IL MERCATO IMMOBILIARE NAPOLETANO

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I dati dell’Agenzia delle entrate sull’andamento del mercato immobiliare nel primo trimestre 2014 fotografano una lieve crescita dopo due anni in negativo. Il segno positivo +1,6% è il risultato di andamenti compositi. Crescono il residenziale (+4,1%) e il commerciale (+4,7%) mentre chiude ancora in rosso il terziario (-10,3%).

Il +4,1% delle compravendite di unità abitative è però il risultato di andamenti differenti da Nord a Sud del Paese. Bene il Nord (+4,7%) e molto bene il Centro (+10,5%). Il Sud, invece, è la macroregione d’Italia che chiude con segno negativo, facendo registrare un -1,6% di compravendite. Si vende e si compra molto a Bologna (+29,2%), capofila delle città in positivo, mentre Napoli fa registrare un -25,2%.

Già, male. Una premessa: sul dato 2013 avevano inciso le dismissioni patrimoniali del Comune di Napoli, ed è inevitabile che ciò influenzi l’attuale valutazione. Un dato, quello dell’hinterland napoletano (+4,1%), che secondo l’Agenzia delle entrate non era così positivo dal 2010.

Per quanto riguarda l’andamento dei prezzi di Napoli e provincia è possibile consultare alcuni dati. Quelli che si riferiscono al Comune negli ultimi 24 mesi dicono che il prezzo più alto è stato registrato a novembre 2012, quando il valore di un metro quadro era pari a 3.616 €. Da allora, prezzi più bassi in assoluto a gennaio 2014, per 3.229 € a metro quadro. Gli ultimi dati, quelli di maggio 2014, registrano 3,282 € per metro quadro, cioè una diminuzione del 2,60% rispetto a un anno fa.

In provincia, invece, il calo dei prezzi è costante da novembre 2012. Allora chi ha comprato casa ha affrontato una spesa media di 3,006 € per metro quadro. I dati di maggio 2014, invece, fotografano una realtà differente, con prezzi al metro quadro pari a 2,702 €, ovvero una diminuzione del -5,51% nell’ultimo anno.

Le previsioni per il 2014 sono timide. Secondo l’ufficio studi di Tecnocasa, l’attuale situazione del mercato immobiliare può sbloccarsi solo in seguito a significativi cambiamenti nel credito delle famiglie italiane, soprattutto per quanto riguarda l’accesso ai mutui.
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