Il teatro di figura cinese al Mann

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Dal suggestivo e misterioso buio dell’allestimento si stagliano i burattini, le marionette e le ombre del teatro di figura cinese, 92 pezzi della collezione privata appartenenti all’ingegnere Augusto Grilli, in mostra al Mann di Napoli dal 20 dicembre, a latere della mostra-evento, “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina” voluta dal direttore Paolo Giulierini, che ha dato al Museo Archeologico un respiro internazionale, attraverso una susseguirsi di mostre, concerti e conferenze aperte al pubblico.
 
Bellissimi pezzi emergono dall’oscuro che li circonda grazie a sapienti luci che ne valorizzano la fattura e le potenziali capacità espressive dei caratteri racchiusi nelle figure.

Ne subisco il fascino, cerco similitudini e differenze col nostro “Teatro di figura”, le intuisco in movimento. Per anni ho realizzato maschere teatrali e talvolta burattini, come quelli ispirati a Papini ed usati nello spettacolo Le pétit abbé napolitain per la regia di Renato Carpentieri.

La mostra ricostruisce teatrini e atmosfera e consente di sbirciare il “dietro le quinte” del teatro delle ombre, nonché di guardare la proiezione di alcuni video.

Mi incanto come e più di una bambina, e mi rammento delle tante sere estive trascorse a guardare, con mia figlia, gli spettacoli di burattini dei Fratelli Ferraiolo, gustando zucchero filato e torroncino.

E’ alto il valore culturale del teatro di figura orientale, e dopo un lungo periodo di declino è tornato a suscitare nuovo interesse negli ultimi decenni, anche ad opera del crescente turismo che ha portato a rivalutare le forme di spettacolo tradizionali.
Viene rappresentato, nelle sue diverse forme, in occasione di cerimonie private, come matrimoni, ricorrenze pubbliche e festività religiose e spesso è accompagnato dalla musica.

In Cina il teatro di burattini e marionette (木偶戏 mùǒuxì) ha origini molto antiche legate, nella sue forme primordiali, a rituali funerari. Il suo successo fu rapido e diffuso sia tra il popolo che a corte, e ne troviamo le prime tracce sotto la dinastia Tang (618-907).

Le marionette cinesi sono principalmente di due tipi, le marionette a bacchetta e le marionette a filo. Le prime sono mosse da tre bastoncini di legno o bambù che governano testa mani e gomiti, realizzate in legno, ceramica o cartapesta hanno una grandezza che varia da qualche decina di centimetri al metro e mezzo ed oltre.

Le marionette a filo sono generalmente alte circa mezzo metro, hanno la testa intagliata nel legno e il corpo fatto di bambù intrecciato e sono mosse da 16 fili, che possono essere solo cinque, come per le marionette di Heyang, Shaanxi, o arrivare fino a 30 per movimenti molto complessi, complessità che non ritroviamo nel nostro teatro delle marionette né nell’Opera dei pupi.
L’uso di più fili consente una rappresentazione più compiuta ed elegante, tanto da ottenere un buon successo anche a corte fino alla fine dell’Ottocento, periodo in cui l’imperatrice Cixi amava chiamare a palazzo famosi attori dell’opera di Pechino per accompagnare le marionette col canto e la recitazione del testo, ispirato, solitamente, alle opere del teatro tradizionale cinese del quale rispetta le convenzioni recitative e i movimenti evocativi, nonché la divisione in ruoli-tipo, lo stile dei costumi e il codice legato ai colori…il giallo è il colore dei membri della famiglia imperiale, il rosso indica personaggi di alto rango, il viola e il blu distinguono i funzionari di stato, il nero è il colore dei popolani…

Il teatro dei burattini, anche detti a guanto, è originario della provincia di Fujian, dove apparve intorno al XVI secolo, per poi diffondersi in Guangdong, a Taiwan e in altre regioni della Cina meridionale.
I burattini, come i nostri, hanno testa, mani e piedi, intagliati nel legno e il costume in stoffa, alti una trentina di centimetri sono animati dalla mano dei burattinai che riescono a far compiere loro ogni genere di acrobazie e di movimenti complessi, e vengono utilizzati principalmente a scopo ludico.

Anche il teatro d'ombre (中國影戏 Zhōngguó yǐngxì) è una forma di spettacolo molto antica, diffusa prevalentemente in India meridionale, in Cina, in Indonesia (Giava e Bali), in Thailandia, in Malesia e in Turchia.
Approdò in Italia meridionale nel XVII secolo e si diffuse in Europa, e in particolare in Francia, dopo la metà del XVIII secolo.

In Cina venne introdotto a corte durante il regno Ming (1300 circa), destando grande interesse perché creava una netta separazione fra attori e pubblico, cosa assai gradita in un’epoca di forte moralismo, quando soprattutto le attrici non dovevano mostrarsi.

Si trattava di un semplice spettacolo narrato da cantastorie che usavano le ombre laddove i nostri cantastorie usavano un tabellone illustrato.

Nel tempo il genere subì gli influssi del teatro musicale trasformandosi in una forma di spettacolo complessa, con musiche simili a quelle dell'opera cinese.



Le "ombre" sono di due tipi, le ombre di carta (纸影戏 zhǐyǐngxì) e le ombre in pelle (皮影戏 píyǐngxì) d’asino o di pecora, che vengono immerse nell’olio per renderle trasparenti prima di essere ritagliate in varie forme, incise e colorate.

Riproducono personaggi, animali, esseri fantastici e scene, mosse da bastoncini e fili e proiettate su uno schermo semitrasparente, di carta o di tessuto leggero, illuminato posteriormente da una candela, un tempo, da lampade oggi.

Si potrebbe guardarne uno, di questi spettacoli, gustando, magari, un baozi o una grass jelly!

Ecco alcuni video dell'evento:

 

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