francia. In questa sua ultima creazione il danzatore si relaziona allo spazio, sia esso concepito come luogo politico che come luogo performativo. Per finire alle ore 21 con Francesca Pennini / Collettivo Cinetico con lo spettacolo corale How to destroy your dance un meccanismo scenico teso a distruggere ogni artificio formale della danza.
Sabato 8 è la volta di Yes, I’m a witch il lavoro di Francesca Penzo e Said Ait Elmoumen che, partendo da un laboratorio interculturale al femminile per donne migranti, va a ricercare i punti di incontro corporei tra culture e identità differenti di cui le donne sono portatrici (ore 18:30 Piazza di Porta Ravegnana).
Il Festival si conclude domenica 9 settembre a Monterenzio con il progetto Monte Bibele: tra natura, archeologia e danza inserito nel programma di eventi DiversiViaggiando del Distretto culturale Savena-Idice. Una giornata dedicata alle visite guidate all’area archeologica di Monte Bibele e alla danza con la creazione site-specific del Gruppo Phren 44° nord e 11° est.

Da alcuni anni oramai il Festival Danza Urbana ha scelto di occuparsi, attraverso il mezzo artistico, dei temi che ruotano attorno alle identità culturali, eleggendo la danza come potente mezzo capace attraverso il corpo di “fare comunità” riaffermando, con il suo manifestarsi, la possibilità e il diritto di vivere liberamente la città, i suoi luoghi, di esserne partecipi e non solo fruitori, sottraendo i cittadini alle logiche e ai dispositivi di mero efficientismo e funzionalismo dell’apparato città rinegoziando i tempi e i modi di fruizione degli spazi pubblici.

Il 2018 è stato, inoltre, dichiarato l’anno europeo del patrimonio culturale e il Festival ha colto questo stimolo scegliendo luoghi che sono patrimonio culturale e identitario della città, ma cercando al contempo di valorizzarne anche il patrimonio immateriale, in particolare rivolgendo il suo sguardo alla funzione della danza negli spazi pubblici quale presidio di democrazia e libertà. All’interno di questa eredità si colloca una particolare attenzione alMediterraneo come matrice culturale, identità con la quale rapportarsi e alterità arricchente. L’attenzione su questa area geografica, già accesa l’anno scorso, quest’anno trova maggiore forza dall’essere inclusa tra le iniziative del progetto Italia, Cultura, Mediterraneo del Ministero degli Affari Esteri per lo scambio e la valorizzazione delle diverse identità culturali e sociali, come strumenti per consolidare e rafforzare il dialogo tra i Paesi che si affacciano sulle due sponde del Mediterraneo.

La cornice di Bologna estate 2018, il cartellone estivo promosso e coordinato dal Comune di Bologna, accoglie questa ventiduesima edizione del Festival Danza Urbana, che si svolgerà dal 4 al 9 settembre. La manifestazione tende a consolidare alcuni appuntamenti con le reti nazionali e internazionali a cui appartiene, in particolare: Masdanza e il Network Anticorpi XL. Il Focus Young Mediterranean and Middle-East Choreographers caratterizza per il secondo anno il Festival, ed è ideato per la promozione e la visibilità di giovani coreografi arabi e sostenuta da una rete di 14 festival, circuiti, teatri (Anghiari Dance Hub, Festival Città 100 Scale, Festival Corpografie, Festival Danza Urbana, Festival Fabbrica Europa, Festival Inequilibrio, Festival Inteatro, Festival Interplay, Festival Teatri di Vetro, LaMaMa Umbria/Festival dei 2mondi, La Strada Festival, Teatro Comunale Città di Vicenza, CROSS Festival, Scenario Pubblico)  e presenterà le creazioni dell’iraniano Sina Saberi, del siriano Mithkal Alzghair, del tunisino Seifeddine Manai e del marocchino Radouan Mriziga.

