LA CASSAZIONE DICE "SI" ALLA DOGGY BAG

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Approvato anche dalla first lady Michelle Obama, la doggy bag diventa un fenomeno intercontinentale, antispreco e low- cost. Il sacchetto salva cibo avanzato si afferma come oggetto made in Italy.  A darne conferma sono i dati ricavati dall’indagine sui comportamenti degli italiani a tavola in tempi di crisi. Una percentuale del 54% vede i connazionali  fruitori della confezione per  portar via i resti della cena o del pranzo. Come ben sappiamo la crisi convoglia e influenza  anche le scelte alimentari degli italiani le quali sono attentamente  ponderate e ridotte ad un primo e un secondo.  Un’inversione di tendenza che ha sicuramente effetti positivi sugli sprechi consentendo una diminuzione degli stessi e dunque un maggior risparmio. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente, ogni famiglia italiana spreca 200 grammi di cibo alla settimana, i quali, se non fossero gettati, porterebbero a risparmiare 8,7 miliardi di euro in tutto il paese. Non solo: un minor spreco alimentare consentirebbe ,inoltre, una scelta dei cibi  più motivata e responsabile; infatti  1 italiano su 3 (36%), non lascia alcun avanzo al ristorante,  e 1 italiano su 5 (17%), chiede il sacchetto per portare a casa gli avanzi per i propri amici a quattro zampe o semplicemente perché intenzionati a consumare il pasto avanzato il giorno dopo. Ristoranti e pizzerie non potranno più dire “no” alla richiesta dei clienti di portare cibo a casa. La doggy bag è un diritto, ed è una proprio una sentenza della Cassazione a confermarlo. Secondo quanto rende noto la Coldiretti Molise, la Corte di Cassazione ha setenziato eventuali divieti a tale comportamento come una lesione di regole comunemente accettate nella civile convivenza.  In molti paesi, la doggy bag, è considerata parte di usi e tradizioni civili. In Cina si richiede il cosiddetto Dabao “preparare il pacchetto” dopo il pasto. Tuttavia in Italia l’uso di doggy bag si è affermato molto in ritardo a causa di pregiudizi legati ad un provincialismo borghese post boom economico per cui è cattiva educazione portarsi del cibo a casa.  E pensare che già secoli addietro i nostri nonni tendevano a conservare ciò che rimaneva,  l’arte del non si butta via niente, ricordate? Oggi il consumismo dilagante insegna che il cibo come qualsiasi alto oggetto, debba essere sperperato. Perché costa così tanto, in termini di vergogna e brutte figure, essere sani portatoti di cibo avanzato quando prima i nostri antenati lo facevano con così tanta naturalezza?  Cosa è cambiato ancora una volta?  Un'economia del recupero sarebbe davvero necessaria di questi tempi come direbbe lo storico Massimo Montanari, un'economia che possieda le caratteristiche della praticità e del low cost a portata di mano. 

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