Intrusi

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Marco Serio è il protagonista della mostra, dal titolo “Intrusi”, che sarà inaugurata, presso Spaziogmarte.

L’autore ci propone un progetto fotografico che include  immagini urbane. Sono  tanti scorci, intrisi di contrasti che appartengono ad una stessa realtà: Milano.

Passato, presente e futuro vengono tutti collocati su uno stesso piano. Linee e geometrie descrittive, vuoti e pieni, presenze ed assenze e solitudini rendono, i vari contesti,  molto simili a scenografie astratte.

Le inquadrature, pulite e racchiuse all’interno di una forma quadrata, richiamano le atmosfere che impregnavano le opere di Mario Sironi: immagini di una inusuale bellezza, fredda e distante.

La luce, che pervade le fotografie, riesce ad annullare il senso del tempo. Difficilmente si  comprende in quale  momento della giornata siano state scattate.

Solo in alcune fotografie, quelle all’interno delle quali compaiono le persone, gli “intrusi” appunto,    viene momentaneamente interrotta la magia dell’assenza del tempo

Gli intrusi” si muovono distratti, quasi inconsapevoli di ciò che li circonda. Attorno  nasce e muore una parte di città ma loro sembrano non accorgersene.

Spesso il contrasto fra le loro piccole sagome e l’imponenza delle architetture circostanti  non fa altro che accentuare  le dissonanze fra la realtà e le loro aspettative.

Le fotografie sono in bianco e nero ed i contrasti netti fra  cielo, architetture e  strada contribuiscono ad aumentare la plasticità dei volumi e, nonostante la  bidimensionalità dell’immagine, si riesce, ugualmente, a percepirne la profondità.

Più ci si addentra con lo sguardo nelle cavità scure delle finestre o delle porte, che si susseguono in modo ordinato, più si avverte un senso di misteriosa solitudine, di vuoto, quasi di disagio.

La natura s’insinua in questa realtà, con forme essenziali, alberi spogli o campi innevati, ma rimane sempre una presenza silenziosa e discreta.

Marco Serio, con le sue fotografie, non vuole condannare o criticare ciò che vede,  preferisce collocarsi al di fuori della scena: rallenta i tempi attraverso la luce, utilizza inquadrature misurate e contemplative per darci il tempo di riflettere su quello che accade.

L’obbiettivo è volutamente posto ad altezza strada per  raccontarci  la città dalla parte dell’uomo.

Non vi è dubbio che in queste immagini, l’influenza della lezione di Gabriele Basilico, quasi un’operazione concettuale, un'indagine sulla trasformazione architettonica, abbia toccato ed un po’ guidato il lavoro di Serio.

Il fotografo, per i suoi scatti, preferisce  utilizzare una macchina analogica mentre le stampe, su carta baritata, sono state realizzate in collaborazione con uno studio professionale.

L’autore sarà presente il giorno dell’apertura della mostra, lieto di incontrare il pubblico per raccontare della propria esperienza come fotografo e di condividere oltre alle emozioni anche un piccolo rinfresco.

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