L'italianità dei prodotti alimentari

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Per fare leva sul patriottismo nei consumi il tricolore sventola sul 14% delle confezioni alimentari ma in ben il 25% dei prodotti sugli scaffali c’è comunque un evidente richiamo all’italianità che spesso viene sfruttata a sproposito, come dimostrano i recenti interventi dell’Antitrust e della Magistratura. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’avvio della raccolta firme sulla petizione #stopcibofalso contro gli inganni del falso Made in Italy, sulla base dei dati dell’Osservatorio lmmagino che ha rilevato le caratteristiche del packaging di 52mila prodotti del mondo del food.

Quasi i 2/3 degli italiani sono disponibili a pagare almeno fino al 20% in piu’ pur di garantirsi l’italianità del prodotto che si portano a tavola secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Il mercato dei prodotti patriottici è cresciuto nell’ultimo anno del 2,2% e comprende i prodotti con bandiera italiana, con le scritte prodotto in Italia o 100% italiano oltre alle certificazioni di origine Doc/Docg e Dop/Igp. A crescere maggiormente sono pero’ proprio i prodotti che garantiscono la certezza dell’origine dai vini a denominazione di origine certificata e garantita (Docg) con un balzo dell’11,7% alle denominazioni di origine protetta (Dop) che aumentano del 5,4%, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati dell’Osservatorio Immagino con anno terminante a giugno 2017.

Per tutelare questo mercato dai troppi inganni nei suoi ultimi interventi l’Autorità Garante della concorrenza ha contestato tra l’altro la presenza della bandiera italiana e della scritta “Product of Italy” su vasetti di Pomodori secchi a filetti e di Frutti del cappero provenienti rispettivamente da Turchia e Marocco perché in entrambe le etichette la presenza di bandiere e di scritte sull’italianità dei prodotti poteva indurre i consumatori a pensare che le conserve fossero preparate con verdure coltivate in Italia, ma la bandiera italiana è stata rimossa anche da tutte le conserve di un’altra azienda che produce “Spicchi di carciofi in olio di girasole” perché nonostante la dicitura “Prodotto e confezionato in Italia” la materia prima risultava importata dall’Egitto.

Un indirizzo che è supportato dagli interventi della Corte di Cassazione che va tuttavia rafforzato da una normativa più stringente come previsto dalle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti e recepite dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri. Un provvedimento che la Coldiretti chiede venga ripreso ed approvato nella prossima legislatura. La riforma Caselli prevede un rafforzamento dell’articolo 517 del Codice Penale sull’uso di nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, la provenienza o la qualità dell’opera o del prodotto.

Il primato italiano nella qualita’ e nella sicurezza alimentare conquistato grazie all’impegno degli agricoltori e ad una attività di controllo senza uguali nel mondo va difeso di quanti cercano di sfruttare impropriamente il valore aggiunto creato con l’inganno e le speculazioni” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l’agricoltura italiana è la piu’ green d’Europa con il maggior numero di prodotti a denominazione di origine Dop/Igp (293), la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico (quasi 60mila), ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati”.

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