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LA DISCARICA DI CHIAIANO E LE DECISIONI DEL GOVERNO BERLUSCONI, LA CRISI DEI RIFIUTI ANCORA LONTANA DALLA RISOLUZIONE

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Sono passati cinque mesi dall’esplosione dell’emergenza spazzatura, ma la situazione in Campania non è cambiata: rifiuti per le strade e interi quartieri in rivolta. Il nuovo esecutivo proverà a risolvere la situazione, ma il compito non sarà affatto facile

L’emergenza rifiuti ha raggiunto nuovamente una situazione di crisi apicale. Dopo il breve periodo di relativa tranquillità, le strade della Campania si sono trovate, per l’ennesima volta, ingombrate da cumuli di spazzatura. Rispetto alla situazione di gennaio, però, oggi i pericoli aumentano in virtù dell’approssimarsi del caldo che, oltre al cattivo odore, potrà favorire anche l’emergere di malattie. A fronte di questa situazione, la politica nazionale e locale sta provando a trovare la strada giusta per uscire dalla crisi. Il super – commissario De Gennaro non è riuscito nell’impresa, per cui il quarto governo Berlusconi si è trovato – e si troverà – a fare i conti con questa difficile sfida. Mentre, però, il Premier formava la squadra che, presumibilmente, guiderà il Paese per i prossimi anni, a Napoli, nel quartiere di Chiaiano, si è andato instaurando una nuovo clima di tensione per la decisione presa da De Gennaro, di comune accordo con Prodi e con lo stesso Berlusconi, di aprire una discarica nella periferia nord della città. Una delle diciassette cave che fanno parte del Parco metropolitano delle colline, con vigneti e frutteti, per un totale di duemila ettari di verde, dovrebbe ospitare uno sversatoio utilizzabile per 700mila tonnellate di rifiuti circa, ovvero per la produzione napoletana media di rifiuti di due anni. La popolazione del quartiere, naturalmente, non ha accettato la decisione imposta dall’alto: Chiaiano, appoggiata dai comuni limitrofi come Marano, Calvizzano e Mugnano, si è fermamente opposta all’impianto, manifestando il dissenso e facendo sentire la propria voce fino al centro di Napoli: il 13 maggio, mille persone hanno “assediato” il Consiglio comunale, tornato, per l’occasione, tra i banchi del Maschio Angioino, per dire “no” alla discarica. Si tratta di un dissenso profondo e trasversale agli schieramenti politici: come siamo, ormai, abituati a vedere, anche in questo caso, a fronte di decisioni simili, la cittadinanza ha trovato una sponda nel mondo delle istituzioni locali. In realtà, il Consiglio comunale stesso da subito si è espresso contro il sito, tanto a destra quanto a sinistra, ma il sindaco Iervolino si è visto costretto ad appoggiare la proposta di De Gennaro per tentare di far fronte alle difficoltà che, palesemente, stanno schiacciando la città, pur aprendo, in un secondo momento, a nuovi spiragli e al vaglio di soluzioni alternative a Chiaiano. Mentre il sindaco tentenna, però, la spazzatura continua a bruciare per le strade della città: prima dell’arrivo del Governo in Prefettura, occasione per la quale molte strade sono state ripulite, si è giunti a circa un centinaio di roghi notturni, con conseguenti chiamate ai Vigili del fuoco, presi di mira, in taluni casi di grave inciviltà, da sassaiole. Per il momento, la situazione nel quartiere settentrionale di Napoli è stata sostanzialmente sospesa: l’avvento del governo Berlusconi e le nuove iniziative portate avanti dall’esecutivo dovrebbero dare una svolta alla crisi. Per quanto riguarda i siti, si farà a breve chiarezza anche su Chiaiano, dal momento che è stata decisa l’apertura di dieci nuove discariche sul territorio campano, tenute, in un primo momento, in segreto per volontà del Premier: infatti, i nomi dei comuni che ospiteranno le discariche sono stati resi noti soltanto con