LA MUSICA E LE SUE "FUNZIONI"

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In America qualche giorno fa il rapporto della Commissione Intelligence del Senato degli Stati Uniti ha rilasciato un sunto di 500 pagine di un rapporto composto da 6,700 fogli sulle "tecniche"  che la CIA usava per interrogare e torturare i detenuti. L'obiettivo era quello di disorientare i prigionieri e provocare loro «un senso di disperazione» per far sì che rivelassero informazioni preziose per la loro missione.
«I detenuti della CIA al COBALT erano tenuti in completa oscurità e costantemente incatenati in celle isolate con rumori o musica forte e solo un secchio da usare per le esigenze fisioligiche”, riferisce il report. Tante canzoni ad altissimo volume per creare, nella testa dei torturati, un «rumore intenso» e assordante.

Nel Regno Unito, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal dal Dr. David Bosanquet di Cardiff, la musica in sala operatoria aiuta il medico e il suo staff nelle operazioni. Le canzoni (o brani di opere liriche) vengono utilizzati dai dottori dal 62% al 72% dei casi e l'80% delle volte favorisce il mantenimento della concentrazione. «Io credo che la musica giusta nella giusta circostanza possa essere molto benefica. Quando un paziente si sta per svegliare, ci sono abbondanti prove del fatto che serva a calmarlo come con i farmaci, senza gli effetti collaterali e con un costo minimo. In più può essere somministrato e ritirato in un istante! Una farmaco meraviglioso!».

Il rapporto “Rawhide” è l'unico che attesta esplicitamente le tecniche di tortura della Cia. Non c'è, infatti, una playlist ufficiale. Nel 2008 però, Justine Sharrock pubblicò una lista di canzoni che venivano usate durante le torture: apprese i titoli da ex soldati e detenuti. La playlist era variegata: si partiva dai potenti Metallica con Enter Sandman, si passava agli storici Bee Gees con Stayin' Alive, ci “si gasava” con gli AC/DC e le loro Shoot to Thrill ed Hell's Bells e “si ballava" con Dirrty di Christina Aguilera. Anche altri artisti avevano “la fortuna” di fare da colonna sonora a “momenti così importanti” per la CIA: Nine Inch Nails, Marilyn Manson, Eminem e i Queen per citarne qualcuno. Uno dei pezzi più “gettonati”, secondo Andy Worthington, autore di The Guantanamo Files, era …Baby one more time di Britney Spears, il cui ritornello dice «Colpiscimi, baby, ancora una volta». Trent Reznor, leader dei NIN, in un intervento sul suo blog ha fortemente condannato la pratica adottata dalla CIA: «E’ molto difficile per me immaginare qualcosa di profondamente più offensivo, avvilente e irritante di scoprire che la musica nella quale hai messo cuore e anima è stata usata per la tortura». «La musica non mi preoccupava. Sono cresciuto in Gran Bretagna, sapevo cosa fosse. Ma i paesani Afghani, gli Yemenis, quei tipi erano storditi, abbagliati, confusi, disorientati, completamente fuori di sé», ha dichiarato Moazzam Begg, britannico arrestato nel 2002 dalla Cia in Pakistan, nel suo libro Enemy Combatant: My Imprisonment at Guantanamo, Bagram and Kandahar. “Se metti questo per 24 ore il tuo cervello e le tue funzioni corporee iniziano a scivolare, i tuoi ragionamenti rallentano e la tua volontà è distrutta. Ecco come facevamo a parlare con loro», ha riferito il Sergente Mark Hadsell dei U.S. PsyOps teams in Iraq a Newsweek.

Il Dottor Bosanquet e il suoi collaboratori, invece, consigliano canzoni classiche come Stayin' Alive dei Bee Gees - utile per tenere il ritmo durante una rianimazione cardiopolmonare -, tormentoni degli anni 2000 come Fix You dei Coldplay e degli anni '80 come Whake me up before you go go - per rendere più tranquilla la situazione in sala operatoria dopo il risveglio del paziente e suggeriscono Comfortably Numb, pezzo di uno dei gruppi più importanti della storia, i Pink Floyd. In uno studio che ha coinvolto 372 pazienti si è scoperto che canzoni con melodie da 60 a 80 beat al minuto, con ritmo simile al battito rilassato del cuore, ha un effetto anestetizzante superiore a quello di una medicina.

Playlist (con qualche artista in comune) per scopi diversi. Uto Ughi, celebre violinista, ha detto: « La musica ha una fondamentale componente spirituale. Rende meno arida, meno egoista, meno violenta la società.». E per qualcuno che può definirsi libero e decide di vivere in un paese democratico, utilizzare musica in un certo modo, avrebbe detto Alexander DeLarge (il “torturato” per eccellenza), «è un delitto!». Meglio addormentarsi con la musica del Dottor Bosanquet e risvegliarsi quando tutto ciò sarà finito.
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