Il pacifismo ed il terrorismo

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:   

Caro direttore, il sociologo Guido Viale ha affrontato il problema della guerra al terrorismo islamico (La cultura di pace oggi è minoritaria; Il Manifesto, 18/11/20159. Secondo lui:  “Coloro che invocano un'altra guerra dell'Europa in Siria, in Libia, e fin nel profondo dell'Africa, resuscitando le invettive di Oriana Fallaci, che speravamo sepolte, contro l'ignavia europea, non si rendono conto dei danni inflitti a quei paesi e a quelle moltitudini costrette a cercare una via di scampo tra noi; né dell'effetto moltiplicatore di una nuova guerra. Ma in realtà vogliono che a quella ferocia verso l'esterno ne corrisponda uni altra, di genere solo per ora differente, verso l'interno: militarizzazione e disciplinamento della vita quotidiana, legittimazione e istituzionalizzazione del razzismo, della discriminazione e dell'arbitrio, rafforzamento delle gerarchie sociali, dissoluzione di ogni forma di solidarietà tra gli oppressi. Non hanno imparato nulla da ciò che la storia tragica dell'Europa avrebbe dovuto insegnarci”.

Guido Viale fa finta di criticare la destra nostrana, la destra che invocando Oriana Fallaci vuole un’altra guerra. Ma il vero bersaglio delle sue critiche è la sinistra che vuole la guerra al terrorismo; è questa sinistra che egli in effetti considera cedevole e rinunciataria rispetto ai grandi e tradizionali ideali della pace. Egli fa l’errore di pensare che solo con una politica pacifista si possono convincere i terroristi ad abbandonare i loro propositi. Non si rende conto Viale che abbiamo a che fare con dei fanatici che hanno come loro unico scopo quello di portare morte e distruzione a coloro che ispirano la propria esistenza a valori diversi da quelli propagandati dall’islamismo salafita. L’atto di porgere l’altra guancia dovrebbe essere proprio della cultura cattolica non di una cultura politica come quella cui si è tradizionalmente ispirata la sinistra italiana. Come si fa a negare che ha profondamente ragione chi dice che per combattere il terrorismo islamico c’è bisogno di una nuova grande coalizione tra le nazioni, come quando fu deciso di combattere contro Hitler e il nazismo?

Cordiali saluti
Franco Pelella – Pagani (SA)

 

Gentile Lettore,

è probabile che la visione di Guido Viale, depauperata dalla sua connotazione politica, potrebbe rappresentare un modo cedevole e poco appropriato per combattere il fenomeno terrorista degli ultimi decenni.
E’ innegabile che porgendo l’altra guancia non si combattono le guerre ma è pur vero che promuovendo un conflitto sulla scia della seconda guerra mondiale cui lei fa riferimento si rischia un effetto boomerang al quale chi ha un minimo di buon senso cerca di sfuggire.
Ogni guerra oltre all’obiettivo da raggiungere porta una serie di spiacevoli danni collaterali da non sottovalutare, non bisogna trascurare il fatto che sotto il fuoco indirizzato agli obiettivi militari del Califfato stanno patendo migliaia di civili.
Sarà pur vero che la politica pacifista potrebbe non funzionare, ma bisogna prendere atto che c’è stato un tempo per i forconi e per le bombe al quale far seguire il tempo delle strategie e del dialogo se abbiamo imparato qualcosa dal passato.

   


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