La Piazza del Nettuno, cuore della città, ospiterà l’apertura del festival martedì 4 settembre (dalle ore 18) con i vincitori del bando Danza Urbana XL, due spettacoli (Glitch Project di Capuano-Picardi e Heiza di Plaza-Sales) molto fisici e danzati, dove il gesto coreografico e astratto intesse legami invisibili con le architetture della piazza. A seguire, alle ore 19, all’Atelier dell’Urban Center di Sala Borsa verrà presentato il libro La Rete che danzaAzioni del Network Anticorpi XL per una cultura della danza d’autore in Italia 2015-2017 con gli interventi di Fabio Acca (uno dei curatori del libro), Selina Bassini, Alessandro Carboni e Massimo Carosi.  La giornata si chiude alle ore 21 con Ultras Sleeping Dances di Cristina Kristal Rizzo, una coreografia che si compone in orari diversi, su più giorni in luoghi non teatrali, open air o spazi particolari. La Rizzo, insieme a Francesca Pennini, sono due autrici che il Festival sostiene da tempo per la capacità che la loro danza possiede nel sapersi relazionare al di fuori delle convenzioni con “l’idea di spazio” operando delle rotture della dimensione estetica della danza. La possibilità che la loro scrittura coreografica si dà, di operare in una dimensione di sperimentazione permette al pubblico, composto da cittadini, un primo incontro con il contemporaneo e quindi una prima alfabetizzazione. Mercoledì 5 settembre si entra nel vivo del Focus Y. M. A. M. E. C. con due assoli, il primo del siriano Mithkal Alzgahir (ore 19 Piazza Scaravilli) e il secondo dell’iraniano Sina Saberi (ore 19:30 Pinacoteca) entrambi, con forme diverse, esplorano le loro identità culturali, le condizioni politiche, sociali e religiose attraverso la danza.  Alzghair nel suo assolo alterna passi ritmici dall’incedere militare a passi della danza tradizionale fino ad arrivare a spogliarsi di tecniche, in una ideale corsa verso la libertà, Saberi invece ci parla con la sua danza sinuosa e concatenata di una mancanza: quella della danza e dell’attenzione al corpo che c’è in Iran da quarant’anni, una rimozione identitaria, culturale e politica.  La serata si conclude alle 20:30 alla Scuderia con la proiezione del video-documentario Dancing around the world di Nejla Yatkin esito del progetto che ha coinvolto numerose città, cittadini e danzatori nel mondo, compreso Bologna nel 2015.

Una giornata quasi interamente dedicata ad artisti provenienti dall’estero è quella di giovedì 6 settembre: proseguono gli appuntamenti del Focus Y. M. A. M. E. C. con le proiezioni (a partire dalle ore 15) al MAMbo di due video: il primo Les amoreux des banc public. La rue qui résiste avec l’art parla di come l’arte e gli artisti abbiano cambiato il volto e le strade della Tunisia dopo le contestazioni del 2010, il secondo So-city of spectacle, partendo dalle teoria di Guy Debord su La società dello spettacolo, riprende due corpi femminili che si esibiscono nei luoghi pubblici di Teheran sfidando le consuete norme sociali e morali. In questa cornice si inserisce anche l’incontro Mediterraneo, la danza nei luoghi pubblici come resistenza politica coordinato dalle giornaliste Linda Chiaramonte e Catherine Cornet che affronterà, insieme ai danzatori del Focus presenti al Festival, alcuni snodi tematici attorno a cui ruota il loro fare arte.

Alle ore 19 appuntamento al Parco del Cavaticcio con il primo dei due spettacoli della MasDanza Platform: Agua di Chey Jurado che partendo dal linguaggio della break dance incarna i diversi stati, forme e trame dell’acqua. A seguire alle ore 19:30 nel cortile del Cinema Lumiere, Stella Spyrou con Ómnira ci “racconta” della morte del ribelle cipriota Afxentiou, una riflessione danzata su cosa si intenda per “un mondo migliore” e su come sia possibile agire quotidianamente per collaborare a realizzarlo. Il Focus Y. M. A. M. E. C prosegue nella giornata del 7 settembre alle ore 18 (Cappella Farnese) con Radouan Mriziga che presenterà la sua storica creazione, 55. A seguire, la prima nazionale di Shine my blind way del coreografo tunisino Seifeddine Manai (Piazza San Francesco ore 19) autore che, con il suo gesto artistico, testimonia come sia possibile, dopo la primavera araba, riuscire a far nascere una compagnia capace di radicarsi tanto in Tunisia quanto in Francia. In questa sua ultima creazione il danzatore si relaziona allo spazio, sia esso concepito come luogo politico che come luogo performativo. Per finire alle ore 21 con Francesca Pennini / Collettivo Cinetico con lo spettacolo corale How to destroy your dance un meccanismo scenico teso a distruggere ogni artificio formale della danza.

Sabato 8 è la volta di Yes, I’m a witch il lavoro di Francesca Penzo e Said Ait Elmoumen che, partendo da un laboratorio interculturale al femminile per donne migranti, va a ricercare i punti di incontro corporei tra culture e identità differenti di cui le donne sono portatrici (ore 18:30 Piazza di Porta Ravegnana).

Il Festival si conclude domenica 9 settembre a Monterenzio con il progetto Monte Bibele: tra natura, archeologia e danza inserito nel programma di eventi DiversiViaggiando del Distretto culturale Savena-Idice. Una giornata dedicata alle visite guidate all’area archeologica di Monte Bibele e alla danza con la creazione site-specific del Gruppo Phren 44° nord e 11° est.


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