LA SCOSSA

Stampa/PDF

"Sei proposte shock per la rinascita del Sud", l'ultimo lavoro letterario di Francesco Delzìo

La presentazione dell'ultimo lavoro letterario di Francesco Delzìo, organizzata dall'associazione Tatarella nella sala congressi dell'hotel Vesuvio, si è rivelata una proficua occasione per discutere di politica, nella fattispecie di Mezzogiorno. Il carattere non elettorale della kermesse ha imposto una certa tregua dialettica e una composizione bipartisan del tavolo dei relatori, ma l'imminenza delle regionali ha reso il confronto molto vibrante. Presenti in sala il portavoce del Pdl Italo Bocchino, il candidato azzurro alla presidenza della regione Campania Stefano Caldoro, il responsabile per il Mezzogiorno del Pd Umberto Ranieri ed il presidente della Camera, l'onorevole Gianfranco Fini. Oggetto dell'evento, si diceva, è la presentazione de “La Scossa – sei proposte shock per la rinascita del Sud”, opera nella quale il giovane autore, dirigente del gruppo Piaggio, già  giornalista professionista e direttore dei giovani imprenditori in Confindustria, sviscera i mali che affliggono economia e società meridionali, proponendo altrettante possibili risoluzioni innovative e provocatorie. Sono numerosi gli spunti di riflessione offerti dal testo di Delzìo, nonché unanimi e stranamente convergenti l'allarme e le considerazioni suscitate nel parterre di politici dei due poli. Si parte dall'analisi di un meridione che al 2008 contribuisce al Pil italiano nella stessa percentuale con la quale lo faceva nel 1951; un sud che vede inerme accrescere non solo il proprio divario con il centro-nord italiano, ma con le stesse aree disagiate della zona Euro, le quali invece si sviluppano; un meridione che conosce un fortissimo tasso di emigrazione, specialmente giovanile, ma che ormai ci convive con muta rassegnazione, senza neanche essere onorato dell'attenzione della società civile e degli artisti, i quali un tempo con le proprie opere investigavano il tema; un mezzogiorno che nei decenni è stato investito da fiumi di finanziamenti pubblici, italiani o  europei, i quali sono stati spesi nei modi più  vari senza mai incidere sul tessuto economico dell'area. L'aspetto che più spaventa Delzìo, come lui stesso ammette, è quello che definisce “l'abolizione del sud”. «Abbiamo subito negli ultimi quindici anni» ha detto l'autore «un'operazione culturale da parte di una forza politica settentrionale: una revisione culturale che ha sostituito la questione meridionale con quella settentrionale. Ma la “questione” riguarda le aree deboli, non quelle forti». Nel libro egli espone la sua formula, di matrice liberale e meritocratica, per scuotere la  società meridionale, ed imprimere “la scossa” alla sua inerzia ormai ritenuta imbattibile. Si va dal potenziamento delle infrastrutture, al miglioramento del sistema universitario, che deve divenire d'eccellenza e specializzarsi nelle materie scientifiche utili all'industria, alla totale revisione del concetto di assistenza all'imprenditoria, all'ottimizzazione del sistema federalistico e all'attrazione di investimenti attraverso la conversione dell'intero meridione in “no tax area” da parte dell'Unione Europea. Sia Caldoro che Ranieri hanno sostanzialmente fatto propri non solo l'impostazione dello studio, ma anche i provvedimenti in questo proposti. Particolarmente significative sono state le parole dell'esponente del Pd: questi infatti invita la classe dirigente locale «ad un'autocritica che non sia autoindulgenza». Considerazioni rilevanti tenendo conto della continuità di alcuni governi di centro-sinistra non solo in Campania, ma anche in altre regioni del sud. Questa valutazione non è rimasta circoscritta all'area e alle competenze del Pd, ma ha indotto Gianfranco  Fini a considerare che, quando si parla di mezzogiorno, considerando gli errori commessi nel governo nazionale e in quelli locali, non una delle due parti può attribuire le colpe unicamente all'altra. Il presidente della Camera nel suo intervento ha voluto evidenziare una particolare questione emersa nell'opera di Delzìo. Ne “La Scossa”, infatti, è più volte ribadito che il compito di reagire alla condizione di subalternità del meridione spetta innanzitutto ai meridionali, i quali si devono dimostrare in grado di assumersi le proprie responsabilità. Complice il suo essere settentrionale, probabilmente, Fini non si è accodato a Caldoro e Ranieri, che, pur con qualche differenza, individuano nella Lega un ostacolo alla ripresa del meridione. Il presidente della Camera ha voluto sottolineare come alcuni pregiudizi oramai forti al nord abbiano radici concrete nei meccanismi colpevolmente distorti del sud, come al contempo la questione meridionale è diventata demodé poiché fin troppo a lungo acriticamente d'attualità. Fini, dunque, auspica una comune presa di coscienza da parte della classe dirigente meridionale circa le proprie responsabilità. Presa di coscienza che deve partire in maniere trasversale all'interno dei partiti, i quali devono prendere le distanze da certi ambienti e da certe pratiche sapendo gestire se stessi a partire dalla composizione delle liste (e qui forse vi è un velato riferimento alla questione Conte che ha investito il centro-destra circa una settimana fa), e che deve coinvolgere l'intera società civile. La ripresa del meridione passa dunque dalle idee di un giovane economista, dall'atto di responsabilità della classe dirigente e, soprattutto, dalla reazione degli stessi meridionali. Durante il dibattito esponenti del centro-destra e del centro-sinistra si sono detti concordi: auspichiamo che non si sia trattato di un accondiscendente teatrino dialettico, ma che abbia rappresentato il primo passo verso la delineazione di un nuovo programma politico per lo sviluppo del sud realmente condiviso.      

Roberto Procaccini

Stampa/PDF
LA SCOSSA