INDIA. FIOR DI LOTO LA SCELTA

Stampa/PDF

Il paese dei Maraja cambia rotta e sceglie il fior di loto. È a destra che si va, con il nuovo premier Narendra Modi, leader del partito di centro destra Bharatiya Janata Party che conquista 285 seggi, superando di 13 la maggioranza assoluta nel Lok Sabha (Camera bassa del Parlamento), contro i 48 seggi ottenuti dal partito del Congresso presieduto dalla italo-indiana Sonia Gandhi. Un risultato che dunque mette fine alla dinastia Nehru- Gandhi che ha governato il paese per la gran parte dei sui 67 anni d'indipendenza.
Il fior di loto è il simbolo del BJP, un partito hindù che si contraddistingue per un fervente nazionalismo e che nasce sotto l'ombra del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss). Dal carattere integralista il BJP si ispira all'ideologia nazionalista hindutva, una dottrina che unisce l'elemento politico a quello religioso allo scopo di perpetuare gli interessi economici di un unica casta, quella hindu, travisando tuttavia l'essenza della religione induista che invece si basa sui concetti di tolleranza e accettazione.
L'India è un mosaico di razze e culture, in cui gli hindu rappresentano l'80,45% della popolazione, mentre la seconda comunità religiosa è quella dei musulmani (13,43%) e altre minoranze religiose sono cristiani 2,34%, sikh 1,87%, buddhisti 0,77%, giainisti 0,41%. Viju è un cristiano cattolico, e viene dal Kerala, stato dell'India meridionale, l'unico in cui il BJP non ha trionfato. Qui infatti la maggioranza della popolazione è cristiana.
Viju ci parla dell'India e racconta "Ho lasciato l'India nel 2007. Ma sono molto legato alla mia terra. Quello che in India sta accadendo è che chi è ricco diventa sempre più ricco, mentre rimangono strati della società in povertà, soprattutto nel nord del paese e nei piccoli villaggi dove il sistema delle caste continua ad esistere".
Infatti nonostante l'India sia una delle maggiori economie mondiali in termini di PPP (parità del potere d'acquisto), i problemi socio - economici rimangono e le differenze sociali pure.
Nel 2007 l'India cresceva ad un tasso del Pil del 9% diventando una delle economie mondiali più all'avanguardia e tecnologicamente avanzate grazie alla liberalizzazione avvenuta negli anni '90, ma negli ultimi il paese ha subito un drastico rallentamento e le cause sono per lo più attribuibili ad una piaga socio- economica: la corruzione. Negli ultimi dieci anni infatti il governo è stato al centro di numerosi scandali multimilionari che vanno dalle licenze telefoniche svendute a livello nazionale fino ai numerosi fondi destinati allo sviluppo delle zone rurali spariti nella voragine della corruzione locale e solo il dicembre scorso è stata finalmente approvata la legge anti corruzione che entrerà in vigore a fine anno. Una legge che arriva dopo 46 anni dalla prima bozza, grazie alla campagna portata avanti dal movimento India against corruption (Iac), ma soprattutto dalla figura di Anna Hazare e al sostegno del RSS.
"Il problema principale dell'India è la corruzione" racconta Ikki "Questo è il motivo per il quale un partito come il BJP ha vinto le elezioni". E la notizia non ci sorprende, secondo infatti l'indice di percezione di corruzione globale pubblicato da Transparency International nel 2013 l'India è al 97esimo posto su 177.
Questo dunque lo scenario in cui si inserisce Modi, che sembra portatore di cambiamento, forte dei successi ottenuti nello stato da lui governato del Gujarat, dove ha messo in atto programmi di sviluppo. Il BJP sembra allora essere la soluzione allo stallo e alla corruzione del paese e passano in secondo piano i dubbi sull'entità di questo partito, sui possibili legami di Modi con gruppi integralisti hindù. Ombre che riguardano in particolare la sua responsabilità nella rivolta antimusulmana del 2002 avvenuta ad Orissa nel Gujarat quando più di mille persone persero la vita a causa di raid di gruppi hindu integralisti. Rimangono i dubbi sulla faccenda, nonostante nel 2012 una commissione d’inchiesta nominata dalla Corte suprema indiana abbia assolto Modi da tutte le accuse.
Tensioni che sono sempre esistite. Era il 1994 quando Ikki era in viaggio, una ragazza indiana che ha lasciato la sua terra anni fa. "Ci siamo dovuti fermare - dice - Era notte, ed ero in viaggio da Delhi a Jamshedpur, Bihar. Il treno ad un certo punto si è fermato. Eravamo a Ayodha ed alcuni gruppi integralisti del BJP stavano protestando. Non volevano che i musulmani costruissero una moschea nel luogo di nascita del dio Krishna. Abbiamo avuto paura - racconta - paura che qualcuno salisse sul treno, per derubarci o farci del male".
Oggi gli indiani solo chiedono riforme e cambiamento, che non sia solo economico, ma anche sociale. "Gli intoccabili esistono ancora, dice Ikki - è una forma mentis la nostra che purtroppo non cambierà mai, nonostante il progresso economico".

Stampa/PDF
INDIA. FIOR DI LOTO LA SCELTA