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Interviste impossibili: oggi ci è venuto a trovare il fantasma di Ennio Flaiano

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Oggi ci è venuto a trovare il fantasma di Ennio Flaiano. Nato a Pescara nel 1910 e morto a Roma nel 1972, è stato sceneggiatorescrittoregiornalistaumoristacritico cinematografico e drammaturgo italiano.

Collaborò con alcune testate: «Oggi», «Il Mondo» e il «Corriere della Sera» scrivendo per lo più elzeviri. Nel cinema collaborò a lungo con Federico Fellini nella stesura di soggetti e sceneggiature dei più celebri film del regista. La sua scrittura ha avuto numerosi premi (Strega, Campiello – Selezione Giuria dei LetteratiNastro d’argento al miglior soggetto) e una nomina per l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale.

Come scrittore (faceva della satira la sua verve migliore), in vita pubblicò Tempo di uccidere (Longanesi, Milano, 1947), suo primo volume narrativo; Diario notturno e altri scritti (Bompiani, Milano, 1956); Una e una notte (Bompiani, Milano, 1959); Il gioco e il massacro (Rizzoli, Milano, 1970); Le ombre bianche (Rizzoli, Milano, 1972). Scrisse anche per la radio, la televisione e il teatro: dal 1969 il «Teatro Arlecchino» di Roma in suo onore è diventato «Teatro Flaiano». Scrisse anche sceneggiature di film diventati famosi: Luci del varietà (1950) di Alberto Lattuada e Federico Fellini; I vitelloni (1953) di Federico Fellini; Vacanze romane (1953) di William Wyler; La strada (1954) di Federico Fellini; Terrore sulla città (1957) di Anton Giulio Majano; Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini; La dolce vita (1960) di Federico Fellini; Una moglie americana (1964) di Gian Luigi Polidoro e altri.

Nel 1974 gli è stato dedicato il «Premio Flaiano» per soggettisti e sceneggiatori del cinema.

Come definirebbe questa società?

Appartengo alla minoranza silenziosa. Sono di quei pochi che non hanno più nulla da dire e aspettano. Che cosa? Che tutto si chiarisca? L’età mi ha portato la certezza che niente si può chiarire: in questo paese che amo non esiste semplicemente la verità. Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni. In più oggi il cretino è pieno di idee. Oggi anche il cretino è specializzato. Sembra una società che ascolta la voce sofferente dell’uomo. Ho detto sembra, ma se lei si azzarda a spiegare una idea con un esempio, vedrà che l’interlocutore  non capisce più nulla e dimostra una fretta di andare via. È una società che non ascolta più: le uniche azioni che si realizzano sono la fretta e l’isolamento.

Che rapporto ha con la fede?

Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere, che diventa fede. Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità. C’è gente che eredita la fede, come eredita i terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il castello. Fede per censo, ereditaria. La religione è finita. Non c’è più nessuno che si vanti di aver portato a letto una suora.

Cosa pensa dell’arte?

L’arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi.

E della televisione, che lei conosce bene avendoci lavorato?

Credo che la televisione abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali. Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione. La televisione mi fa dormire e mi lascia sempre insoddisfatto, come i veri sonniferi.

Sentimenti come solitudine e isolamento sembrano le uniche strade battute in questa società. Qual è la sua opinione?

Il dramma della vita moderna è questo: tutti cercano la pace e la solitudine. E per il fatto stesso di cercarle, le scacciano dai luoghi dove si trovano, destinandoli allo spettacolo e al consumo collettivo d’informazione, alla pubblicità, ai rotocalchi.

Detta così sembra una civiltà di benessere: spettacolo, consumo, informazione…

Mi dispiace contraddirla ma la civiltà del benessere porta con sé l’infelicità. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa (l’infelicità), si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé: l’infelicità diventa un vizio.

Elias Canetti ha detto che il successo ascolta solo l’applauso. È sordo a tutto il resto. Qual è la sua opinione in merito al successo?

Il successo alla moda si ottiene con la pubblicità e si paga con la prostituzione alla folla. Invertendo l’ordine dei fattori il successo non cambia, diventa forse più duraturo, perché “sofferto”. Il successo ottenuto col merito e pagato con l’indifferenza annoia il grosso pubblico e, da qualche tempo in qua, anche gli altri. Il successo ascolta solo l’applauso, è vero. Prendiamo le guerre, che pare oggi ce ne siano abbastanza. Hanno sempre avuto successo perché sono un happening.

Quale rapporto ha avuto con la politica?

Alle urne ho sempre votato scheda bianca sulla quale scrivevo NO! Pensavo: sarà il modo segreto di contarmi. Ma non un NO così tanto per dire NO. Un NO che sale dal profondo a spaventare quelli del SI, i quali si chiederanno cosa non viene apprezzato del loro ottimismo. Ho capito che in politica siamo sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori e mai dei perdenti. Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura.

Come vede la situazione giovanile?

I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui. Hanno una tale sfiducia nel futuro che fanno progetti per il passato. Ma sono stati condannati alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta. D’altronde, chi vive nel suo tempo raramente sfugge alla nevrosi e alla sfiducia. Per vivere bene non bisogna essere eccessivamente contemporanei. Mi chiedo se questa rassegnazione, questo vuoto di vivere, contando i giorni, ci appartiene per natura o perché pensiamo che il vivere è uguale al nulla?

Ah, lei pure fa domande! Già: è un curioso, un umorista! Va beh, per concludere: due parole sull’amore, di cui si sente un grande bisogno.

L’amore non può nascere che dall’oscuro desiderio che è in noi stessi di ripetere le sconfitte infantili. L’amore comincia quando ci accorgiamo di aver sbagliato ancora una volta. Capirlo, neanche a pensarci! Capire l’amore non è soltanto impossibile, ma inutile: viene quando vuole e se ne va quando vuole. L’amore è una guerra interiore, invita alla lotta. D’altronde parlare d’amore è solo fare dei pettegolezzi intorno a un mistero. In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All’occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie, se ci si riesce.

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