La situazione Indonesia dopo lo tsunami

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Più di 220.000 persone sono ancora senza un tetto sull'isola indonesiana di Sulawesi dopo che le loro case sono state distrutte o gravemente danneggiate dal terremoto e dallo tsunami che hanno già causato la morte di oltre 2.000 persone. Le forti piogge cadute negli ultimi giorni sull’isola aumentano inoltre il rischio di un focolaio di malattie e ostacolano ulteriormente le operazioni di soccorso, è l’allarme di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

Indonesia dopo lo tsunami: rischio epidemie
"La stagione delle piogge è arrivata in pieno a Sulawesi ed era l'ultima cosa di cui avevano bisogno le migliaia di famiglie che hanno perso le loro case e stanno dormendo in rifugi di fortuna, centri di evacuazione o sotto i teloni", ha detto Selina Sumbung, presidente di Yayasan Sayangi Tunas Cilik (YSTC), l’organizzazione partner di Save the Children in Indonesia. “Siamo particolarmente preoccupati che le piogge possano aumentare il rischio di epidemie o malattie. Stiamo già assistendo a un incremento dei casi di diarrea e di infezioni respiratorie, mentre sono stati segnalati casi sospetti di malaria, dengue e varicella. È probabile che vedremo sempre più persone ammalarsi nel tempo, considerato quanto sia difficile mantenere standard igienici, con le piogge che forniscono terreno fertile per le zanzare e con centinaia se non migliaia di corpi che potrebbero essere in stato di decomposizione nei terreni tutto attorno."

Save the Children ha già raggiunto, attraverso YSTC, più di 16.000 persone entrando in azione nei primissimi giorni successivi al disastro. Oltre a fornire aiuti umanitari come kit per costruire i rifugi, zanzariere e kit per l'igiene e a organizzare attività di distribuzione dell’acqua, l'Organizzazione ha anche creato Spazi a Misura di Bambino e centri temporanei per l’apprendimento, fornendo assistenza psicosociale ai minori e rintracciando e riunendo famiglie separate.

Le forti piogge costituiscono ora un'ulteriore difficoltà per le organizzazioni umanitarie impegnate nel cercare di raggiungere le  comunità più remote.

"Le piogge hanno trasformato diverse strade sterrate in fango, per non parlare dell'incremento del rischio di frane. Una delle vie principali a nord del distretto di Donggala è diventata troppo pericolosa per il rischio di frane, rendendo ancora più difficile raggiungere alcune delle città e dei villaggi più isolati", ha aggiunto Selina Sumbung.

Indonesia dopo lo tsunami: assistenza umanitaria in difficoltà
"I nostri team devono muoversi in barca in molti casi perché è l'unico modo di spostarsi. Dal punto di vista logistico, questo intervento è stato fin dall’inizio molto arduo a causa della gravità dei danni ai ponti e ad altre infrastrutture vitali, una situazione che si è complicata ulteriormente con la stagione delle piogge"

È necessario che i donatori internazionali si impegnino a sostenere con più risorse non solo la risposta umanitaria a Sulawesi, ma anche a Lombok, dove  431.000 persone hanno perso le loro case  in luglio e agosto a seguito di una serie di forti scosse di terremoto che hanno causato la morte di oltre 550 persone.

"Con l'inizio della stagione delle piogge, siamo in una fase critica sia a Lombok che a Sulawesi. Più di 650.000 persone sono rimaste senza tetto in entrambe le isole e in molti casi hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria, compresi cibo, acqua, riparo, assistenza sanitaria e neonatale, e istruzione per i bambini. Ora che i riflettori dei media si sono spenti, la risposta dei donatori è più importante che mai ed è necessario che aumenti il loro sostegno alle comunità colpite a Lombok e Sulawesi" ha concluso Sumbung.

Save the Children opera in Indonesia dal 1976 con una risposta umanitaria ai molti disastri naturali tra cui il recente terremoto a Lombok e lo tsunami nel giorno di Santo Stefano del 2004.

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