la pubblicazione del decreto – legge sulla Gazzetta Ufficiale. Ad ogni modo, Chiaiano rientra nei piani d’intervento del centro – destra, come ha fatto pensare l’avallo che lo stesso Berlusconi ha dato a De Gennaro poche settimane fa. Si sa, poi, che ci sono le tre discariche per le quali si è già deciso nei mesi scorsi, ovvero Savignano Irpino che aprirà ai primi di giugno, Sant' Arcangelo Trimonte che aprirà il 15 giugno e quella di Terzigno, per la quale è avviato il progetto esecutivo. Ad esse si vanno ad aggiungere anche gli sversatoi di Santa Maria La Fossa, laddove già sorgono tre siti di stoccaggio, Andretta, nell’avellinese, un’altra a Terzigno, a Caserta, in località Torrione (Cava Matroianni), e, quindi, una a Valle della Masseria e Macchia Soprana, vicino Serre. Un totale di otto siti, dunque, che saranno tutti militarizzati. Nel frattempo, Napoli e la Campania intera si preparano ad affrontare le ennesime decisioni di governo, che hanno, come punto di partenza, l’individuazione dell’ex commissario Bertolaso in qualità di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’emergenza rifiuti: un incarico di governo vero e proprio, non un “semplice” Commissariato. Non è un caso, d’altra parte, se il nome di Bertolaso rievoca, inevitabilmente, Serre: fu per Valle della Masseria che l’allora Commissario fu costretto a dimettersi: il suo tentativo di far realizzare una discarica in una zona limitrofa ad un’area protetta del WWF, vicina al Sele e ad insediamenti produttivi – un luogo sostanzialmente inadatto ad una discarica – fallì. Il sindaco Cornetta ha già dichiarato che la sua popolazione sarebbe pronta a farsi arrestare in massa. Già, perché il governo Berlusconi ha decretato che chiunque si dovesse opporre alla realizzazione delle discariche e al loro corretto funzionamento, sarà arrestato per un periodo che potrà arrivare fino a un anno o, addirittura, cinque, qualora l’arrestato dovesse essere uno dei promotori della protesta. Bisognerà capire entro che termini tale risoluzione possa rappresentare una limitazione al diritto di manifestare liberamente le proprie idee e il proprio dissenso. Le iniziative del governo, tuttavia, non si fermano qui: vi saranno “compensazioni” per i comuni che accetteranno le decisioni istituzionali, le quali consisteranno in “bonifiche ambientali e realizzazione di opere pubbliche". Quei comuni che, invece, non dovessero raggiungere gli standard prefissati, saranno commissariati e sanzionati se non dovessero conseguire gli obiettivi individuati per la differenziata Il mese successivo alla pubblicazione del Decreto, inoltre, sarà essenziale: Napoli dovrà avviare in modo concreto il ciclo della differenziata entro trenta giorni e lo stesso tempo avrà il sindaco Jervolino per individuare il sito adatto alla costruzione di un termovalorizzatore cittadino. La realizzazione di tale impianto si inserisce in un progetto in cui rientrano anche quelli di Acerra, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2008, di Santa Maria la Fossa e di Salerno. Sette cdr, invece, saranno chiusi e sostituiti da impianti di compostaggio. Le competenze giudiziarie in materia di rifiuti, invece, saranno affidate integralmente alla direzione distrettuale antimafia di Napoli, mentre la competenza a decidere sarà collegiale e non affidata al pubblico ministero affinché, nelle idee del Governo, un pm non “possa adottare singole azioni cautelari in via d'urgenza e bloccare così il ciclo dei rifiuti". In ultimo, saranno stanziati dieci milioni di euro per vagliare la situazione sanitaria campana, mentre sarà avviata una campagna di sensibilizzazione ed informazione nelle scuole per una corretta gestione dei rifiuti domestici. Al momento, le popolazioni non hanno accolto di buon grado le scelte imposte dal governo: a Chiaiano, in particolar