La teoria del migliore: come uscire da un "vicolo cieco"

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La società contemporanea fatta di standard elevati, della continua ricerca della perfezione, dell’incapacità di accettare gli errori, crea nell’animo umano dubbi e insicurezze.

Sin da piccoli a scuola, piuttosto che in famiglia veniamo messi in competizione con gli altri: i compagni di classe, le nostre sorelle o fratelli, gli amici del gruppo che frequentiamo, tutta la nostra vita è una gara ad ostacoli per dimostrare di essere meglio di qualcun altro.

Questa pseudo-competizione non si placa con il passare del tempo, anzi con l’arrivo di nuove esperienze di vita, diventa ancora più presente, mettendoci davanti a nuove sfide e nuovi contesti sempre più competitivi. 

Quando nasce la competizione 
Basti pensare alle prime competizioni amorose, quando si vuole conquistare l’attenzione della persona amata contesa tra altri, alle prime esperienze di lavoro dove bisogna essere selezionati tra molti candidati. Persino in famiglia quando si diventa genitori, sentiamo la necessità di dimostrare il nostro valore, innescando una velata competizione tra madre e padre per ottenere l’approvazione dei propri figli.

La teoria del migliore 
Seth Godin, scrittore e imprenditore statunitense, nel suo libro “Il vicolo cieco” ci spiega, attraverso la teoria del migliore, come capire quando perseverare in una scelta e quando forse è più intelligente mollare senza leggerla come una sconfitta.

Il primo capitolo del libro si intitola: ”Pochi sanno che essere i migliori del mondo è terribilmente importante”.

Il concetto di essere migliore non si associa a quello attuale di essere perfetto, bensì alla necessità di valorizzare al massimo le proprie potenzialità. In questo modo potremmo limitare il raggio di azione degli altri e far ricadere la scelta su di noi.

Perchè dare sempre il meglio 
Ad esempio se dobbiamo buttarci in una novità, che sia un hobby, un nuovo lavoro, una nuova relazione è importante dare il meglio, affinché con il massimo impegno potremmo ottenere i migliori risultati. Se nel nostro settore tendiamo a voler essere i migliori saremo sempre la prima scelta e poiché i migliori sono per eccellenza in numero inferiore, la possibilità di essere selezionati aumenterà.

Pensate ad una relazione d’amore, quando scegliamo il nostro compagno di vita riteniamo che quella possa essere la migliore scelta in assoluto, e soprattutto all’inizio della relazione diamo il meglio di noi stessi. Sarà proprio questo lato migliore che rimarrà indelebile nel rapporto, tale da ancorarci a questa storia, perché andiamo continuamente a ricercare il benessere mentale che abbiamo ricevuto.

I migliori sono rassicuranti
Pensate alle scelte anche più banali con cui selezioniamo un ristorante dove andare a mangiare o l’albergo dove trascorrere le vacanze. Ovviamente scegliamo quello con le maggiori quotazioni e le migliori recensioni.

Perché dovremmo andare a cena in un posto sconsigliato da tutti? Tendiamo a selezionare il meglio perché ci assicura una garanzia di qualità ed è rassicurante.

Questo non vuol dire che la nostra vita debba essere una competizione continua con sé stessi o con il mondo intero, ma una sana volontà di migliorarsi costantemente.

Bisogna sapere quando mollare 
Lo stesso Godin ci insegna in questo libro a capire quando cedere, evitando di perseverare in una strada che potrebbe rivelarsi un “vicolo cieco”.

Nella logica comune abbandonare viene sempre visto come una sconfitta, l’autore invece spiega che mollare non sempre rappresenta una perdita, se gli sforzi messi in atto sono palesemente insufficienti alla riuscita. Bisogna avere il coraggio di “mollare le cose sbagliate e perseverare in quelle giuste”, che sia esso il lavoro, una relazione amorosa, una relazione di amicizia. In questo modo avremo la possibilità di ridurre perdite e sprechi e di dedicare le nostre energie ad attività di valore.

La teoria del "fossato" 
Il problema sta nel fatto che spesso si tende a mollare all’arrivo dei primi ostacoli. Nel libro l’autore descrive questa crisi temporanea come il “Fossato”. Per superare questo momento di grande difficoltà, sarà necessario mettere in campo un grande sforzo.

Più sarà elevato lo sforzo e più sarà elevato il risultato e la possibilità di riuscita. Il problema di molte star up e di molte persone è che mollano proprio in questa fase, confondendo il “fossato” con il “vicolo cieco”. Il fossato in realtà è il momento prima del successo, superata questa fase otterrete finalmente quello per cui avete faticato.

La teoria del "vicolo cieco" 
Il “vicolo cieco “invece è una situazione di stallo che non potrà migliorare neanche con il massimo impegno. E’ questo il caso in cui bisogna avere la lucidità ed il coraggio di abbandonare.

Il problema è che ci si infila in un vicolo cieco, quando invece di cercare nuove strade, nuove modalità, nuovi modelli organizzativi, ci si incaponisce nel fare di più invece che fare meglio, innamorandosi di una strategia che con molta probabilità è sbagliata.

Come affrontare le imprese difficili 
Pensate ad una persona che deve iniziare una dieta, una che deve smettere di fumare , ad una che deve trovare il coraggio di cambiare lavoro, o ancora ad un'altra che deve avere il coraggio di chiudere una relazione dolorosa. Lo sforzo che richiedono tutte queste attività è elevatissimo, di conseguenza la capacità di successo sarà altrettanto elevata, cosi come il grado di soddisfazione dopo aver centrato l'obiettivo.

La questione sta proprio su quanto vogliamo investire per essere i migliori nel nostro settore e quanto per migliorare noi stessi.

La differenza tra il migliore ed il mediocre non sta nel fatto di esserci riuscito, ma nella capacita di averci provato ed aver valutato quando era il momento giusto per mollare.
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La teoria del migliore: come uscire da un "vicolo cieco"