LA SCOZIA RESTA, MA CHIEDE CAMBIAMENTI

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Nessuna indipendenza, nel Regno Unito resterà tutto com'è dal 1707: in Scozia ha vinto il fronte del “No”, con il 55,3% (2,001,926 voti) contro il 44,7% del “Sì” (1,617,989 voti). A comunicarlo, alle 6 di questa mattina,  è stata la BBC, quando a spoglio ancora in corso la matematica aveva già sentenziato. Nel referendum più importante della storia scozzese l’affluenza è stata alta: ha votato l’84% dei 4,2 milioni di iscritti alle liste - si sono espressi anche i 16enni - una percentuale vista l’ultima volta negli anni 50. Il risultato ha fatto volare la sterlina, che ha raggiunto il suo valore massimo dal 2012.

CITTA’ La contea delle Orcadi è stata la roccaforte del No con il 67,20%, mentre quella che più si è schierata a favore dell’indipendenza è stata la regione di Dundee City, con il 57,35%. Le città: Edimburgo, la capitale, si è espressa ampiamente a favore dell’unione (61,1%) proprio come Aberdeen (58,6%), al contrario di città come Dundee (“Sì” al 57,3%) e Glasgow (53,5%), la più grande del Paese.

PAROLE Alex Salmond, premier di Edimburgo e rappresentante del fronte del Sì accetta con serenità il verdetto delle urne al termine di una campagna durata circa due anni: “Riconosciamo la scelta democratica degli scozzesi”. Salmond ha però destinato un pensiero a Londra, che aveva promesso maggiori poteri al Paese nel caso di una vittoria del “No”. Da parte sua, il premier britannico David Cameron ha salutato con serenità il risultato elettorale: “Era un passo di democrazia che andava fatto. Uniti siamo migliori”. Poi ha annunciato una bozza di legge già entro gennaio: “Rispetteremo le promesse fatte alla Scozia”.
CAMBIAMENTO Già, perché anche se la Scozia resterà nel Regno Unito le cose non rimarranno uguali a se stesse. Il fronte del Sì ha risposto con 1.6 milioni di persone che non potranno, adesso, essere trascurate. Il voto ha coinvolto parti della comunità che, secondo Salmond, “non erano mai state toccate dai politici”. Dall’altra parte, il fronte del No ha votato dando fiducia alle promesse londinesi in materia di welfare e tasse. Salmond ha parlato di un “messaggio forte lanciato a Londra”. Il Regno Unito resterà senz’altro integro, ma dovrà riconfigurare l’assetto in chiave federale non solo verso la Scozia, ma anche verso Irlanda del Nord e Galles, realtà che lamentano in maniera analoga la supremazia decisionale di Londra.
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LA SCOZIA RESTA, MA CHIEDE CAMBIAMENTI