modo, scene di guerriglia hanno nuovamente animato la crisi legata ai rifiuti in Campania: barricate, scontri con le forze armate e cariche sono tornate sulle strade della regione. Per il momento, la cittadinanza è in attesa di novità: la mediazione tra Bertolaso e le istituzioni cittadine locali ha permesso una sospensione degli scontri e la possibilità di analizzare il sito per capire quanto, effettivamente, possa essere utilizzato come sversatoio. Verso il 20 giugno ne sapremo di più, per quanto Berlusconi ne abbia già preannunciato l’idoneità: «Le nostre relazioni tecniche ci danno sicurezza che il sito sia idoneo». Qualora il Premier avesse ragione, pertanto, «quella sarà zona militare protetta e chi si opporrà sarà perseguibile penalmente». D’altra parte, le stesse istituzioni locali, in primis il sindaco Iervolino, hanno chiesto al Primo Ministro di andare avanti sulla strada del decreto, senza arretrare di un passo, dichiarando la propria completa disponibilità alla collaborazione. Le analisi fin qui portate a compimento hanno dimostrato l’esistenza di uno strato di roccia lavica, che renderebbe non permeabile il terreno e, dunque, la cava idonea. Nel frattempo, i comitati napoletani hanno organizzato una manifestazione nazionale, appoggiata dai comitati che, in tutta Italia, si sono opposti alla realizzazione di progetti non condivisi: dalla Tav al Molin, dal nucleare alle discariche, passando per WWF, centri sociali e gli “Amici di Beppe Grillo”: un corteo unitario di diecimila persone ha manifestato il dissenso nei confronti di una politica non sempre attenta alle esigenze e alle richieste che provengono dal territorio. Nessuna violenza, naturalmente, come invece si credeva, ma solo colori, musica e idee per proporre modelli di sviluppo alternativi a quelli promossi a livello governativo. Contestualmente, emergono malumori anche in altre zone destinate ad ospitare discariche. A Macchia Soprana, ad esempio, le istituzioni locali hanno opposto resistenza alla possibilità di un ampliamento della discarica, così come si sono opposti all’eventualità di un secondo sito in zona, a Valle della Masseria. Anche i comitati di Terzigno e Caserta hanno fatto sentire, negli ultimi giorni, la propria voce; la preoccupazione nasce dal nono articolo del decreto che, di fatto, sancisce la possibilità di sversare nei siti individuati anche materiali tossici: ceneri leggere e pesanti o scorie, anche contenenti sostanze pericolose, e fanghi derivati da trattamenti chimico – fisici, anch’essi eventualmente contenenti sostanze non sicure. A questo punto, è chiaro che una discarica così utilizzabile rischia di inquinare seriamente l’ambiente in cui verrà installata e, di conseguenza, di provocare danni gravi ala salute dei cittadini. Il pugno duro promesso dal Governo, dunque, rischia di restare fine a se stesso e di non risolvere seriamente l’emergenza campana: la pulizia delle strade, pur necessaria e da pretendere, non può lasciare il campo alla possibilità di inquinare legalmente il territorio, anche perché il danno sarebbe apportato non soltanto all’elemento naturale, ma anche a quello antropico. D’altra parte, senza provvedimenti seri, l’esplosione dell’emergenza a livello urbano rischia di provocare danni anche in termini di epidemie, senza considerare, naturalmente, le gravi conseguenze sanitarie dei rifiuti tossici, già sparsi a macchia di leopardo in molte zone del napoletano e casertano. La speranza è che la situazione possa risolversi nel tempo più breve possibile, anche se c’è da interrogarsi sulla legittimità di decisioni quali il divieto di protesta e la costruzione dei termovalorizzatori. Chiaiano, nel frattempo, aspetta con ansia: sarà un banco di prova molto impegnativo per il nuovo esecutivo.
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