Il porto nascosto di New York

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Il vecchio proprietario era famosissimo per inseguire chi violava la sua recinzione e, ancora oggi, sul territorio paludoso si leggono cartelli che mirano a tenere lontani i curiosi. Si leggono frasi del tipo “No Trepassing” “Beware of Dog” e tanto alto.
Si trova a Staten Island, una delle cinque circoscrizioni della Grande Mela, l’isola precisamente si pone a sud ovest della città di Manhattan. Il luogo in questione è sempre stato in qualche modo bistrattato dalla città qui, infatti, sino al 2001 era sita una delle discariche più grandi del mondo, la Fresh Kills Landfill, dismessa dopo aver ricevuto le macerie del World Trade Center.
Il misterioso porto si erge lungo l’Arthur Kill, il canale che divide New York dal New Jersey; nacque come un grande progetto imprenditoriale, quasi utopico, il Witte Marine Equipment Company che mirava a radunare più navi possibile e rivenderne i pezzi migliori.
John J. Witte iniziò ad accumulare tesori subito dopo la Seconda Guerra Mondiale anche perché da quelle parti si verificò un buon traffico nautico che gli permise di accumulare circa 400 pezzi di un valore non trascurabile. Annoverati fra i cimeli di Witte ci sono pezzi da collezione del calibro dell’ l’Abram S. Hewitt, il battello dei Vigili del fuoco di New York dal quale furono coordinati i soccorsi al General Slocum, il traghetto a vapore con ruote a pale affondato nel 1904 nell’Est River a New York, ancora il sottomarino PC-1264, la prima nave dell’Us Navy con equipaggio in prevalenza di afroamericani, la New Bedford, piroscafo del 1928 che finì la sua carriera al D-Day e l’Uss YOG-64, petroliera posizionata nell’atollo di Bimini durante gli esperimenti nucleari del ‘48. Una tale mole di lavoro difficile da gestire anche per uno come Witte, tanto da portare nel dimenticatoio molti di questi relitti. Da qui, l’inizio del cimitero galleggiante dove appunto si respira l’aria spettrale e ricca di salsedine.
Sino al 1980 Witte ha gestito il posto, dopodiché l’attività è passata al genero Joe Coyne e al figlio Arnold che si è occupato anche dei dragaggi. Oggi l’azienda porta il nome di Donjon Iron and Metal Scrap Processing Facility e si occupa di rivedere rottami. Delle 400 navi presenti al tempo di Witte molte si sono rovinate e ne restano oggi circa 200 se non meno. Alcune riaffiorano dalle acque ma Arnold non intende muoverle se qualcuno non le compra.
Il posto è segregato, per ovvi motivi di sicurezza, ci sono moltissimi pezzi di motore e ferri ormai arrugginiti e nessuno riesce a penetrare lo scenario un po’ ai confini della realtà che suscita curiosità e una forte attrazione nel pubblico. L’ultimo personaggio ad avere il permesso di entrare nel cantiere è stato Will Van Dorp, grazie all’appoggio della New York Fondation for Arts, che vi ha girato un docu-film, ma dopo un litigio con Witte questo ha serrato nuovamente i ranghi. 
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